A Montichiari e a Ghedi prosegue la sorveglianza anti-terrorismo: schierati i bersaglieri. Controlli a tappeto: i soldati resteranno fino a primavera

Aeroporti, guardia senza sosta

20/01/2002 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Montichiari

Oper­azione Domi­no. Obbi­et­ti­vo: vig­i­lare sul­la sicurez­za di luoghi con­siderati poten­ziali bersagli di atti ter­ror­is­ti­ci, aero­por­ti, basi mil­i­tari, cen­trali elet­triche, indus­trie, all’indomani dell’attentato di New York. Fucile Beretta Ar 70/90 in dotazione, giub­bot­ti antiproi­et­tile e robusti guan­ti per pro­tegger­si dall’inverno geli­do, i sol­dati dell’11° reg­g­i­men­to bersaglieri di Orceni­co Supe­ri­ore (Por­de­none) vig­i­lano sul­la sicurez­za dell’aeroporto civile di Mon­tichiari, dell’aerobase di Ghe­di, per spinger­si fino al com­p­lesso indus­tri­ale dell’Enichem a Man­to­va. Sono un centi­naio gli uomi­ni al coman­do del ten. Pao­lo Rosato, tut­ti sol­dati di pro­fes­sione. I volon­tari in fer­ma annuale ormai pos­sono essere imp­ie­gati solo in situ­azioni def­i­nite di bas­so ris­chio. Da un paio di mesi i bersaglieri pat­tugliano le strade e lo spazio aero­por­tuale mon­te­clarense; a Ghe­di con­trol­lano solo l’esterno dell’aerobase ital­iana poichè l’aeronautica dispone del­la vig­i­lan­za inter­na, la Vam. In servizio dal 23 novem­bre, l’11° reg­g­i­men­to ne avrà anco­ra per un meset­to; poi il coman­do di Vit­to­rio Vene­to deciderà a chi affi­dare i restanti tre mesi di sorveg­lian­za. In tut­to sei mesi, tan­to dovrebbe durare il com­pi­to, sem­prechè il Gov­er­no non deci­da una pro­ro­ga che dipen­derà dal­la situ­azione inter­nazionale. I Defend­er del­la Range Rover (scor­dat­e­vi la Cam­pag­no­la, anche se si con­tin­ua a chia­mar­le così le jeep dell’Esercito) e i Vm90 las­ciano, giorno e notte, a turni di sei ore, la caser­ma Seri­ni a due pas­si dal­la Fas­cia d’Oro che li ospi­ta. La for­mazione, due o tre veicoli a sec­on­da delle esi­gen­ze, mar­cia ad andatu­ra mod­er­a­ta 30–40 chilometri all’ora; nel solo mese di dicem­bre il pat­tuglia­men­to ha maci­na­to ben 30mila chilometri. La radio di cui è attrez­za­to cias­cun vei­co­lo invia mes­sag­gi crip­tati e tiene i col­lega­men­ti con le cen­trali, men­tre un mil­itare su tre dispone di uno spe­ciale tele­fono cel­lu­lare di servizio. Il «diario di bor­do» fino­ra è rimas­to pri­vo, for­tu­nata­mente, di seg­nalazioni di peri­co­lo. I mil­i­tari pos­sono effet­tuare con­trol­li su auto­mo­bili ritenute sospette e nell’ipotesi peg­giore trat­tenere per­sone in atte­sa dell’arrivo delle forze dell’ordine non aven­do la qual­i­fi­ca di Polizia giudiziaria. Ma fino­ra non ce n’è sta­to bisog­no. L’unico episo­dio movi­men­ta­to, se così pos­si­amo definir­lo, è sta­to un vio­len­to tam­pon­a­men­to di qualche sera fa quan­do un auto­mo­bilista che ha per­so il con­trol­lo del­la pro­pria auto ha cen­tra­to un vei­co­lo mil­itare. Gran spaven­to, la macchi­na sfas­ci­a­ta, per for­tu­na sen­za con­seguen­ze gravi per il civile alla gui­da e i sol­dati. L’Operazione Domi­no ha schier­a­to quat­tro­mi­la uomi­ni. Il Nord-ovest, uno delle gran­di aree in cui è sta­to sud­di­vi­so il ter­ri­to­rio nazionale, vig­i­la sug­li obbi­et­tivi sen­si­bili di Lom­bar­dia, Piemonte, Lig­uria e Valle D’Aosta. I repar­ti schierati sono tut­ti alle dipen­den­ze del 10° reg­g­i­men­to guas­ta­tori di stan­za a Cre­mona con a capo il colon­nel­lo Zam­bu­co. La Lom­bar­dia, a sua vol­ta, con una venti­na di siti e cir­ca 500 uomi­ni a dis­po­sizione risponde al ten. col. Sil­vio Zagli, coman­dante del battaglione Tici­no, inquadra­to sem­pre nel 10° reg­g­i­men­to. Per una coin­ci­den­za sia il 10° guas­ta­tori che l’11° bersaglieri apparten­gono alla Briga­ta Ari­ete. Tra un mese Vit­to­rio Vene­to deciderà a chi affi­dare il com­pi­to ora asseg­na­to a Cre­mona, ma per chi tor­na in caser­ma si annun­ciano subito nuovi impeg­ni. Come per il battaglione Tici­no che in luglio rag­giungerà il Koso­vo. C’è da ren­dere inof­fen­si­vo un bel muc­chio di ordig­ni, opera nel­la quale a Cre­mona van­tano una con­sol­i­da­ta espe­rien­za e disponi­bil­ità di mezzi sofisti­cati. Pro­prio per le loro capac­ità una cinquan­ti­na di uomi­ni del reg­g­i­men­to sono in Afghanistan. E adesso, a com­pletare la gam­ma, l’arrivo delle unità cinofile per l’individuazione degli esplo­sivi. La stes­sa espe­rien­za pos­sono van­tar­la i bersaglieri che conoscono Bosnia e Koso­vo come le loro tasche. D’altra parte la proiezione inter­nazionale dell’Esercito ital­iano è con­fer­ma­ta dalle numerose mis­sioni in cor­so oltre­con­fine che vedono impeg­nati cir­ca 8mila uomini.