L’ufficio tecnico dà la linea «Ecco come intervenire»

A Salò si è parlato dei lavori alle case

07/12/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
se.za.

Ieri mat­ti­na, nel­la del­l’Is­ti­tu­to tec­ni­co Bat­tisti, gli uomi­ni del­l’uf­fi­cio urban­is­ti­ca del comune di Salò (Gio­van­ni Cia­to, Luca Fer­ri e Libero Leali) han­no incon­tra­to architet­ti, ingeg­neri e geometri che oper­a­no in loco, per dare le dis­po­sizioni rel­a­tive agli inter­ven­ti da effet­tuare negli edi­fi­ci. Una set­tan­ti­na i pre­sen­ti. Queste le indi­cazioni più impor­tan­ti. Nel caso di sem­plice manuten­zione ordi­nar­ia e di inter­ven­ti che non inter­es­sano strut­ture por­tan­ti del fab­bri­ca­to (solai, travi, pilas­tri) i pro­pri­etari pos­sono pro­cedere diret­ta­mente alla ese­cuzione delle opere, sen­za la neces­sità di alcun provved­i­men­to comu­nale. Si con­siglia comunque di pre­sentare apposi­ta comu­ni­cazione, sec­on­do il mod­el­lo disponi­bile pres­so l’Uf­fi­cio tec­ni­co, al fine di even­tu­ali agevolazioni fis­cali e rim­bor­si. Per met­tere mano alle strut­ture por­tan­ti, bisogna riv­ol­ger­si a un tec­ni­co di fidu­cia abil­i­ta­to, che dovrà pre­dis­porre apposi­ta relazione, con even­tu­ali elab­o­rati, da alle­gare alla denun­cia di inizio attiv­ità. Nel caso di sovralzi, ampli­a­men­ti, ristrut­turazioni, ricostruzioni con cam­bio di des­ti­nazione d’u­so e/o diver­sa dis­tribuzione inter­na, mod­i­fiche con­sis­ten­ti del­l’aspet­to este­ri­ore, è invece nec­es­sario seguire la pro­ce­du­ra ordi­nar­ia, pre­vista dal­la nor­ma­ti­va vigente: richi­es­ta di per­me­s­so di costru­ire, autor­iz­zazione pae­sag­gis­ti­ca e quant’altro. Se l’im­mo­bile è vin­co­la­to dal pun­to di vista mon­u­men­tale, tutte le opere van­no con­cor­date con la Soprint­en­den­za. Per quan­to riguar­da gli edi­fi­ci con­siderati inag­i­bili dal­la e dal comune, il pro­pri­etario dovrà riv­ol­ger­si a un tec­ni­co di fidu­cia abil­i­ta­to, il quale pre­dis­porrà apposi­ta relazione sug­li inter­ven­ti che intende eseguire. Al ter­mine, pre­sen­terà una dichiarazione di avvenu­ta mes­sa in sicurez­za. Solo allo­ra il sin­da­co potrà revo­care l’or­di­nan­za di inag­i­bil­ità. «Per real­iz­zare cor­doli, pilas­tri, lesene, cor­doli di irrigidi­men­to — dice Cia­to — non occorre alcu­na autor­iz­zazione pae­sis­ti­ca. Ma dob­bi­amo sapere cosa si va a fare. Le pre­scrizioni riguardan­ti gli inter­ven­ti strut­turali sul con­sol­i­da­men­to degli edi­fi­ci sono meno rigide rispet­to alla costruzione dei nuovi. Gli oneri di urban­iz­zazione sul ripristi­no non van­no pagati. L’oc­cu­pazione di spazi pub­bli­ci? La autor­izzi­amo sen­za alcun canone. Bas­ta con­tattare i vig­ili urbani. I cami­ni? Non van­no più rifat­ti in muratu­ra o cemen­to, poichè trop­po pesan­ti. Il rame è un mate­ri­ale più ido­neo. L’Ici? La sca­den­za è sta­ta pro­ro­ga­ta al 31 gen­naio. L’amministrazione val­uterà even­tu­ali riduzioni». Sul tema delle inag­i­bil­ità, «in un pri­mo momen­to i vig­ili del fuo­co han­no adot­ta­to cri­teri di totale pru­den­za, chieden­do al sin­da­co l’e­vac­uazione di numerosi edi­fi­ci. Suc­ces­si­va­mente la Pro­tezione civile e gli Ordi­ni pro­fes­sion­ali han­no usato meto­di e cri­teri di val­u­tazione diver­si, indi­can­do gli inter­ven­ti da effet­tuare. Adesso bisogna pas­sare a una terza fase: chiedi­amo a voi tec­ni­ci di relazionar­ci sulle opere di mes­sa in sicurez­za che inten­dete fare. L’o­bi­et­ti­vo è di rien­trare alla nor­mal­ità entro pochi mesi. Se ripar­ti­amo in fret­ta, dare­mo un seg­no di vital­ità e vig­ore. Con­tribu­ti? Finanzi­a­men­ti? Cre­di­amo che saran­no priv­i­le­giati quan­ti non han­no più la casa, rispet­to a chi deve solo tap­pare le crepe. Per i dan­ni infe­ri­ori a 15 mila euro si chiede un pre­ven­ti­vo iniziale e/o una fat­tura finale, con una relazione del tec­ni­co o del­lo stes­so pri­va­to. Se la cifra è supe­ri­ore, occorre una per­izia assev­er­a­ta». Cia­to ha annun­ci­a­to che le tar­iffe del con­dono edilizio, i cui ter­mi­ni scadono pro­prio in questi giorni, sono state aumen­tate del 50%. Il comune ha deciso di appli­care la misura mas­si­ma. Intan­to il sin­da­co avverte che «le ordi­nanze di sgombero degli edi­fi­ci era­no un atto dovu­to. L’Enel-gas non chi­ud­erà imme­di­ata­mente il con­ta­tore. Adesso bisogna val­utare casa per casa. La situ­azione va gesti­ta sen­za ecces­sivi allarmis­mi». Intan­to è inizia­to il trasfer­i­men­to dei doc­u­men­ti dal Palaz­zo munic­i­pale, che rimar­rà chiu­so per un paio di anni.

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