Il professor Brogiolo venerdì illustrerà i risultati delle ricerche archeologiche iniziate cinque anni fa sulla Rocca. Foto aeree trattate al computer per scoprire antichi insediamenti

Adelaide racconta gli scavi

30/01/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Che fine ha fat­to il prog­et­to Ade­laide? La doman­da è sta­ta a lun­go sul­la boc­ca degli appas­sion­ati di sto­ria locale: da più di un anno, di fat­to, delle ricerche arche­o­logiche inizia­tive cinque anni fa sul­la Roc­ca e nei din­torni di Gar­da non c’er­a­no più notizie. «Il prog­et­to va avan­ti» ave­va assi­cu­ra­to l’asses­sore al tur­is­mo Anto­nio Pasot­ti, ma di con­cre­to pare­va esser­ci poco. Ora ecco invece che il Comune rompe gli indu­gi e con­vo­ca per dopodomani, ven­erdì, alle ore 20.30, pres­so la sala con­sil­iare del munici­pio, un incon­tro sul tema «Gar­da 2002: ricerche arche­o­logiche». Saran­no pre­sen­ti il pro­fes­sor Gian Pietro Bro­gi­o­lo, respon­s­abile del­la cam­pagna di indagi­ni, e i suoi col­lab­o­ra­tori. Il prog­et­to di ricer­ca, che por­ta il nome del­l’im­per­a­trice imp­ri­gion­a­ta più di mille anni fa nel castel­lo che sorge­va sul­la Roc­ca, è nato da una con­ven­zione fra i Comu­ni di Gar­da e Bar­dolino, l’am­min­is­trazione provin­ciale di Verona, l’ di Pado­va e la Soprint­en­den­za arche­o­log­i­ca del Vene­to. La direzione è affi­da­ta, oltre che a Bro­gi­o­lo, a Luciano Salzani. Ed ha dato già inter­es­san­ti risul­tati dal pun­to di vista sci­en­tifi­co, per­me­t­ten­do di ridis­eg­nare la map­pa degli inse­di­a­men­ti for­ti­fi­cati e di ridefinire le conoscen­ze sul­l’as­set­to politi­co del pas­sato nel­la zona. Ogget­to delle ricerche svolte­si fra Gar­da, Bar­dolino, Coster­mano e Cavaion sono state le mem­o­rie del peri­o­do altome­dievale, che vide il lago assumere un ruo­lo strate­gi­co di asso­lu­to rilie­vo in Ita-lia set­ten­tri­onale, tan­to che Gar­da (o meglio, la sua poten­tis­si­ma Roc­ca) diede il pro­prio nome a tut­to il lago, sos­tituen­do­lo a quel­lo lati­no di Bena­cus. «Lo sca­vo sul­la Roc­ca di Gar­da — dice il pro­fes­sor Bro­gi­o­lo — ha fino­ra for­ni­to risul­tati di tut­to rilie­vo. Sono infat­ti sta­ti indi­vid­uati la chiesa con lac­er­ti di mosaico in prossim­ità del­l’ab­side, un’area cimi­te­ri­ale, una zona adibi­ta ad edi­fi­ci pub­bli­ci e un vas­to set­tore abi­ta­to con piani d’u­so ben con­ser­vati. Il ritrova­men­to di tre mon­ete del quin­to sec­o­lo, tra cui spic­ca un tre­m­isse aureo del­l’im­per­a­tore Zenone, e di una fibu­la gota in oro e argen­to di for­ma cir­co­lare con teste d’aquila, con­sentono di fis­sare in questo peri­o­do la fon­dazione del castel­lo». Ma la ricer­ca non si è lim­i­ta­ta alla Roc­ca. «Dopo una pri­ma val­u­tazione del depos­i­to arche­o­logi­co — aggiunge l’arche­ol­o­go — sono segui­ti lo stu­dio del ter­ri­to­rio tra età romana e medio­e­vo, affi­an­ca­to da indagi­ni sis­tem­atiche sulle architet­ture in ele­va­to dal set­ti­mo al tredices­i­mo sec­o­lo. I risul­tati delle ricerche sul ter­ri­to­rio sono sta­ti pure sig­ni­fica­tivi, sia dal pun­to di vista metodologi­co, che per gli aspet­ti stori­ci». La sper­i­men­tazione di raf­fi­nate tec­niche di trat­ta­men­to al com­put­er delle foto aeree e le ric­og­nizioni sul ter­reno, coor­di­nate da Nico­la Man­cas­so­la e Fabio Sag­gioro, han­no per­me­s­so di sco­prire un gran numero di siti arche­o­logi­ci e di ricostru­ire i mod­el­li inse­dia­tivi tra età romana e medio­e­vo. «Le pos­si­bili ricadute pos­i­tive sul­la pro­mozione del tur­is­mo cul­tur­ale — sot­to­lin­ea l’asses­sore Pasot­ti — dan­no ulte­ri­ore val­ore alla ricer­ca».

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