102 anni: auguri a Ester Trenti!

08/11/2014 in Attualità
Di Redazione

Quel­lo che colpisce tut­ti (oltre al fat­to, par­ti­co­lar­mente evi­dente, che non dimostra la sua età) è il sor­riso, uni­to ai modi del­i­cati, cor­diali, aper­ti, e alla seren­ità. Ester Tren­ti, classe 1912, giovedì 7 novem­bre ha com­pi­u­to 102 anni, ed è sta­ta fes­teggia­ta dai nipoti Glo­ri­ana, Ezio, Ste­fano, Alice e Maria, dai loro con­sor­ti e da alcu­ni ami­ci. A metà mat­ti­na ha anche rice­vu­to la visi­ta dell’assessore Sil­via Girelli, che le ha por­ta­to un maz­zo di fiori, un bigli­et­to d’auguri e l’abbraccio di tut­ta la cit­tà.

«Una fes­ta bel­lis­si­ma», ha esclam­a­to Ester, dopo aver rice­vu­to anche la tele­fona­ta del sin­da­co Alessan­dro Bet­ta, che non poten­do essere pre­sente alla fes­ta, ci tene­va comunque a far­le gli auguri di buon com­plean­no. Sen­za con­tare le tan­tis­sime tele­fonate e i bigli­et­ti d’auguri, tra cui quel­lo – par­ti­co­lar­mente gra­di­to – dell’ex par­ro­co, mon­sign­or Lui­gi Amadori, da poco trasfer­i­to ad Ala. La fes­ta è sta­ta orga­niz­za­ta, improvvisan­do, nel bar Vil­la delle Rose, sot­to casa, in atte­sa del grande pran­zo di com­plean­no. E il giorno suc­ces­si­vo, atte­sis­si­ma, ci sarà la visi­ta del nipote Gian­car­lo, che vive a Roma, e con il quale Ester – che pure ha vis­su­to la gran parte del­la vita nel­la cap­i­tale – ha un rap­por­to spe­ciale.

Stra­or­di­nar­i­a­mente pre­sente, vivace, autono­ma, Ester Tren­ti solo da poco tem­po si fa aiutare da Maria, la badante, alla quale è già affezion­atis­si­ma, ampia­mente ricam­bi­a­ta. Par­la volen­tieri, rac­con­tan­do i suoi tan­ti, bel­lis­si­mi ricor­di. Nata a Pietra­mu­ra­ta, ulti­ma di sei fratel­li (tre fem­mine e tre maschi), fino ai ven­t’an­ni si è occu­pa­ta del­la famiglia. Poi l’occasione che le ha cam­bi­a­to la vita: un pro­pos­ta di lavoro, a Roma. Ester è par­ti­ta alla vol­ta del­la cap­i­tale, dove è sta­ta «a servizio» in una famiglia facoltosa, ad accud­ire una sig­no­ra che una malat­tia ha reso infer­ma. «Una sig­no­ra bel­lis­si­ma – rac­con­ta – con la quale ho fat­to una vita bril­lante, ho gira­to il mon­do: andava­mo in giro con l’au­to gui­da­ta dal­l’autista».

La sua abitazione era accan­to ai gia­r­di­ni vat­i­cani, da dove, da una splen­di­da ter­raz­za, vede­va spes­so il Papa (anzi, i tan­ti Papi che si sono suc­ce­du­ti nei qua­si set­tan­t’an­ni trascor­si a Roma). E ricor­da in par­ti­co­lare gli ulti­mi tem­pi di Gio­vani Pao­lo II: la sua ter­ri­bile sof­feren­za, la sua forza. Cir­ca ven­t’an­ni or sono Ester ha deciso di tornare: Roma non le piace­va più, trop­po inquina­men­to, trop­po caos. Ad Arco, oltre che alla con­duzione del­la sua casa, si occu­pa di benef­i­cen­za: adozioni a dis­tan­za, con­tribu­ti per un poz­zo nel Ter­zo Mon­do, per le mis­sioni. Uno dei pas­satem­pi prefer­i­ti è il gio­co delle carte, spe­cial­mente Scala 40

Un tema sem­pre pre­sente nelle sue chi­ac­chier­ate è la salute: la augu­ra sem­pre al pro­prio inter­locu­tore, alle per­sone che incon­tra, e lo fa con par­ti­co­lare calore: «La salute è una cosa mer­av­igliosa – dice – e mi piac­erebbe che tut­ti potessero avere sem­pre la salute, come io ho avu­to for­tu­na di avere».

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