Un programma sperimentato, nato dall’ispirazione e dalla grande passione di un magistrato paraplegico, Michele Duse

A vela contro l’handicap

11/09/2007 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

«Eos» la vela per tut­ti è un mes­sag­gio, un po’ come dire «ecco un nuo­vo giorno per tut­ti». Per­ché «Eos», ter­mine del gre­co anti­co che sig­nifi­ca «auro­ra», des­igna un’associazione che dal 2000 ha un modo pro­prio, e sin­go­lare, per aiutare chi ha prob­le­mi motori e recu­per­ar­si alla vita che, a volte, un para­plegi­co per­cepisce come «per­sa a metà».Ci vuole costan­za e caparbi­età e infat­ti quel­li di «Eos» si incon­tra­no sem­pre, per tut­to l’anno, ogni saba­to, anche oggi, alle 13,30 al Cir­co­lo nau­ti­co Bren­zone (Cnb) di Castel­let­to. Il loro mae­stro è Vale­rio Pighi, velista da sem­pre, ami­co del fonda­tore di «Eos», il giu­dice para­plegi­co Michele Dusi che non accettò mai lim­i­tazioni dal­la malat­tia e il cui nome campeg­gia sug­li scafi e le vele di «Eos». Pighi è pun­tuale all’incontro con la sua ciur­ma, in quell’angolo ridente di Bren­zone che guar­da la parete di Piove e Tig­nale (Bres­cia), un cap­ola­voro di roc­ce calcaree.Il lago, bas­so, svela cav­erne altri­men­ti note solo ai sub. Una mer­av­iglia di mon­do, oltre il lago davan­ti a Bren­zone, e che Pighi, anco­ra una vol­ta, ha fat­to sco­prire a una nuo­va «allie­va», spie­gan­dole come con­durre la bar­ca manovran­do tim­o­ne, vele, scotte, sfrut­tan­do il ven­to, seguen­do le correnti.Lei ha 15 anni ed è di Verona, reduce da due mesi di coma a segui­to d’aneurisma cere­brale, ma con prob­le­mi non evi­den­ti. Su un’altra bar­ca c’è Loris Del­la Vec­chia, 38 anni, di San Gio­van­ni Lupa­to­to. «Lui è un cam­pi­one», ril­e­va Vale­rio Pighi. «Si è clas­si­fi­ca­to pri­mo nel “Vw Cup 2007”, il cam­pi­ona­to spon­soriz­za­to da Volk­swa­gen tra mag­gio e agos­to e volu­to da Eos. Vi han­no parte­ci­pa­to sei cab­i­nati J 24, ognuno manovra­to da un dis­abile che sta al tim­o­ne coman­dan­do un equipag­gio di quat­tro nor­mod­otati, com­pre­so l’armatore».Infatti “Eos” è una équipe. Una grande famiglia. La Fon­dazione Cariverona ha per­me­s­so l’acquisto delle imbar­cazioni, Claris Vita spon­soriz­za l’istruttore, le brac­cia sono di volon­tari che per­me­t­tono agli equipag­gi di uscire in sicurez­za: fisioter­apisti, velisti volon­tari e Thomas, 17 anni, e Cate­ri­na, 22, figli di Pighi, che aiu­tano nel­la sali­ta e disce­sa e, facen­do spo­la su un gom­mone tra le due barche di «Eos», ten­gono i con­tat­ti con papà «il capo». In caso d’emergenza, pos­sono rag­giun­gere in pochi minu­ti un ospedale.Al rien­tro c’è spos­satez­za per­ché a bor­do si lavo­ra. «In bar­ca si deve stare eretti col bus­to e a usare i mus­coli per l’equilibrio», spie­ga Pighi. «Lavoro che chi ha prob­le­mi motori potrebbe fare solo in palestra o col fisioter­apista. Qui invece e l’ambiente ad aiutare, nat­u­ral­mente ».[FIRMA]