10ª edizione GAC101: MuseoMobileCavelliniano

04/08/2016 in Attualità
Di Redazione

L’edizione del decen­nale di Pietra&CO è ded­i­ca­ta al Mobile Cavel­lini­ano (MMGAC), un museo atipi­co di cre­ativ­ità atti­va ideato da Prog­et­toutopia dopo i fes­teggia­men­ti del cen­te­nario di ().

Se il PROGETTO si è for­ma­to come una rif­les­sione attorno al pen­siero di GAC ed alle risposte che ha provo­ca­to da parte di mez­zo mon­do, per poi finire di occu­par­si del­la sua cel­e­brazione cen­te­nar­ia come con­clu­sione di un work in progress, la sua natu­ra di for­mat atti­vo nel con­testo pub­bli­co non pote­va fer­mar­si con quel­la data fatidi­ca che lui stes­so ci ave­va indicato.

Il museo cavel­lini­ano che ave­va pre­so for­ma per coop­tazione dell’opera altrui diviene ora mobile ed asporta­bile dai suoi seg­nali autostori­ciz­zan­ti e dalle matri­ci sociali che ci cir­con­dano. Invaderà gli spazi che sentono il bisog­no di ques­ta “illu­mi­nazione” e sarà trasporta­bile ovunque con la pos­si­bil­ità anche di aggiunte estem­po­ra­nee. Sono immag­i­ni rif­lesse dal­la costante citazione degli emble­mi sim­bol­i­ci del sis­tema dell’arte da parte di GAC, con una for­ma auto appro­pri­ante che li stem­per­a­va ad un tem­po nel­la sua vicen­da per­son­ale ed infine nel­la vita reale di tut­ti quan­ti. E’ con ques­ta for­mi­da­bile ed antic­i­pa­to­ria for­mu­la espres­si­va che divenne un faro adat­to ad ori­entare una gen­er­azione di artisti inca­paci o refrat­tari nel perseguire le rotte di un sis­tema che sem­bra­va, nel suo asso­lutismo, intoc­ca­bile nel fornire la patente artis­ti­ca a migli­a­ia di aspiranti.

I migli­a­ia e forse ora sareb­bero mil­ioni, che postal­mente inseguì con i suoi mes­sag­gi di sper­an­za in tan­ti luoghi dis­per­si e lon­tani dal potere nevral­gi­co poco dis­pos­to ad assumer­li nel luo­go del­lo spet­ta­co­lo. Le risposte cariche di implici­ta grat­i­tu­dine che questi gli ris­er­varono ampli­f­i­can­do i suoi cori­a­cei seg­nali lib­er­tari, diven­nero il museo che sti­amo anco­ra oggi cel­e­bran­do ed in parte usan­do per ampli­fi­carne l’espansione adat­tan­do­lo ai tem­pi mutati. Se allo­ra il cir­cuito dei des­ti­natari di GAC face­va anco­ra parte di uno speci­fi­co in cer­ca di col­lo­ca­men­to, i muta­men­ti con­tem­po­ranei offrono una base comu­nica­ti­va ben più ampia ed i mes­sag­gi pos­sono per­cor­rere direzioni riv­olte più all’umanità in gen­erale che ad una lim­i­ta­ta schiera di adep­ti. I con­cetti di lib­ertà espres­si­va e cre­ati­va si sono dilatati, le for­mule tec­niche per rag­giunger­li si sono aperte a con­dizioni multidisciplinari.

Il museo cavel­lini­ano quin­di, Pietra ‘16 &CO. COMUNE DI SIRMIONE Pub­li­cArt BEGINS per las­cia­re all’iniziatore la pri­or­ità che gli com­pete, potrebbe trasfor­mar­si in “museo mobile” del­la cre­ativ­ità atti­va. Come l’emozione è un proces­so reat­ti­vo comune alla sen­si­bil­ità umana, l’immagine che la provo­ca può sorg­ere da un baci­no ben più ampio ed assai meno pro­fes­sion­ale di un tem­po. Per­ciò il museo di oggi non ha più bisog­no di rel­e­gar­si in luoghi appar­tati e speci­fi­ci ma può offrir­si sen­za ret­i­cen­za nei luoghi più oppor­tu­ni e fre­quen­tati oppure spostar­si per rag­giun­gere le fre­quen­tazioni più elet­triz­zan­ti e dis­poste a dif­fonder­lo o ad ampli­fi­car­lo per entrare in un proces­so atti­vo di arte-vita sem­pre più este­so e final­mente libero da una ref­eren­zial­ità istituzionale.

PROGETTOUTOPIA Sirmione.

Mavalà, pizze­ria e non solo. Gugliel­mo Achille Cavel­li­ni (GAC) Gugliel­mo Achille Cavel­li­ni (Bres­cia 1914–1990) è sta­to un per­son­ag­gio mul­ti­forme e geniale che per cir­ca un cinquan­ten­nio ha vis­su­to, come fos­se un arbi­tro spe­ciale, l’arte con­tem­po­ranea, dal sec­on­do dopoguer­ra fino al 1990, anno del­la sua morte. Sul finire degli anni quar­an­ta GAC, mes­si da parte i suoi pri­mi ten­ta­tivi espres­sivi, sco­pre una nuo­va arte euro­pea che, chia­man­dosi astrat­ta, coni­u­ga un fronte nuo­vo del­la pit­tura. Ne diviene uno dei mag­giori collezion­isti. Nel 1960 riprende il lavoro con forza, la sper­i­men­tazione con­tin­ua e nel 1965 sfor­na un grup­po di lavori che sono un’ulteriore tap­pa ver­so un uso diver­si­fi­ca­to dei mate­ri­ali. Recu­pera dal quo­tid­i­ano ogget­ti che, uni­ti a mate­ri­ali di dis­car­i­ca, van­no a for­mare una sor­ta di teatri­no cari­co di memo­ria e anche di denun­cia sociale. E’ quin­di la vol­ta delle cas­sette che con­tengono opere dis­trutte (1966–1968) in cui ingab­bia i suoi ten­ta­tivi di lavoro prece­dente ed anche opere di artisti di cui sti­ma mag­gior­mente il lavoro. Citazione-appro­pri­azione che prende cor­po più chiara­mente (1967–1968) con opere for­mate da intar­si in leg­no dip­in­to in cui gio­ca con i per­son­ag­gi del­la sto­ria dell’arte, ed anche con i pri­mi fran­cobol­li, dan­do il via ad una ric­og­nizione sul­la cel­e­brazione che sarà poi sem­pre pre­sente nel suo lavoro.

Dal 1967 pro­duce i car­boni bru­ciati con cui estende i due con­cetti di dis­truzione e cel­e­brazione in un lavoro sis­tem­ati­co ed accu­ra­to su di una buona fet­ta del­la sto­ria dell’arte. Nel 1970 pro­duce una MUSEOMOBILECAVELLINIANO GAC MM MMGAC, Pro­pos­ta n.17. Opera di Moran­di sezion­a­ta da Cavel­li­ni. serie di opere, inti­to­late Pro­poste, in cui l’azzardo di appro­pri­azione icon­o­clas­ta lo por­ta a sezionare tele di altri autori di impor­tante val­ore stori­co ed artis­ti­co. Nel 1971 c’è una svol­ta cru­ciale nel suo lavoro: decide di riv­ol­gere atten­zione uni­ca­mente a se stes­so per seg­nalare la defor­mazione di un sis­tema per­me­ato da invi­die e chiusure inval­i­ca­bili. Conia il ter­mine Autostori­ciz­zazione, che fu una vera e pro­pria pun­tu­al­iz­zazione, un modo per met­tere in prat­i­ca il suo giudizio.

Le sue Mostre a domi­cilio furono una specie di ves­sil­lo per tan­ti gio­vani artisti con cui ebbe un fit­to scam­bio di arte postale. Pro­duce quin­di i Man­i­festi che innu­merevoli musei di tut­to il mon­do dovran­no usare per cel­e­brare il suo cen­te­nario, abbinan­do al suo nome la sigla 1914–2014. Scrive una Pag­i­na dell’Enciclopedia par­tendo da una sem­plice cronaca auto­bi­ografi­ca fino a sfo­cia­re in una vera e pro­pria iper­bole per­son­ale eseguen­do anche azioni che riguardano il cor­po ed il trav­es­ti­men­to. E’ ques­ta la realtà che vede Cavel­li­ni come aut­en­ti­co inno­va­tore ed antic­i­pa­tore anche negli aspet­ti di una nuo­va comu­ni­cazione nell’arte, scav­al­can­do i canon­i­ci rap­por­ti che sem­bra­no una base inscal­fi­bile del sis­tema, dan­do una rispos­ta conc­re­ta e car­i­ca di vital­ità al suo mes­sag­gio di provo­cante giu­dice del ter­ri­to­rio dell’arte.

PROGETTOUTOPIA E’ il mar­chio di un For­mat criti­co cre­atosi come rif­les­sione attorno al mate­ri­ale dell’Archivio Cavel­li­ni per pun­tu­al­iz­zare con even­ti l’influenza del pen­siero di GAC sul­la dimen­sione “pub­bli­ca” dell’arte con­tem­po­ranea. Il Prog­et­to ha pre­so avvio nel 2005, per inizia­ti­va di Piero Cavel­li­ni e Lil­lo Mar­ciano, elab­o­ran­do alcu­ni testi sul con­cet­to di opera aper­ta alla vita, o non-opera nel­la sua accezione destrut­turante, di cui GAC fu un vero antic­i­pa­tore, soprat­tut­to pre­coniz­zan­do luoghi aper­ti di dis­tribuzione dell’opera stes­sa. Dalle pun­tu­al­iz­zazioni iniziali è nato il vero e pro­prio For­mat che nel­lo stes­so anno ha dato vita alla for­mal­iz­zazione del “Museo d’arte del Carmine”, una sor­ta di luo­go-fan­tas­ma per sen­si­bi­liz­zare pub­bli­ca­mente la prob­lem­at­i­ca dell’arte nel­la vita quotidiana.

Da allo­ra il prog­et­to ha prodot­to numerosi inter­ven­ti ed elab­o­razioni visu­ali sui ter­ri­tori urbani avval­en­dosi di numerose col­lab­o­razioni. Da alcu­ni anni col­lab­o­ra alla man­i­fes­tazione Pietra & Co. che si svolge nell’abitato di Sirmione. Nel 2014 si è fat­to pro­mo­tore e dif­fu­sore delle inizia­tive che han­no riguarda­to in varie par­ti del mon­do la cel­e­brazione del cen­te­nario di Gugliel­mo Achille Cavel­li­ni (GAC 1914–2014).

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