99 compleanni per Alberto Tommasi

13/02/2016 in Attualità
Di Sergio Bazerla

Novan­tanove anni appe­na com­piu­ti e non sen­tir­li per nul­la. Ottan­ta da mari­naio ed ogni giorno redi­ge il “diario di Bor­do” con min­uziosa e scrupolosa dili­gen­za. Ad essere ” mari­naio per sem­pre” come recita il mot­to del­la Mari­na Ital­iana è il Sot­to­capo Car­pen­tiere Alber­to  Tom­masi, il più anziano mari­naio che il Grup­po Leonel­lo Paroli­ni del­l’As­so­ci­azione Mari­nai d’I­talia annovera nel sodal­izio. E’ nato infat­ti a La Spezia il 10 feb­braio 1917 e dal­l’età di 19 anni è entra­to quale volon­tario nel­la Regia Mari­na Militare.

Ho chiesto io per­sonal­mente di pot­er far parte del­la Mari­na Mil­itare — affer­ma lucidis­si­mo Alber­to Tom­masi — per­ché ero sta­to arruo­la­to nelle truppe di ter­ra ma la fat­i­ca delle eserci­tazioni, le marce, ed altro non mi addice­vano pro­prio.  Essendo nato a La Spezia, zona di mare, mi affasci­na­va andare per mare. Mi è costa­ta cara ques­ta scelta per­ché invece di con­gedar­mi a fine fer­ma — con­tin­ua Tom­masi- che allo­ra era di 28 mesi, essendo­ci la guer­ra in arri­vo, mi fecero rimanere in divisa. E ci rimasi fino all’ot­to set­tem­bre 1943 quan­do scap­pai. Rimasi nascos­to in casa per tre mesi.”

Nel 1944 fece un con­cor­so nelle fer­rovie e divenne fer­roviere ma la guer­ra incombe­va anco­ra. Prestò la sua opera a Par­ma, a Man­to­va, a Leg­na­go. E fu pro­prio Leg­na­go il luo­go dove vide la morte in faccia.

Per un sab­o­tag­gio alla loco­mo­ti­va , prob­a­bil­mente provo­ca­to dai par­ti­giani locali, una ruo­ta del loco­mo­tore sbul­lona­ta provocò il deraglia­men­to del­l’in­tero convoglio.

Ven­ni accusato del dan­no — dichiara con memo­ria fer­rea Tom­masi — ed i tedeschi arrab­bi­atis­si­mi decis­ero di pas­sar­mi subito per le armi. Mi mis­ero al muro e par­lot­tarono fra loro. Capii che era fini­ta per me. Per grazia di Dio il capo depos­i­to del­la stazione di Leg­na­go era un aus­tri­a­co. Disse subito che io non cen­tra­vo nul­la. Insis­tette con i mil­i­tari tedeschi finchè decis­ero di las­cia­r­mi andare. Fu un momen­to ter­ri­bile che ricor­do anco­ra adesso con il tremore ed un sudore fred­do che mi cola dal­la tes­ta ai piedi.”

Per otto ani rimase in mari­na. Era imbar­ca­to quale car­pen­tiere eban­ista sul cac­cia­tor­pe­diniere Maes­trale che nav­i­ga­va nelle acque del mar Tir­reno. “Ebbi la for­tu­na- con­tin­ua anco­ra Tom­masi- di pot­er scortare più volte Sua Maestà quan­do si trasferi­va da un por­to all’al­tro del Tir­reno. Con noi c’er­a­no le navi Libec­cio, Gre­cale e Scirocco.”

Nel tem­po libero anziché scen­dere a ter­ra con i com­mili­toni mi fer­ma­vo in lab­o­ra­to­rio a costru­ire il mod­el­li­no del­la mia nave. Ci sono rius­ci­to ‑sospi­ra il sot­to­capo — ma non pote­vo por­tar­la a ter­ra. Allo­ra la tagli­ai in tre pezzi e poi la ricostru­ii a casa. L’ho qui in bel­la mostra.”

La for­tu­na di Tom­masi non è sta­ta sola­mente quel­la di sal­var­si dai proi­et­tili dei tedeschi ma anche di aver avu­to in ” dotazione” una ” mad­ri­na di guer­ra” molto graziosa e seria. Una con­tat­to epis­to­lare che si è dipana­to in diver­si anni e che è sta­to gale­ot­to. “E’ sì — con­fer­ma Tom­masi — per­ché la guer­ra è una brut­ta cosa ma per me è sta­ta man­na. Mi ha por­ta­to la mad­ri­na, Anna Col­la, diven­ta­ta poi mia moglie che mi ha dato tre figli, di cui due viventi.”

Avere Alber­to fra i nos­tri mari­nai è un gran­dis­si­mo onore — spie­ga il pres­i­dente del Grup­po Paroli­ni, Gio­van­ni Olivet­ti — per­ché è lucidis­si­mo e ci rac­con­ta la sua vita con det­tagli e par­ti­co­lari niti­di e pre­cisi. Per questo lo fes­teggiamo nel­la nos­tra gior­na­ta del tessera­men­to. Novan­tanove anni por­tati così bene sono un orgoglio per tut­ti noi.”

Il tessera­men­to si svolge domeni­ca 21 feb­braio con una cer­i­mo­nia al mon­u­men­to al mari­naio sul lun­go­la­go Mar­coni con l’onore ai cadu­ti, l’alz­a­bandiera, e il suono del­l’In­no nazionale. Un bel ran­cio sociale in un noto ris­torante del­la zona a base di polen­ta è bac­calà. ” E gran­di onori al sot­to­capo car­pen­tiere Alber­to Tom­masi — con­clude Olivet­ti — alla pre­sen­za del­l’am­mi­raglio respon­s­abile del trivene­to del­la nos­tra associazione.”

Ser­gio Bazerla