A 12 anni già campione italiano di tiro con l’arco

12/11/2014 in Attualità
Di Luigi Del Pozzo

Ha dod­i­ci anni ed è già cam­pi­one. Cam­pi­one ital­iano di tiro con l’ar­co, ovvero una sim­u­lazione di cac­cia che si svolge all’aria aper­ta, immer­si nel­la natu­ra, con un bersaglio- sago­ma di gom­ma, sim­i­le ad un animale.

A lau­rear­si cam­pi­one ital­iano ” cuc­ci­oli”, a Bologna, in una set­ti­mana di gare, appun­to immer­si nel­la natu­ra, è sta­to Mat­teo Benati, lacisiense ” de soca” essendo nato 12 anni fa a Lazise, dove vive, stu­dia e prat­i­ca lo sport, per lui più affasci­nante che c’è.

Ha vin­to la medaglia d’oro. appun­to nel­la cat­e­go­ria “cuc­ci­oli” uti­liz­zan­do uno dei quat­tro archi che la Fed­er­azione Ital­iana Arcieri Tiro Cam­pagna mette a dis­po­sizione, ovvero con il mod­el­lo Longbow.

Sono sette gli atleti gio­vanis­si­mi che da anni si allenano con me — spie­ga Bruno Ari­en­ti — pres­so il cam­po prove di Valeg­gio Sul Min­cio. Siamo in 35 iscrit­ti, di tutte le età. Abbi­amo anche due cam­pi­oni ital­iani che oper­a­no con noi e sono Rober­to Damoli e Liana Peran­toni. E’ uno sport che può essere prat­i­ca­to da tut­ti, bam­bi­ni, adul­ti, uomi­ni e donne e che non neces­si­ta di par­ti­co­lari doti fisiche. Ques­ta dis­ci­plina tende essen­zial­mente al miglio­ra­men­to del rap­por­to fra il nos­tro fisi­co e la nos­tra mente. E’ uno sporto eco­logi­co e davvero dis­ten­si­vo. Una passeg­gia­ta nel­la natura.”

Nel trivene­to ci sono in attiv­ità almeno una venti­na di grup­pi men­tre il Lom­bar­dia lo sport ha pre­so molto più piede. La regione lom­bar­da rap­p­re­sen­ta oltre il 40 per cen­to dei praticanti.

La cac­cia con l’ar­co è oggi prat­i­ca da un numero ristret­to di appas­sion­ati — sog­giunge  Ari­en­ti  - ma anco­ra oggi rap­p­re­sen­ta il legame indis­sol­u­bile con la natu­ra che la vita mod­er­na ten­ta di rompere in misura sem­pre più vio­len­ta. E la vit­to­ria di Mat­teo è una bel risul­ta­to affinché i gio­vani pos­sano con­tin­uare su ques­ta bel­la strada.”

Ser­gio Bazerla

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