Il vicepresidente della Comunità del Garda assicura che l’eccesso sarà assorbito dal Po. Tanta abbondanza eviterà disagi in estate a turisti e agricoltori

«Acqua alta? Una manna»

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

«Nes­sun allarmis­mo anzi, l’acqua di questi giorni è una man­na e garan­tirà a tut­ti, al tur­is­mo lacus­tre e all’agricoltura man­to­vana, un’estate lon­tana da prob­le­mi di sic­c­ità come quel­la dell’anno scor­so». Vin­cen­zo Ces­chi­ni, vice pres­i­dente del­la , esce dal­la riu­nione tec­ni­ca (svoltasi ieri mat­ti­na a Man­to­va) insieme ai respon­s­abili dell’Agenzia inter­re­gionale del Po, con l’aggiornamento sul­la situ­azione liv­el­li del Gar­da. «Nel­la mat­ti­na­ta di ieri il lago rag­giunge­va i 144 cen­timetri, sopra lo zero idro­met­ri­co di Peschiera. Nel­la stes­sa gior­na­ta si è deciso di portare lo sva­so dal­lo sbar­ra­men­to di Salionze da 120 a 145 metri cubi al sec­on­do. In questo modo rite­ni­amo che, per domani, il liv­el­lo del Gar­da dovrebbe scen­dere a quo­ta 140 cen­timetri». Il vice pres­i­dente del­la Comu­nità del Gar­da rib­adisce che la con­dizione attuale è ben lon­tana dal destare pre­oc­cu­pazione: «Anche per­chè la por­ta­ta del Po è attual­mente sui 4000 metri cubi al sec­on­do, il che sig­nifi­ca che il fiume può tran­quil­la­mente rice­vere l’acqua dal Min­cio. Quin­di, in caso di neces­sità, potrem­mo anco­ra aumentare il flus­so del­lo sva­so. Se le con­dizioni cli­matiche rien­tr­eran­no nel­la nor­ma, tut­to las­cia pen­sare che, a fine mag­gio, avre­mo un lago a 115–120 cen­timetri sopra lo zero idro­met­ri­co: una con­dizione ide­ale per l’imminente sta­gione esti­va». Nes­sun peri­co­lo, dunque, sec­on­do Ces­chi­ni, di inon­dazioni o di prob­le­mi per le per­sone. Anzi, con questo cli­ma gli agri­coltori man­to­vani han­no già fat­to un pri­mo rac­colto sen­za ricor­rere all’acqua del lago. E anche l’allarme sor­to a Lazise non si è riv­e­la­to fonda­to: «Per quan­to ho potu­to appu­rare», sot­to­lin­ea Ces­chi­ni, «l’acqua non ha lam­bito la piaz­za a causa dell’altezza del lago ma per qualche onda­ta. Diver­so è il prob­le­ma per quan­to riguar­da le infra­strut­ture, in par­ti­co­lare l’impianto di col­let­ta­men­to sub­lacuale. Per quel sis­tema l’allarme scat­ta già ad un liv­el­lo dell’acqua di 120, 130 cen­timetri che causa sver­sa­men­ti di liqua­mi a lago. Ma si trat­ta di un errore prog­et­tuale iniziale, che non ha evi­den­te­mente tenu­to con­to del­la nat­u­rale escur­sione cui è sogget­to il ». Un lago che neces­si­ta, comunque, di cure e atten­zione, aggiunge Vin­cen­zo Ces­chi­ni, «per­chè è il pun­to di equi­lib­rio delle acque pro­fonde e di super­fi­cie dell’intera area che lo cir­con­da. Ho doc­u­men­ta­to, con un appos­i­to stu­dio, che, al net­to dell’evaporazione, l’acqua che esce dal Min­cio è mag­giore di quel­la che il Gar­da riceve dal Sar­ca, il suo immis­sario, e dal reti­co­lo idro­grafi­co super­fi­ciale». Questo sig­nifi­ca che al lago arrivano acque di falde prove­ni­en­ti dalle sor­gen­ti car­siche del­la spon­da veronese e dalle zone di mon­tagna del­la riva bres­ciana. «Occor­rono 25 anni per il ricam­bio com­ple­to delle acque di questo baci­no», con­clude Ces­chi­ni, «per questo nes­suno può per­me­t­tere che si per­da la qual­ità, anco­ra abbas­tan­za buona, dell’ecosistema gardesano».

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