Il maltempo ha costretto gli organizzatori a rinviare al 1 settembre l’atteso spettacolo di fuochi d’artificio e musica Ridisegnato il cartellone: il 30 c’è Mussolini, poi Tony Esposito

Acqua e vento spengono i botti

27/08/2002 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Salò

E’ un’es­tate maledet­ta. Mal­tem­po, grand­i­nate, tur­isti che scap­pano. E spet­ta­coli fla­gel­lati dal­l’ac­qua, con gli orga­niz­za­tori che non san­no più quan­ti ceri accen­dere. Domeni­ca sera migli­a­ia di per­sone ave­vano affol­la­to il gol­fo di Salò per l’ap­pun­ta­men­to «piro­mu­si­cale», vale a dire l’ab­bina­men­to di fuochi arti­fi­ciali e di brani cele­bri, pre­vis­to per le ore 23. Lampi e tuoni han­no obbli­ga­to ad antic­i­pare i tem­pi. Così, alle 22, via con l’In­no di Mameli. Il cielo è sta­to rischiara­to dai pri­mi zampil­li di luce. Ma lo spet­ta­co­lo è dura­to poco. Qualche min­u­to, e stop. Il ven­to ha scon­siglia­to di pros­eguire. Intan­to, al Vit­to­ri­ale di Gar­done Riv­iera, il can­tante Francesco Ren­ga cer­ca­va di con­tin­uare, ma dopo un po’ dove­va gettare la spugna anche lui. E si riti­ra­va dietro le quinte. Un’es­tate fat­ta di attese e di (troppe) delu­sioni. A Salò, comunque, non si sono per­si d’an­i­mo: i fuochi ver­ran­no ripro­posti domeni­ca 1 set­tem­bre. «E’ da sei mesi che sti­amo alles­ten­do la ser­a­ta — affer­ma Nir­vana Grisi, pres­i­dentes­sa dei com­mer­cianti e con­sigliere comu­nale -. L’al­tra sera, sul lun­go­la­go, c’er­a­no migli­a­ia di per­sone. Nel gia­rdi­no del liceo Brunet­to Lusen­ti e il trio Stile Ital­iano, incar­i­cati di aprire, sono rius­ci­ti a pro­porre solo una parte del loro reper­to­rio. Vis­to che com­in­ci­a­va a pio­vere, abbi­amo chiu­so il con­cer­to, par­tendo con lo spet­ta­co­lo piro­mu­si­cale. Ma il ven­to ci ha obbli­ga­to a smet­tere». In una situ­azione del genere c’è il ris­chio che le par­ti infuo­cate cadano sul pub­bli­co a ter­ra, cre­an­do situ­azioni di pan­i­co, o vadano a incen­di­are tet­ti e alberi. Inoltre, le raf­fiche cre­ano onde e impedis­cono di cal­co­lare le trai­et­to­rie. La dit­ta Ape di Romual­do Par­ente, di Melara, in provin­cia di Rovi­go, ave­va col­lo­ca­to gli altopar­lan­ti sui lam­pi­oni del­l’in­tero lun­go­la­go, in modo da accom­pa­gnare con la musi­ca (l’in­no d’I­talia, i Carmi­na Burana, il Mis­erere di Pavarot­ti, The wall dei Pink Floyd, ecc.) gli arabeschi col­orati, le fontane e le gigan­tesche palme, trasfor­man­do il gol­fo in una sor­ta di pal­cosceni­co nat­u­rale. Intan­to il comune ha ridis­eg­na­to il cartel­lone del­la man­i­fes­tazioni. Ven­erdì 30 agos­to, nel gia­rdi­no del liceo, arriverà Romano Mus­soli­ni, anche lui vit­ti­ma dei tem­po­rali (il suo spet­ta­co­lo è slit­ta­to di qualche set­ti­mana), saba­to 31 lo «Stile libero quar­tet», guida­to da Anto­nio Del Vec­chio, e domeni­ca 1 set­tem­bre Tony Espos­i­to & Fla­men­co Libre. Poi, alle ore 23, a Dio pia­cen­do, si accen­der­an­no i fuochi. Quan­to a Mus­soli­ni, fa sem­pre un cer­to effet­to rived­er­lo in zona. Il figlio del Duce (dal ’43 al ’45 capo del­la Repub­bli­ca sociale, che ha occu­pa­to gli edi­fi­ci del­la spon­da bres­ciana del lago, da Desen­zano a Gargnano, e ha avu­to come sede pro­prio Salò) si esi­birà con Gui­do Pis­toc­chi, trom­ba, Osval­do Mazzei, bat­te­ria, Gior­gio Rosciglione, bas­so, e Mas­si­mo D’Avola, sax. Nato a For­lì nel ’27, Romano iniz­iò a suonare il pianoforte a 16 anni, diven­tan­do uno dei più gran­di musicisti nazion­ali, pur sen­za seguire stu­di rego­lari. Nel ’48 com­in­ciò col quin­tet­to di Ugo Calise. Poi ha lavo­ra­to con Car­lo Lof­fre­do e Nun­zio Roton­do, entran­do in com­p­lessi mod­erni (Bas­so, Maset­ti, Val­dambri­ni, Cup­pi­di) e tradizion­ali (Patruno, Lof­fre­do). La sua car­ri­era con­cer­tis­ti­ca in giro per il mon­do (Sta­ti Uni­ti, Cana­da, Mes­si­co, Venezuela, Aus­tralia, Kenia, Corea) lo ha reso famoso al pun­to di col­lab­o­rare con artisti del cal­i­bro di Chet Bak­er, Helen Mer­ril, Lars Gullin, Cate­ri­na Valente, Lionel Hamp­ton, Dizzy Gille­spie, Tony Scott. Nel 1963 ha vin­to il Prix del­la crit­i­ca ital­iana col dis­co «Jazz Allo Stu­dio 7». «Invec­chi­an­do, suono meglio, per­chè ho più espe­rien­za», assi­cu­ra Romano Mussolini.