In un convegno promosso dall’associazione industriali a Mantova annunciata ufficialmente la data dei viaggi di prova sul canale navigabile a cui si lavora da sessant’anni.

A metà aprile le prime chiatte sull’idrovia più lenta d’Italia

Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Luca Fiorin

Sull’idrovia Fis­sero-Tar­taro-Canal Bian­co-Po di Lev­ante si inizierà a nav­i­gare dopo il 15 aprile 2001. In una riu­nione pro­mossa dall’Associazione indus­tri­ali di Man­to­va che si è svol­ta mer­coledì nel­la sede dell’Azienda regionale dei por­ti di Val­daro, e alla quale han­no parte­ci­pa­to rap­p­re­sen­tan­ti di enti ed aziende del­la e tec­ni­ci delle Regioni Lom­bar­dia e Vene­to, è sta­to final­mente annun­ci­a­to un ter­mine ai lavori per la via di trasporto flu­viale più «lenta» d’Italia. Entro la metà di aprile dovreb­bero infat­ti essere com­ple­tati i lavori di manuten­zione e di allarga­men­to dell’unica stret­toia ormai esistente, quel­la del­la con­ca di San Leone a Gov­er­nolo, in provin­cia di Man­to­va, che neces­si­ta di un con­tenu­to ampli­a­men­to dal cos­to di 150 mil­ioni, e poi potran­no iniziare i viag­gi di pro­va. L’unico inter­ven­to per il quale occor­rerà atten­dere anco­ra resterà quin­di quel­lo dell’innalzamento del ponte fer­roviario di Arquà Pole­sine, nel Rodig­i­no, la cui attuale con­for­mazione non cos­ti­tu­isce comunque già ora un osta­co­lo, se non parziale, alla nav­igazione. Intan­to, in pre­vi­sione dell’inizio dell’operatività dell’idrovia la , per quan­to di sua com­pe­ten­za, ha già spe­so 480 mil­ioni per la manuten­zione delle quat­tro conche esisten­ti sul trat­to vene­to, a Bar­ricetta, Bru­soni, Can­da e Tor­ret­ta, e stanziati altri 380 mil­ioni per il dra­gag­gio del canale. Oper­azioni che rien­tra­no comunque nell’ordinaria ammin­is­trazione vis­to che nel pri­mo caso sono servite a risis­temare strut­ture, in spe­cial modo gli impianti aero­d­i­nam­i­ci, in qualche misura dan­neg­giate dal loro sino­ra man­ca­to uti­liz­zo, e nel sec­on­do a svol­gere un’azione di pulizia dell’alveo che cos­ti­tu­isce una neces­sità da affrontare cicli­ca­mente. Diver­so invece il dis­cor­so per quan­to riguar­da il ponte di Arquà Pole­sine che ha attual­mente un tirante d’aria, in prat­i­ca un’altezza rispet­to all’acqua, di 5 metri e 13 cen­timetri rispet­to ai 6 metri e mez­zo pre­visti come misura stan­dard. Una situ­azione che impedisce il pas­sag­gio di alcu­ni tipi di natan­ti ma non il fat­to che l’idrovia sia nav­i­ga­bile per tut­ti gli altri. Pro­prio per risol­vere questo prob­le­ma la Regione ha comunque pre­vis­to di real­iz­zare un nuo­vo ponte al pos­to di quel­lo esistente, che non può essere alza­to per­chè sorg­ereb­bero prob­le­mi di pen­den­za rispet­to alla vic­i­na stazione di Arqua Pole­sine. Un’operazione per la quale è pre­vista una spe­sa di 25 mil­iar­di e che ver­rà finanzi­a­ta uti­liz­zan­do una parte dei sol­di des­ti­nati alla nav­i­ga­bil­ità flu­viale in Vene­to dal­la legge finanziaria del­lo Sta­to. Di quei 146 mil­iar­di che saran­no trasfer­i­ti da Roma per finanziare la nav­igazione del Po di Bron­do­lo, spenden­do cir­ca 90 mil­iar­di, e com­pletare il Fis­sero-Tar­taro-Canal Bian­co-Po di Lev­ante investen­do quin­di anche ulte­ri­ori 30 mil­iar­di cir­ca in rives­ti­men­ti di sponde ed ulte­ri­ori lavori anco­ra da definire nei det­tagli. Luca Fiorin

Parole chiave: