Così le acque hanno modificato il territorio

Adige: Una lunga storia segnata dalle piene

31/10/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
lu.fi

Piene ed inon­dazioni han­no una lun­ga sto­ria nel Bas­so veronese. Gian­ni Sam­bugaro, che oltre ad essere un tec­ni­co è anche uno stori­co dell’idraulica veronese, ne ha infat­ti nei suoi lib­ri cen­site, solo negli ulti­mi 6 sec­oli, centi­na­ia. «Fra il 1300 ed il 1796», rac­con­ta, «ci sono notizie di almeno cen­to piene ril­e­van­ti dell’Adige fra le quali le più impor­tan­ti sono prob­a­bil­mente le due ver­ifi­cate­si nel 1436. Piene in segui­to alle quali si rup­pero gli argi­ni del fiume le cui acque crearono due nuovi cor­si d’acqua, il Castag­naro ed il Mal­opera. Diver­sivi, così si chia­mano tec­ni­ca­mente, che finirono entram­bi nel Tar­taro il quale, non poten­do con­tenerne le acque, tracimò cre­an­do la palude delle Val­li Gran­di». «Nel 1868 invece l’Adige ruppe a Leg­na­go con con­seguen­ze dev­as­tan­ti e nel 1882 provocò inon­dazioni che coprirono tut­ta la pia­nu­ra sino al Po. A lun­go poi si reg­is­trarono piene di grosse pro­porzioni. Nel 1926, nel 1928 (quel­la vol­ta l’acqua arrivò ad un liv­el­lo più alto di quel­lo del 1882 ma con effet­ti molto minori vis­to che ci furono fontanazzi ma che gli argi­ni ten­nero), nel ’32, nel ’36, nel ’44, nel ’51, nel ’52, nel ’56, nel ’66 (quan­do l’Adige creò gran­di dan­ni dal Trenti­no sino alle porte di Verona e quan­do ci fu l’alluvione di Firen­ze causa­ta dall’Arno), nel ’72, nel ’76, nell’82 e nell’86». «Dal 1954 in poi una mag­giore pro­tezione venne però dall’innalzamento degli argi­ni, i quali sono attual­mente insor­montabili ma strut­tural­mente frag­ili e quin­di bisog­nosi di una costante manuten­zione per evitare il peri­co­lo che si creino fontanazzi, così come dal ’68 all’86 con­tribuì alla sicurez­za a sud di Verona la gal­le­ria del Gar­da». Se il fiume più impor­tante che scorre nel­la Bas­sa da qualche tem­po sem­bra avere con­ces­so una tregua, non altret­tan­to han­no però fat­to, e recen­te­mente, altri cor­si d’acqua. «Nel ’92», con­tin­ua infat­ti Sam­bugaro, «è suc­ces­so davvero di tut­to. Han­no rot­to gli argi­ni il Chi­ampo, l’Illasi e l’Aldegà alla­gan­do campi, case e strade e procu­ran­do scom­pen­si anche nel Bas­so veronese, e, a causa di pre­cip­i­tazioni autun­nali intense e con­cen­trate, si sono inoltre reg­is­trati prob­le­mi anche per altri fiu­mi». Al di là degli allaga­men­ti, che sono avvenu­ti in varie aree del­la Bas­sa, quell’anno si sono reg­is­trate infat­ti infil­trazioni anche in fiu­mi come il Guà o la Frat­ta. (lu.fi.)