Inaugurato il percorso didattico allestito nello scrigno della collezione «Bergomi». Nei laboratori interattivi gli alunni diventano tessitori o casari

A scuola di vita nel museo

11/02/2006 in Cultura
Di Luca Delpozzo
Francesco Di Chiara

La paro­la , evo­ca soprat­tut­to nei bam­bi­ni l’immagine di un luo­go «polveroso», dove la noia reg­na sovrana. Ma c’è da scom­met­tere che cam­bier­an­no idea quan­do avran­no vis­i­ta­to il per­cor­so espos­i­ti­vo inter­at­ti­vo pro­pos­to al . L’iniziativa è sta­ta pre­sen­ta­ta in occa­sione dell’inagurazione del «Museo Gia­co­mo Bergo­mi». Il com­p­lesso espos­i­ti­vo ospiterà infat­ti una serie di lab­o­ra­tori didat­ti­ci. Gli allievi delle ele­men­tari andran­no alla scop­ertà del­la civiltà alpina e padana attra­ver­so espe­rien­ze dirette. Nel sen­so che svol­ger­an­no in pri­ma per­sona le diverse man­sioni che scan­di­vano la vita le comu­nità rurali del pas­sato: dal­la fab­bri­cazione del bur­ro, al trat­ta­men­to dei cere­ali pas­san­do attra­ver­so il lavoro di tes­si­tu­ra. «Il per­cor­so — ha spie­ga­to Michela Capra con­sulente incar­i­ca­ta con Gian­cor­ra­do Barozzi di alle­stire il museo — dura ben 2 ore e mez­za. I bam­bi­ni potran­no ammi­rare gli ogget­ti in mostra e assis­tere ai fil­mati nel­la sala mul­ti­me­di­ale ma l’aspetto più sti­molante del­la visi­ta sarà la tap­pa nel­lo spazio-lab­o­ra­to­rio dove potran­no real­iz­zare con le loro mani alcune oper­azioni tipiche del mon­do agri­co­lo del pas­sato». I lab­o­ra­tori riguardano la fab­bri­cazione arti­gianale del bur­ro e la tes­si­tu­ra con lino, cana­pa e lana attra­ver­so un telaio tradizionale. I bam­bi­ni potran­no anche vivere l’esperienza di rac­col­ta e manipo­lazione dei cere­ali o cimen­ta­r­si nel­la lavo­razione del leg­no non pri­ma però di aver conosci­u­to gli stru­men­ti e ogni seg­re­to del mestiere di intaglia­tori. Un lab­o­ra­to­rio sarà ded­i­ca­to anche alle tradizioni dell’anno: dal al . Il museo ded­i­ca­to ai «beni demo­logi­ci del mon­do agri­co­lo, alpino e padano» offrirà così la pos­si­bil­ità ad allievi e inseg­nan­ti di riv­i­vere la fat­i­ca ma anche la genial­ità dei pro­pri avi. L’iniziativa è sta­ta illus­tra­ta dal sin­da­co Gianan­to­nio Rosa e da Ele­na Zanola nel­la duplice veste di asses­sore alla Cul­tura ed iden­tità locali e con­sigliere provin­ciale. Pre­sente anche Ezio Zorzi diret­tore del Cen­tro fiera, uno degli «art­efi­ci asso­lu­ti — ha sot­to­lin­eato il pri­mo cit­tadi­no -, di un museo che non tro­va prece­den­ti in Italia». Oltre che gli spazi, il Cen­tro fiera met­terà a dis­po­sizione il per­son­ale per le man­sioni di bigli­et­te­ria e assis­ten­za ai visatori. Ele­na Zanola ha riper­cor­so le tappe di ges­tazione e nasci­ta del museo, un per­cor­so inizia­to nel 1999 con la disponi­bil­ità dell’artista orceano Gia­co­mo Bergo­mi di donare al Comune cir­ca 3 mila pezzi del­la sua collezione. Un pat­ri­mo­nio di ogget­ti, stru­men­ti, abiti ed acces­sori rac­colti nel mon­do con­tadi­no ed alpino, in tan­ti anni di appas­sion­a­ta ricer­ca. Poi la deci­sione, vis­to l’interesse del­la , di real­iz­zare il museo in un padiglione del Cen­tro fiera e quin­di la pri­ma inau­gu­razione nell’aprile del 2004 alla pre­sen­za di Alber­to Cav­al­li, pres­i­dente del­la Provin­cia, del pres­i­dente regionale Rober­to Formigo­ni e del suo asses­sore Ettore Alber­toni. Nel­la strut­tura sono sta­ti investi­ti 790 mila euro: com­prende una spe­cial­iz­za­ta ed attrez­za­ture infor­matiche per spie­gare tramite video­proiezioni il con­tenu­to dell’esposizione. Accom­pa­g­nano il per­cor­so alcune sig­ni­fica­tive immag­i­ni d’epoca trat­te dagli archivi dei fotografi Piero Vistali, Simone Mag­no­li­ni, Gio­van­ni Negri e dell’etnografo Paul Scheuer­meir. Provin­cia e Regione han­no con­tribuito anche per l’operazione di mar­ket­ing che farà conoscere il museo in tut­ta la regione, con ulte­ri­ore spe­sa di 64 mila euro. Per preno­tare è pos­si­bile tele­fonare allo 030–9650591, oppure allo 030–961062 o allo 030–961148. Presto sarà atti­vo anche il sito inter­net: www.museobergomi.it, tramite cui sarà pos­si­bile vis­itare on line l’allestimento «Bergo­mi». Una visi­ta des­ti­na­ta a far cam­biare idea ai bam­bi­ni che pen­sano al museo come luo­go polveroso in cui reg­na sovrana la noia.