Una spedizione statunitense sta cercando l'anfibio inabissatosi il 30 aprile 1945 I DRAMMI DEL LAGO

A caccia dei 24 soldati Usa inghiottiti dal Garda

25/10/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

Nelle vis­cere del , nel trat­to com­pre­so tra Riva e Tor­bole, si celano, da qua­si 60 anni, i cor­pi degli ulti­mi sol­dati statu­niten­si mor­ti in Italia durante la sec­on­da guer­ra mon­di­ale. Per­i­ti non sot­to il fuo­co nemi­co ma all’in­ter­no del loro mez­zo anfibio inabis­satosi nelle acque garde­sane nel­la notte del 30 aprile 1945. Un grup­po di stu­diosi amer­i­cani sta cer­can­do di ritrovare i resti di quei 24 militari.La spedi­zione, gui­da­ta da Brett Pha­neuf, ricer­ca­tore del­la Texas A.M. Uni­ver­si­ty, si pone l’o­bi­et­ti­vo di indi­vid­uare nelle pro­fon­dità del­lo spec­chio bena­cense il mez­zo mil­itare, un Dukw da 25 posti, affonda­to una ses­san­ti­na di anni fa durante la tra­ver­sa­ta not­tur­na, in mez­zo ad una bufera di ven­to e piog­gia, del lago di Gar­da. All’in­ter­no del Dukw dovreb­bero, sec­on­do le pre­vi­sioni degli scen­ziati statu­niten­si, trovar­si anco­ra in buone con­dizioni i resti dei 24 sol­dati del­la dec­i­ma divi­sione mon­tagna del­l’ot­tan­ta­seies­i­mo reg­g­i­men­to fan­te­ria del­l’e­serci­to a stelle e strisce. Questo per­ché le carat­ter­is­tiche (anche geo­logiche) del lago potreb­bero averne favorito la con­ser­vazione durante tut­ti questi anni.Il team amer­i­cano è giun­to a Tor­bole qualche giorno fa e si è subito mes­so al lavoro. Ma dalle prime uscite non è emer­sa alcu­na novità di rilie­vo. Fino a ieri mat­ti­na Pha­neuf e i suoi col­lab­o­ra­tori si sono avval­si del­l’ap­pog­gio del­la Reson Mediter­ranean, una dit­ta che opera in tut­to il mon­do nel cam­po dei rilievi e delle per­lus­trazioni sot­toma­rine e che in Italia ha sede a Bologna. «Fino ad ora abbi­amo scan­daglia­to il trat­to di lago anti­s­tante Riva e Tor­bole — spie­ga Fabio Mor­fea, tec­ni­co del­la Reson Mediter­ranean in appog­gio alla spedi­zione amer­i­cana — e gra­zie al Multi­beam siamo rius­ci­ti a trac­cia­re una sor­ta di map­pa tridi­men­sion­ale dei fon­dali. Ad un cer­to pun­to abbi­amo ril­e­va­to una figu­ra squadra­ta che pote­va assomigliare ad un mez­zo. Abbi­amo pen­sato al “nos­tro” anfibio o anche a qualche camion, vis­to che ci han­no det­to che dovrebbe essercene almeno uno in fon­do al lago. Ma con la tele­cam­era dei vig­ili del fuo­co abbi­amo scop­er­to che si trat­ta­va di un sem­plice mas­so». Il lavoro di map­patu­ra e ricostruzione mor­fo­log­i­ca di Mor­fea è ter­mi­na­to e oggi o domani, dal­l’Inghilter­ra, dovrebbe arrivare un pic­co­lo robot sub­ac­queo “esper­to” di ril­e­vazioni negli abis­si mari­ni e lacus­tri. «Si trat­ta del Remote Oper­a­tive Veich­le — spie­ga il capofi­la Brett Pha­neuf — in ger­go Rov, un vei­co­lo filogu­ida­to con cui spe­ri­amo di rius­cire a rin­trac­cia­re l’anfibio».Assieme agli stu­diosi statu­niten­si c’è anche il colonel­lo Jeff Pat­ton, addet­to del­l’aere­o­nau­ti­ca mil­itare all’am­bas­ci­a­ta amer­i­cana a Roma. In prat­i­ca il pro­mo­tore del­l’inizia­ti­va di ricer­ca. «Durante un rice­vi­men­to — spie­ga il colonel­lo Pat­ton — ho incon­tra­to un ami­co che si inter­es­sa di ricerche di mil­i­tari statu­niten­si dis­peri in guer­ra. Il quale mi ha rac­con­ta­to la vicen­da del Lago di Gar­da, del mez­zo anfibio inabis­satosi, causa il mal­tem­po e l’ec­ces­si­vo cari­co, pochi giorni pri­ma del­la fine delle ostil­ità con tut­to l’e­quipag­gio tranne un mil­itare, Thomas Hough, oggi 81enne, trat­to in sal­vo dai mil­i­tari di stan­za a Riva nei pres­si del­l’Ho­tel Sole. Gli esper­ti del Cil­hi (il lab­o­ra­to­rio che si occu­pa del­l’anal­isi dei resti dei dis­per­si) han­no stu­di­a­to la con­for­mazione del lago di Gar­da. Gra­zie alle basse tem­per­a­ture e al ph basi­co i resti dei 24 mil­i­tari dovreb­bero essere in buone con­dizioni. Una vol­ta chi­esti ed ottenu­ti, a voe, i per­me­s­si delle autorità ital­iane ad effet­tuare le ricerche siamo par­ti­ti con la spedi­zione. Che dur­erà fino alla fine del mese. Ovvi­a­mente con­fidi­amo in un esi­to pos­i­ti­vo delle ricerche. Il nos­tro obi­et­ti­vo è trovare ciò che rimane di quei 24 sol­dati, in maniera da recu­per­ar­li, se pos­si­bile, e darne deg­na sepoltura in ter­ra amer­i­cana o al cimitero di Firen­ze dove riposano in eter­no tut­ti i mil­i­tari statu­niten­si cadu­ti in guer­ra a nord di Roma».

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