Parola di conte: ceduta gratis l’area delle scuole materne

Accordo firmato tra Comune e Giandanese Bernini

29/11/2002 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Lazise

Paro­la data e promes­sa man­tenu­ta. Il con­te Gian­danese Berni­ni, pro­pri­etario del maniero scaligero, ha cedu­to in via bonar­ia e gra­tui­ta al Comune l’area sul­la quale nel 1962 veni­va real­iz­za­ta la scuo­la mater­na del capolu­o­go «Lui­gi But­turi­ni» e la stra­da di acces­so al cen­tro stori­co. Opere a quel tem­po dichiarate di pub­bli­ca util­ità e quin­di ese­gui­te con pro­ce­dure espro­pria­tive però mai andate a buon fine per l’amministrazione pub­bli­ca. Una situ­azione trasci­natasi fra alterne con­tes­tazioni per una quar­an­ti­na d’anni e con­clusasi defin­i­ti­va­mente nei giorni scor­si con la sot­to­scrizione tra le par­ti di un con­trat­to, con il quale i Berni­ni garan­tis­cono al Comune la piena disponi­bil­ità dei beni cedu­ti. «Oper­azione bril­lante­mente risol­ta» fa pre­sente il sin­da­co Luca Sebas­tiano,« gra­zie alla gen­erosità e diponi­bil­ità del­la famiglia Berni­ni, che spon­tanea­mente e dis­in­ter­es­sa­ta­mente ha fat­to questo rega­lo alla comu­nità lacisiense: la dimostrazione, anco­ra una vol­ta, di sen­si­bil­ità alle tem­atiche di inter­esse del­la col­let­tiv­ità». Un atto che garan­tisce una mag­giore autono­mia all’istituzione e riconosce al Comune la piena disponi­bil­ità di opere che era­no state real­iz­zate a segui­to dell’immissione nel pos­ses­so dei ter­reni da parte del Comune attra­ver­so pro­ce­du­ra espro­pria­ti­va nel mar­zo del 1961 con l’allora sin­da­co Vit­to­rio Bozzi­ni. «Siamo arrivati a per­fezionare un atto»,fa pre­sente Gio­van­ni Berni­ni figlio del con­te Gian­danese, « di una don­azione già fat­ta da mio padre da molto tem­po. La sem­plice rego­lar­iz­zazione di quel­lo che era un tac­i­to accor­do». Scuo­la mater­na dai pri­mi mesi di quest’anno tor­na­ta alla mas­si­ma fun­zion­al­ità dopo gli inter­ven­ti che han­no por­ta­to all’ampliamento e ammod­er­na­men­to dell’edificio, con una spe­sa intorno ai 400 mil­ioni di vec­chie lire. Lavori che si era­no pro­trat­ti oltre ai tem­pi inizial­mente sta­bil­i­ti a segui­to di impre­visti e in pre­sen­za di peri­coli di crol­li, che ave­vano com­por­ta­to la neces­sità di inter­venire con opere in parte diverse da quelle programmate.