Il terreno montano è soggetto a continui e naturali dissesti che ne modificano l’aspetto

350 milioni contro il dissesto

07/02/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Ubaldo Vallini

Il ter­reno mon­tano è sogget­to a con­tinui e nat­u­rali diss­es­ti che ne mod­i­f­i­cano l’aspetto. Spes­so questi movi­men­ti geo­logi­ci ven­gono stot­to­va­l­u­tati e peri­odica­mente assis­ti­amo a cat­a­strofi che, col sen­no di poi, ven­go def­i­nite «annun­ci­ate». Nel comune di Capo­valle un esem­pio di come la con­viven­za fra uomo e ter­ri­to­rio pos­sa essere pos­si­bile, e la mon­tagna «edu­ca­ta» con meto­di poco inva­sivi, preve­den­do le situ­azioni di ris­chio. Ha come pun­ti salien­ti il monte Manos a sud, il Castel­lo di Zumio a nord-ovest ed il val­i­co di S. Roc­co ad ovest. Le acque che scor­rono sono quelle del rio Van­tone, che drena una notev­ole porzione del baci­no sin­istro del lago d’Idro. Le sue pareti sono ripi­de e imper­vie. È la Valle di Pù, da tem­po sot­to l’osservazione di occhi esper­ti che han­no val­u­ta­to il peri­co­lo di diss­es­ti idro­ge­o­logi­ci. Fra i rischi ril­e­vati lo smot­ta­men­to causato dalle acque rac­colte dal­la Sp 58, che con­giunge Idro a Capo­valle, ma anche la nat­u­rale ero­sione dell’acqua che favorisce frane peri­colose e la pre­sen­za di tronchi divelti che potreb­bero for­mare effimeri sbar­ra­men­ti, pron­ti a cedere e causare dan­ni. Per evitare guai, in questi casi, la paro­la d’ordine è «pre­ven­zione». Il Con­siglio diret­ti­vo del­la Comu­nità mon­tana valsab­bina, nei giorni scor­si, ha approva­to il prog­et­to defin­i­ti­vo che impeg­na qua­si 350 mil­ioni per i lavori di sis­temazione dell’area. Presto la gara d’appalto, poi gli inter­ven­ti, pre­visti entro pochi mesi. Gran parte dei lavori ver­ran­no ese­gui­ti con le tec­niche dell’ingegneria nat­u­ral­is­ti­ca, uti­liz­zan­do mate­ri­ali pre­sen­ti in loco. Scelta quest’ultima che, oltre a garan­tire il rispet­to dell’ambiente, meglio si pres­ta ad essere sop­por­ta­ta dai ter­reni cede­voli: una «briglia» in leg­name è più leg­gera di una in cal­ces­truz­zo ed è rel­a­ti­va­mente più sem­plice da «anco­rare», pal­iz­zate «rin­ver­den­ti» assi­cu­ra­no sta­bil­ità duratu­ra ai ver­san­ti. Non man­cano inter­ven­ti da effet­tuare con gab­bioni e cemen­to, ma anche in questi casi è pre­vista la dovu­ta atten­zione al ter­ri­to­rio e le opere in muratu­ra ver­ran­no rives­tite con pietra. Par­ti­co­lar­mente sod­dis­fat­to del provved­i­men­to Lucilio Lom­bar­di, sin­da­co di Capo­valle, che è sta­to fra i pri­mi a seg­nalare la neces­sità di inter­venire. In Valsab­bia la mon­tagna viene quin­di «cura­ta» con cri­te­rio, ma anche velo­ce­mente: «Gra­zie alla Legge del­la Regionale n. 11 siamo rius­ci­ti ad avere i finanzi­a­men­ti ad otto­bre del­lo scor­so anno — ha affer­ma­to San­ti­no Cam­pag­no­li, asses­sore comu­ni­tario ai Lavori pub­bli­ci -. In meno di tre mesi abbi­amo elab­o­ra­to il prog­et­to pre­lim­inare ed approva­to quel­lo esec­u­ti­vo. Non capi­ta spes­so di rius­cire a fare così alla svelta».