Poco fuori dal centro abitato, a ridosso della strada ombreggiata da secolari cipressi che s’inerpica sulla collina morenica in direzione dell’Eremo di San Giorgio, giace completamente incustodito il priorato di San Colombano.

Abbandonata l’antica chiesa di San Colombano

28/06/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Abban­do­na­to nell’incuria gen­erale. Poco fuori dal cen­tro abi­ta­to, a ridos­so del­la stra­da ombreg­gia­ta da sec­o­lari cipres­si che s’inerpica sul­la col­li­na moreni­ca in direzione dell’Eremo di San Gior­gio, giace com­ple­ta­mente incus­todi­to il pri­o­ra­to di San Colom­bano. O meglio quel poco che rimane di ciò che un tem­po era una dipen­den­za dell’abbazia di Bob­bio e ges­ti­va, almeno a par­tire dal IX sec­o­lo, un pat­ri­mo­nio immen­so fat­to di terre, boschi e edi­fi­ci dis­tribuito preva­len­te­mente nei ter­ri­tori di , Gar­da, Coster­mano e Lazise. Oggi a ram­mentare vaga­mente la pre­sen­za di questo anti­co monas­tero solo qualche bran­del­lo di mura e le fat­tezze rimod­er­nate di quel­la che ne fu la cap­pel­la, ormai ridot­ta a rifu­gio di vagabon­di. Un vero scem­pio. Un pug­no nel­lo stom­a­co che colpisce chi­unque s’addentri furtiva­mente nel­la pro­pri­età pri­va­ta e imboc­chi, pas­san­do dal lato est, nel­la chieset­ta mod­i­fi­ca­ta dagli inter­ven­ti set­te­cen­teschi. Agli occhi del vis­i­ta­tore (anche se il pos­to abban­do­na­to non ispi­ra par­ti­co­lare fidu­cia) spin­to in loco dal­la curiosità e attrat­to dal richi­amo dell’arte, sem­plice ma pur sem­pre seg­no di sto­ria, si pre­sen­ta un panora­ma tutt’altro che con­tem­pla­ti­vo. Pezzi di vetro spar­si ovunque, carte bru­ci­ate nel taber­na­co­lo divel­to dell’unico altare in mar­mo gial­lo di Tor­ri, banchi ammas­sati e muri scro­sta­ti. In mez­zo alla spor­cizia e all’umidità resiste un dip­in­to all’incirca del 1960 raf­fig­u­rante la Vergine e San Colom­bano, opera di Leonar­do Peretti. All’esterno, sul­la fac­cia­ta prin­ci­pale coro­na­ta da un fron­tone tri­an­go­lare ed occhio nel mez­zo il tem­pi­et­to dalle fat­tezze neo­clas­siche è prati­ca­mente nascos­to alla vista dal­la veg­e­tazione incol­ta. Dal­la parte oppos­ta addos­sati alla chieset­ta come nat­u­rale propagine si stagliano fab­bri­cati rurali fatis­cen­ti. Ampi locali per lo più vuoti dove non man­cano seg­ni poco edi­f­i­can­ti del­la nos­tra civiltà. Un vero par­adiso nat­u­rale abban­do­na­to. Come sal­var­lo? Occorre trovare un accor­do tra i pro­pri­etari dell’immobile e di gran parte del­la col­li­na, ora diven­ta­ta di pro­pri­età di una soci­età a respon­s­abil­ità lim­i­ta­ta, la San Colom­bano, con sede legale a Verona, e il Comune. Non sono ammesse oper­azioni di pura spec­u­lazione: sul pri­o­ra­to esiste un vin­co­lo mon­u­men­tale men­tre tut­ta la zona cir­costante è sogget­ta a rispet­to ambi­en­tale asso­lu­to. Tradot­to in due parole: qual­si­asi inter­ven­to di ristrut­turazione dell’edificio deve sot­tostare al placet del­la Soprint­en­den­za dei beni ambi­en­tali e architet­toni­ci. Una garanzia che mette al riparo da even­tu­ali mire edilizie. Da parte del­la pro­pri­età esiste la volon­tà di mas­si­ma di sis­temare l’esistente e di costru­ire un per­cor­so del­la salute a ben­efi­cio dei tur­isti e res­i­den­ti, fan­no sapere dal­la San Colom­bano srl. Una passeg­gia­ta tra gli ulivi con oriz­zon­ti che si ampli­ano sul baci­no lacus­tre. «Siamo sem­pre disponi­bili e aper­ti a pren­dere in con­sid­er­azione le pro­poste che miglio­ra­no una situ­azione di degra­do», dice il sin­da­co Arman­do Fer­rari. «Sem­pre però, s’intende, se gli inter­es­si del pri­va­to col­li­mano con quel­li del Comune. Nel­lo speci­fi­co caso c’è un vin­co­lo mon­u­men­tale da rispettare e per­tan­to toc­ca alla Soprint­en­den­za esprimer­si in mer­i­to a qual­si­asi prog­et­to di ristrut­turazione dell’esistente». Ste­fano Joppi