Restauri nella chiesetta barocca del Palù dei Mori

Adesso Sant’Antonio ha una casa migliore

17/10/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Sergio Bazerla

La chieset­ta del Palù dei Mori ded­i­ca­ta a San Anto­nio è sal­va. Tut­to questo gra­zie al volon­tari­a­to ed alla caparbia volon­tà degli ami­ci dell’Associazione Francesco Fontana, che han­no por­ta­to a conoscen­za del­la pub­bli­ca opin­ione lo sta­to di estremo degra­do del­la costruzione ded­i­ca­ta al cul­to, attigua alla grande corte che fu un tem­po dimo­ra degli Spolveri­ni, meglio conosciu­ti come i Fileno. Dopo mesi di lavori di rip­uli­tu­ra e recu­pero del­la strut­tura ded­i­ca­ta al San­to frate da Pado­va, oggi la cap­pel­li­na è sta­ta mes­sa in sta­to di sicurez­za. Il tet­to, com­ple­ta­mente cadu­to, le mura perime­trali in uno sta­to fatis­cente, l’altare e la sacres­tia in via di totale dis­faci­men­to, gli stuc­chi in stile baroc­co ormai in dis­tac­co dalle pareti, pos­sono essere oggi dichiarati in «sicurez­za», vale a dire non più in sta­to di peri­co­lo e di pos­si­bile dis­truzione. «Abbi­amo col­lo­ca­to una cop­er­tu­ra del tut­to provvi­so­ria in ondu­line», affer­ma Giu­lia Rama dell’associazione Francesco Fontana, «che copre tut­ta la chiesa in sos­ti­tuzione del tet­to, anda­to total­mente dis­trut­to per l’incuria del tem­po e per le liti fra i com­pro­pri­etari. Ovvi­a­mente tut­to questo è solo un’operazione «tam­pone», un pal­lia­ti­vo per evitare che le intem­perie e l’acqua di questi giorni pos­sa defin­i­ti­va­mente incidere sulle strut­ture por­tan­ti del­la chiesa e far­la quin­di cadere rovi­nosa­mente o quan­tomeno ridurre ad uno sta­to pietoso il poco di val­ore che è rimas­to all’interno.» «Mi riferisco in par­ti­co­lare», con­tin­ua Rama «all’altare, agli ovali, a quan­to di baroc­co è anco­ra rimas­to fra gli stuc­chi pregevoli del tem­pi­et­to». Tut­ta ques­ta movi­men­tazione intorno al Palù dei Mori, alla sua corte, alle sue sto­rie e leggende, ha fat­to final­mente scattare la mol­la anche fra i vari com­pro­pri­etari dell’intero com­p­lesso pri­ma asso­lu­ta­mente restii a fare la min­i­ma mossa per il recu­pero del pat­ri­mo­nio immo­bil­iare, ora invece disponi­bili a «met­ter­si d’accordo» per cer­care una soluzione onorev­ole per tut­ti, soprat­tut­to per il defin­i­ti­vo recu­pero del grande pat­ri­mo­nio artis­ti­co ed immo­bil­iare del sito. «La nos­tra denun­cia», sot­to­lin­ea Rama, «ha quin­di mosso le acque e un architet­to amante dell’arte e del recu­pero del pat­ri­mo­nio artis­ti­co locale si è fat­to avan­ti con alcune pro­poste. Si trat­ta di Arman­do Tortel­la che ha in ani­mo di pre­sentare un prog­et­to com­p­lessi­vo per il restau­ro ed il ritorno all’antico splen­dore dell’area». «Questo ci fa molto piacere», sot­to­lin­ea il pro­fes­sore, «e ci darà modo anche, in futuro, di pot­er mag­a­ri avan­zare una seria pro­pos­ta alla per un’eventuale richi­es­ta di con­tribu­ti per il com­ple­ta­men­to dei lavori, ormai impro­cras­tin­abili in quel luo­go». «Cer­to che non è facile», spie­ga Rama, tra il dispiaci­u­to e lo scon­so­la­to, «inserire nel cuore del­la gente il germe dell’amore per la pro­pria ter­ra e la pro­pria arte, il pro­prio pat­ri­mo­nio artis­ti­co. Occorre portare la coscien­za e la conoscen­za del­la ques­tione in modo da pot­er sal­va­guardare le tes­ti­mo­ni­anze popo­lari e locali».

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