«Ghiaia, laghetti di accumulo e idrovore»

Adige: irimedi

31/10/2000 in Avvenimenti
A Dro
Di Luca Delpozzo
lu.fi

Per com­bat­tere il peri­co­lo di inon­dazioni dovu­to alla trop­pa acqua che deve defluire da un ter­ri­to­rio, quel­lo del­la Bas­sa, reso trop­po imper­me­abile dal cemen­to, la tec­nolo­gia idrauli­ca prevede che si pos­sano gio­care tre sole carte. «Ammes­so che vengano real­iz­za­ti gli inter­ven­ti di manuten­zione sul­la rete idri­ca esistente», spie­ga il diret­tore tec­ni­co del Con­sorzio di Bonifi­ca Zer­pano Adi­ge-Guà Umber­to Anti, «per con­trastare il fenom­e­no di imper­me­abi­liz­zazione del ter­reno non è più pos­si­bile pen­sare alla costruzione di nuovi canali. Per­tan­to bisogna trovare sis­te­mi cor­ret­tivi diver­si anche per­ché, e ques­ta è una bat­tuta che però rap­p­re­sen­ta bene la realtà, qui non siamo cer­to vici­ni al mare e, quin­di, il nos­tro sur­plus di acqua crea prob­le­mi a chi è più a valle». «Se nei luoghi dove il fon­do è ghi­aioso si può uti­liz­zare quest’ultimo per drenare l’acqua facen­dola andare in pro­fon­dità con apposi­ti scoli, ben più com­p­lessa è la ques­tione da affrontare in luoghi dove non si ha ques­ta for­tu­na. La for­ma più nuo­va di inter­ven­to in questi casi è quel­la del­la creazione di invasi di accu­mu­lo provvi­so­rio che si allagano tem­po­ranea­mente quan­do ci sono for­ti piogge e rilas­ciano pro­gres­si­va­mente l’acqua nel più vici­no cor­so d’acqua facen­do così in modo che questo pos­sa recepir­la in maniera grad­uale». «Si trat­ta», con­tin­ua Anti, «di un sis­tema che abbi­amo già attua­to in for­ma sper­i­men­tale e che ora avrà una sua pri­ma real­iz­zazione defin­i­ti­va nell’area arti­gianale in comune fra Veronel­la e Zimel­la. Zona pro­dut­ti­va la cui parte già costru­i­ta viene invasa dall’acqua ogni vol­ta che piove ed al cui inter­no, in cor­rispon­den­za dell’area verde, ora ver­rà real­iz­za­ta una vas­ca di ben 6 ettari qua­drati che si allagherà per tre-quat­tro giorni pre­sum­i­bil­mente una deci­na di volte all’anno». E dove non ci sono aree da trasfor­mare in invasi? «Allo­ra non res­ta che usare le idrovore, che cos­ti­tu­is­cono però un sis­tema meno sicuro per­chè sono soggette a guasti o man­canze di elet­tric­ità. Un caso di questo genere è quel­lo di Cologna, nel­la zona in fon­do a via Roma, per il quale lo Sta­to ha ora finanzi­a­to lavori per un mil­iar­do con i quali ver­rà ret­ti­fi­ca­to il trat­to finale del­lo sco­lo Tartarel­lo che si con­clud­erà in un laghet­to dal quale ver­ran­no pom­pati 4 mila litri al sec­on­do di acqua get­tan­dola nel­la Frat­ta». (lu.fi.)