Il Comune propone lavori sociali come risposta al sovraffollamento carcerario.

Accordo tra Comune di Padenghe e Tribunale di Brescia

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Di Redazione

Il Comune di Padenghe sul Gar­da ha siglato con il Tri­bunale di Bres­cia e in col­lab­o­razione con l’As­so­ci­azione carcere e ter­ri­to­rio una con­ven­zione per usufruire dei lavo­ra­tori di pub­bli­ca util­ità.  Il giu­dice può dis­porre la pena del lavoro di pub­bli­ca util­ità in alter­na­ti­va alla pena deten­ti­va e alla pena pecu­niaria con le modal­ità pre­viste dal art. 54 del decre­to leg­isla­ti­vo del 28 agos­to 2000 n. 274.  E ci si riferisce a quelle pene minori, come ad esem­pio la pena com­mi­na­ta per ritiro patente di gui­da ed altre situ­azioni pre­viste dal­l’art. 444 del codice di pro­ce­du­ra penale.

Il Comune di Padenghe — riferisce il sin­da­co — ritiene con ques­ta azione, di dare una rispos­ta conc­re­ta al prob­le­ma tan­to attuale del sovraf­fol­la­men­to carcer­ario. Sta vaglian­do anche la fase suc­ces­si­va, ovvero quel­la di ospitare lavo­ra­tori di pub­bli­ca util­ità com­pre­si in altre cat­e­gorie, sem­pre in accor­do con il Tri­bunale di Bres­cia”.

L’at­tiv­ità di lavoro non ret­ribui­ta viene svol­ta pres­so il comune in ambito prin­ci­pal­mente sociale: assis­ten­za a malati, dis­abili, minori oppure in ambito del­la tutela del pat­ri­mo­nio pub­bli­co e ambi­en­tale.

La prestazione di lavoro non può super­are le sei ore set­ti­manali per non pregiu­di­care, come recita la legge, le esi­gen­ze di lavoro, di stu­dio e di famiglia del con­dan­na­to. Nel­la con­ven­zione sono esplic­i­tati tut­ti gli altri aspet­ti che regolano il rap­por­to tra lavo­ra­tore di pub­bli­ca util­ità e l’am­min­is­trazione pub­bli­ca.

 

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