Domani il «re dei sassi» Tom Perry, sarà al rifugio Telegrafo: «Non sono un esibizionista, lo faccio per stimolare i giovani». L’alpinista scalzo è sceso anche dalla piramide di Cheope e dal Kilimangiaro

A piedi nudi giù per il Baldo

28/08/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

Domeni­ca sui sas­si del Monte sarà di sce­na Tom Per­ry. L’alpinista vicenti­no — ma qua­si veronese per amore, vis­to che ha sposato la colog­nese Mari­na Gianesi­ni — che si è inven­ta­to uno sport estremo: la disce­sa dalle mon­tagne a pie­di nudi. A mez­zo­giorno il quar­an­taquat­trenne agente del­la polizia provin­ciale vicenti­na Anto­nio Peretti (il suo nome d’arte nasce dal­la con­trazione del cog­nome in asso­nan­za con il nome di due per­son­ag­gi dei car­toni ani­mati, Tom e Jer­ry, amati dai suoi tre figli), vestirà i pan­ni di Tom Per­ry, avvian­dosi con addos­so solo un paio di pan­talonci­ni giù dal rifu­gio Telegrafo. Non sa anco­ra se ver­so il lago, con bag­no finale, o ver­so Fer­rara. Lo deciderà al momen­to, dopo aver ver­i­fi­ca­to lun­go quale dei due per­cor­si ci sono le pietre più acumi­nate. «Per­chè», spie­ga, «io vado solo dove i sas­si sono padroni». Bas­tano queste parole per inquadrare un per­son­ag­gio che in due anni ha inanel­la­to una serie di per­for­mances una più estrema dell’altra. La sua pri­ma disce­sa sen­za scarpe l’ha fat­ta sul Care­ga, dal Frac­caroli allo Scalor­bi, il giorno di Fer­ragos­to del 2002. Poi nel­lo stes­so anno si è ripetu­to sul Pasubio, il Cen­gio ed il Cristal­lo, non man­can­do di esi­bir­si anche d’inverno, sul­la neve, e sul Sinai, in Egit­to. Nel 2003 ha invece doma­to il Gran Sas­so («la disce­sa fino­ra più dif­fi­cile, per­chè lì le pietre sono davvero molto tagli­en­ti», spie­ga) ed è sce­so scal­zo — doven­do poi sfug­gire ai poliziot­ti egiziani, rischi­an­do l’arresto, per­chè non era autor­iz­za­to — anche dal­la piramide di Cheope. Il mal­tem­po non gli ha invece per­me­s­so di ripeter­si sul vul­cano di 5.000 metri Tun­gu­rahua, in Ecuador. Un insuc­ces­so che lo ha spin­to ad osare anco­ra di più. Dopo aver com­pi­u­to alcune discese sulle Dolomi­ti, ha affronta­to alla sua maniera una deci­na di giorni fa il Kil­i­man­gia­ro, la vet­ta del­la Tan­za­nia che con i suoi 5.895 metri è la più alta dell’Africa. «È sta­ta l’impresa più bel­la», dice, «anche per­chè adesso nes­suno può più par­lare di me come di un podista. Pri­ma di scen­dere, il Kil­i­man­gia­ro l’ho dovu­to scalare, per cui adesso, dopo aver fat­to un Seim­i­la, cre­do pro­prio che anche i puristi deb­bano con­sid­er­ar­mi come un alpin­ista vero e non solo come un eccen­tri­co fre­quen­ta­tore delle mon­tagne». Lui, d’altro can­to, non si sente nè un eccen­tri­co nè, men che meno, un esi­bizion­ista. «Queste cose», rac­con­ta, «le fac­cio per­chè voglio capire quali sono i miei lim­i­ti ma anche per dare un esem­pio e un mes­sag­gio ai gio­vani, quel­lo che con la forza di volon­tà ed il sac­ri­fi­cio si pos­sono fare gran­di cose. Il cap­i­tal­is­mo e la dif­fu­sione del­la tec­nolo­gia ci han­no fat­to perdere molti val­ori impor­tan­ti e per questo ora si vedono tan­ti ragazzi che si ada­giano e vivono nell’apatia, spero che veden­do­mi capis­cano che invece l’impegno può far com­piere a chi­unque delle imp­rese che sem­br­ereb­bero impos­si­bili». Imp­rese come quelle di volteggia­re a pie­di nudi sui sas­si acumi­nati. Ma non sente male? «Per il pri­mo quar­to d’ora il dolore è for­tis­si­mo», dice, «ma poi riesco con la con­cen­trazione a ridur­lo sino ad annullarne del tut­to la sen­sazione, tan­to che mi sem­bra di avere gli scar­poni indos­so. Con la mente riesco d’altronde a con­trol­lare bene il mio cor­po, tan­to che sono rius­ci­to a restare all’aperto in pan­talonci­ni e magli­et­ta a dieci gra­di sot­toze­ro». Res­ta da vedere se i sas­si del Bal­do si dimostr­eran­no in gra­do di impen­sierire l’«alpinista scal­zo». Di sicuro lui comunque anche qui, in quel­lo che definisce come un fuori pro­gram­ma deciso per far con­tenti i tan­ti ami­ci che ha nel Veronese, met­terà in sce­na il suo per­son­ale, ed uni­co, show. Uno spet­ta­co­lo nel quale sarà accom­pa­g­na­to da uno stuo­lo di ammi­ra­tori. Saran­no infat­ti almeno un centi­naio gli ami­ci del «clan» Tom Per­ry che arriver­an­no sul­la mon­tagna veronese al suo segui­to e, al ter­mine del­la disce­sa a pie­di nudi, pre­par­eran­no il mine­strone per tut­ti. Anche questo, in fon­do, nel­lo spir­i­to di chi ama la montagna.

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