Ivo Bertamini prevede mille quintali in più di produzione rispetto al 2000

Abbondante e sana: questo è l’anno dell’oliva

07/11/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
a.c.

Per l’o­livi­coltura del Bas­so Sar­ca si annun­cia un’an­na­ta d’oro. Da pri­ma­to. Sono pre­vi­sioni già indi­cate dal­l’As­soiazione Agraria di Riva e con­fer­mate da Ivo Bert­a­mi­ni, pro­pri­etario del fran­toio di Vig­nole che pro­prio ieri è entra­to in fun­zione. Rispet­to alla pro­duzione del­lo scor­so anno, che si è attes­ta­ta attorno ai 7 mila quin­tali, il 2001 dovrebbe ris­er­vare 8 mila quin­tali di oli­va, forse più. La resa, cioè il rap­por­to tra il peso del­l’o­li­va e quel­lo del­l’o­lio rica­va­to con la spremi­tu­ra, per ora è pari al 10%, ma più avan­ti, quan­do i frut­ti si asci­ugher­an­no, miglior­erà fino al 17%.La lun­ga estate cal­da, carat­ter­iz­za­ta da piogge fre­quen­ti ma non abbon­dan­ti, ha deter­mi­na­to il boom del­l’o­li­va nos­trana, al quale ha con­tribuito l’adozione delle nuove tec­niche di lot­ta alla mosca olearia. In luglio sono state col­lo­cate le «trap­pole» che inducen­do con­fu­sione ses­suale nel­l’in­set­to ne han­no imped­i­to la ripro­duzione e la dif­fu­sione. «Questo sis­tema si è riv­e­la­to molto effi­cace: ha fun­zion­a­to per il 95% delle colti­vazioni, con­sideran­do che nelle zone pianeg­gianti la cop­er­tu­ra è sta­ta totale, un po’ meno invece in col­li­na — dice Ivo Bert­a­mi­ni, che è un esper­to del set­tore — E così le olive cadute a ter­ra sono molto poche. Comunque l’in­cre­men­to del­la pro­duzione in Busa va attribuito, almeno in parte, anche al dif­fonder­si del­l’o­livi­coltura. Da qualche anno a ques­ta parte, in pri­mav­era si met­tono a dimo­ra dalle 800 alle 1000 nuove piante. Di con­seguen­za il fran­toio lo dovrò far fun­zionare tut­ti i giorni e gran parte delle not­ti fino alla metà di feb­braio». Dal «tor­chio» di Bert­a­mi­ni pas­sa cir­ca un ter­zo degli 8 mila quin­tali di oli­va del­la Busa. Ad esso si riv­ol­go­no i colti­va­tori che preferiscono la spremi­tu­ra sec­on­do il meto­do tradizionale che uti­liz­za le macine di pietra. Una pecu­liar­ità che atti­ra a Vig­nole decine di sco­laresche e diverse emit­ten­ti tele­vi­sive estere. I tem­pi di lavo­razione sono ovvi­a­mente quel­li lenti di un tem­po, tut­tavia la recente instal­lazione di una sec­on­da maci­na con­sente a Bert­a­mi­ni di trattare in un’o­ra 6 quin­tali di olive rispet­to ai 3 degli anni pas­sati. «Il vec­chio meto­do è una pre­rog­a­ti­va che atti­ra noi pro­dut­tori — com­men­ta Enzo Bonet­ti, che in quel di Ceole possiede un olive­to di ben 800 piante e, tra l’al­tro, fa parte del diret­ti­vo del­l’As­so­ci­azione olivi­coltori del Trivene­to — Il prodot­to non viene alter­ato. Bas­ta osser­vare l’o­lio che in questo momen­to sta uscen­do dal fran­toio di Bert­a­mi­ni: le anal­isi han­no ril­e­va­to un’acid­ità del­lo 0,01%, prati­ca­mente nul­la, sicu­ra­mente lon­tana dal lim­ite fis­sato dal­la legge che è tra lo 0,1% e lo 0,3%. Rimane il prob­le­ma del­l’antieco­nomic­ità del­la colti­vazione del­l’o­li­va. Se doves­si met­tere in con­to il mio tem­po, dovrei chiedere almeno 50 mila per un litro d’o­lio, con­tro le 20 mila cir­ca del mercato.