Bufera tra gli azionisti veronesi della Catullo sullo scorporo di Montichiari: ma intanto le operazioni per la costituzione della D’Annunzio Spa vanno avanti

Aeroporto di Brescia: venti di guerre!

01/06/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo

Bufera tra gli azion­isti verone­si del­la Cat­ul­lo sul­lo scor­poro di Mon­tichiari: ma intan­to le oper­azioni per la cos­ti­tuzione del­la D’Annunzio Spa van­no avan­ti. «Sti­amo lavo­ran­do- ras­si­cu­ra Fran­co Bet­toni, pres­i­dente del­la Cam­era di com­mer­cio — per dar vita alla soci­età di ges­tione, che avrà sec­on­do i pat­ti un ver­tice bres­ciano: la D’Annunzio sarà cos­ti­tui­ta entro luglio e sarà pien­amente oper­a­ti­va da set­tem­bre». Lo scon­tro è esploso la scor­sa set­ti­mana in assem­blea, ma i suoi strasci­chi han­no occu­pa­to anche i giorni seguen­ti, toc­can­do l’acme con la minac­cia di querela del pres­i­dente uscente del­la Cat­ul­lo, Mas­si­mo Fer­ro, nei con­fron­ti del sin­da­co di Verona, Michela Sironi. Come abbi­amo rifer­i­to nell’edizione di ven­erdì, il Comune di Verona, nel­la per­sona dell’assessore Luca Dar­bi, in assem­blea ha vota­to con­tro il bilan­cio del­la Cat­ul­lo Spa e lo scor­poro del ramo d’azienda di Mon­tichiari. Un ful­mine a ciel sereno per Mas­si­mo Fer­ro, che si appresta­va a las­cia­re il ver­tice del­la soci­età al neo­pres­i­dente Fer­nan­do San­son, tan­to più che i due con­siglieri rap­p­re­sen­tan­ti del Comune in seno al Cda del­la Cat­ul­lo, Bianchi e Cav­al­leri, han­no sem­pre sot­to­scrit­to tutte le deci­sioni del­la soci­età. A dar man­forte all’assessore Dar­bi nei giorni suc­ces­sivi si è mosso lo stes­so sin­da­co di Verona sul­la base di una val­u­tazione del bilan­cio del­la Cat­ul­lo espres­sa dal con­sulente del Comune veronese. Se Mas­si­mo Fer­ro, sec­on­do quan­to annun­ci­a­to alla stam­pa, sta preparan­do un’azione legale a tutela del suo oper­a­to, scon­cer­to e sor­pre­sa è espres­sa anche dai bres­ciani che han­no pre­so parte all’assemblea. «Siamo sta­ti molto mer­av­igliati — affer­ma l’assessore provin­ciale ai Trasporti, Vig­ilio Bet­tin­soli — dei rilievi mossi allo scor­poro di Mon­tichiari. La val­u­tazione di 28 mil­iar­di è il frut­to di una per­izia giu­ra­ta davan­ti al tri­bunale ed il bilan­cio è pas­sato al vaglio di una soci­età di revi­sione come l’Arthur Ander­sen». Tra i prin­ci­pali rilievi mossi dai rap­p­re­sen­tan­ti del Comune di Verona vi è infat­ti quel­lo rel­a­ti­vo al val­ore del­lo sca­lo bres­ciano, per il quale non è sta­to con­sid­er­a­to l’avviamento; ma si con­tes­ta anche il sì alla richi­es­ta bres­ciana di stornare l’ultima tranche del finanzi­a­men­to (5 dei 15 mil­iar­di com­p­lessivi), tra­mu­tan­do quel­lo che dove­va essere un ver­sa­men­to in con­to cap­i­tale (e quin­di a fon­do per­du­to) in quo­ta di cap­i­tale (la dotazione iniziale del­la D’Annunzio sarà appun­to di 33 mil­iar­di, 28 del val­ore di per­izia più 5 del­la terza rata paga­ta da Cam­era di com­mer­cio e Provin­cia di Bres­cia). Pen­sare ad un sovrap­prez­zo di avvi­a­men­to per uno sca­lo che ha chiu­so il pri­mo anno di ges­tione con un rosso di 8,4 mil­iar­di è, sec­on­do il pres­i­dente uscente Fer­ro, prete­sa del tut­to fuori luo­go. Questo val­ore piut­tosto sarà pos­si­bile recu­per­ar­lo quan­do la Cat­ul­lo ridur­rà la pro­pria quo­ta dall’85 al 58% (man­te­nen­do per­al­tro sal­da­mente il con­trol­lo), attra­ver­so il sovrap­prez­zo che sarà appli­ca­to alle azioni. Sot­to questo aspet­to i bres­ciani si sono tut­tavia caute­lati, otte­nen­do un’opzione che con­sen­tirà loro di parte­ci­pare all’aumento di cap­i­tale man­te­nen­do i vec­chi prezzi delle azioni. Se la pre­oc­cu­pazione di Verona è che, soprat­tut­to con l’arrivo di un part­ner tec­ni­co (sia la Sea come la Sab­co), Mon­tichiari diven­ti un temi­bile con­cor­rente, spo­stan­do l’asse ver­so Milano, i palet­ti posti dal­la Cat­ul­lo sono ben fer­mi. Mon­tichiari servirà piut­tosto ad assor­bire i voli car­go, i char­ter, i voli low cost (a tar­iffe strac­ciate) che Vil­lafran­ca non è in gra­do di accogliere, fun­gen­do anche da preziosa sup­plen­za, come lo è sta­to nei tre mesi di rifaci­men­to del­la pista e domeni­ca, in occa­sione del disin­nesco del­la bom­ba a Verona (30 voli sono sta­ti sal­vati gra­zie allo sposta­men­to al D’Annunzio). Per Mon­tichiari e Vil­lafran­ca, dunque, due ruoli diver­si, che con­tribuiran­no insieme alla cresci­ta del sis­tema. E le infuo­cate polemiche di oggi? Dif­fi­cile capirne il sen­so, a meno che — come qual­cuno ha mal­iziosa­mente ipo­tiz­za­to — non dipen­da tut­to da una cor­sa alla pres­i­den­za, toc­ca­ta alla fine — com’è noto — alla Cam­era di com­mer­cio veronese. Bufera tra gli azion­isti verone­si del­la Cat­ul­lo sul­lo scor­poro di Mon­tichiari: ma intan­to le oper­azioni per la cos­ti­tuzione del­la D’Annunzio Spa van­no avan­ti. «Sti­amo lavo­ran­do- ras­si­cu­ra Fran­co Bet­toni, pres­i­dente del­la Cam­era di com­mer­cio — per dar vita alla soci­età di ges­tione, che avrà sec­on­do i pat­ti un ver­tice bres­ciano: la D’Annunzio sarà cos­ti­tui­ta entro luglio e sarà pien­amente oper­a­ti­va da set­tem­bre». Lo scon­tro è esploso la scor­sa set­ti­mana in assem­blea, ma i suoi strasci­chi han­no occu­pa­to anche i giorni seguen­ti, toc­can­do l’acme con la minac­cia di querela del pres­i­dente uscente del­la Cat­ul­lo, Mas­si­mo Fer­ro, nei con­fron­ti del sin­da­co di Verona, Michela Sironi. Come abbi­amo rifer­i­to nell’edizione di ven­erdì, il Comune di Verona, nel­la per­sona dell’assessore Luca Dar­bi, in assem­blea ha vota­to con­tro il bilan­cio del­la Cat­ul­lo Spa e lo scor­poro del ramo d’azienda di Mon­tichiari. Un ful­mine a ciel sereno per Mas­si­mo Fer­ro, che si appresta­va a las­cia­re il ver­tice del­la soci­età al neo­pres­i­dente Fer­nan­do San­son, tan­to più che i due con­siglieri rap­p­re­sen­tan­ti del Comune in seno al Cda del­la Cat­ul­lo, Bianchi e Cav­al­leri, han­no sem­pre sot­to­scrit­to tutte le deci­sioni del­la soci­età. A dar man­forte all’assessore Dar­bi nei giorni suc­ces­sivi si è mosso lo stes­so sin­da­co di Verona sul­la base di una val­u­tazione del bilan­cio del­la Cat­ul­lo espres­sa dal con­sulente del Comune veronese. Se Mas­si­mo Fer­ro, sec­on­do quan­to annun­ci­a­to alla stam­pa, sta preparan­do un’azione legale a tutela del suo oper­a­to, scon­cer­to e sor­pre­sa è espres­sa anche dai bres­ciani che han­no pre­so parte all’assemblea. «Siamo sta­ti molto mer­av­igliati — affer­ma l’assessore provin­ciale ai Trasporti, Vig­ilio Bet­tin­soli — dei rilievi mossi allo scor­poro di Mon­tichiari. La val­u­tazione di 28 mil­iar­di è il frut­to di una per­izia giu­ra­ta davan­ti al tri­bunale ed il bilan­cio è pas­sato al vaglio di una soci­età di revi­sione come l’Arthur Ander­sen». Tra i prin­ci­pali rilievi mossi dai rap­p­re­sen­tan­ti del Comune di Verona vi è infat­ti quel­lo rel­a­ti­vo al val­ore del­lo sca­lo bres­ciano, per il quale non è sta­to con­sid­er­a­to l’avviamento; ma si con­tes­ta anche il sì alla richi­es­ta bres­ciana di stornare l’ultima tranche del finanzi­a­men­to (5 dei 15 mil­iar­di com­p­lessivi), tra­mu­tan­do quel­lo che dove­va essere un ver­sa­men­to in con­to cap­i­tale (e quin­di a fon­do per­du­to) in quo­ta di cap­i­tale (la dotazione iniziale del­la D’Annunzio sarà appun­to di 33 mil­iar­di, 28 del val­ore di per­izia più 5 del­la terza rata paga­ta da Cam­era di com­mer­cio e Provin­cia di Bres­cia). Pen­sare ad un sovrap­prez­zo di avvi­a­men­to per uno sca­lo che ha chiu­so il pri­mo anno di ges­tione con un rosso di 8,4 mil­iar­di è, sec­on­do il pres­i­dente uscente Fer­ro, prete­sa del tut­to fuori luo­go. Questo val­ore piut­tosto sarà pos­si­bile recu­per­ar­lo quan­do la Cat­ul­lo ridur­rà la pro­pria quo­ta dall’85 al 58% (man­te­nen­do per­al­tro sal­da­mente il con­trol­lo), attra­ver­so il sovrap­prez­zo che sarà appli­ca­to alle azioni. Sot­to questo aspet­to i bres­ciani si sono tut­tavia caute­lati, otte­nen­do un’opzione che con­sen­tirà loro di parte­ci­pare all’aumento di cap­i­tale man­te­nen­do i vec­chi prezzi delle azioni. Se la pre­oc­cu­pazione di Verona è che, soprat­tut­to con l’arrivo di un part­ner tec­ni­co (sia la Sea come la Sab­co), Mon­tichiari diven­ti un temi­bile con­cor­rente, spo­stan­do l’asse ver­so Milano, i palet­ti posti dal­la Cat­ul­lo sono ben fer­mi. Mon­tichiari servirà piut­tosto ad assor­bire i voli car­go, i char­ter, i voli low cost (a tar­iffe strac­ciate) che Vil­lafran­ca non è in gra­do di accogliere, fun­gen­do anche da preziosa sup­plen­za, come lo è sta­to nei tre mesi di rifaci­men­to del­la pista e domeni­ca, in occa­sione del disin­nesco del­la bom­ba a Verona (30 voli sono sta­ti sal­vati gra­zie allo sposta­men­to al D’Annunzio). Per Mon­tichiari e Vil­lafran­ca, dunque, due ruoli diver­si, che con­tribuiran­no insieme alla cresci­ta del sis­tema. E le infuo­cate polemiche di oggi? Dif­fi­cile capirne il sen­so, a meno che — come qual­cuno ha mal­iziosa­mente ipo­tiz­za­to — non dipen­da tut­to da una cor­sa alla pres­i­den­za, toc­ca­ta alla fine — com’è noto — alla Cam­era di com­mer­cio veronese.

Graziano Guerini
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