Audizione dei consiglieri Vigilio Bettinsoli e Roberto Toffoli a Palazzo Broletto. Un appello alle banche perchè finanzino la struttura. 4,8 milioni di euro in tre anni, tante perplessità e qualche proposta: «Vendiamolo»

Aeroporto, ecco il piano di rilancio

07/06/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Pietro Gorlani

La Provin­cia gio­ca l’ultima car­ta per il rilan­cio dell’aeroporto «D’Annunzio» di Mon­tichiari. Speran­do sia davvero quel­la vin­cente. Si trat­ta del piano strate­gi­co di rilan­cio: 4,8 mil­ioni di euro in tre anni (1,6 mil­ioni all’anno divisi equa­mente tra Bro­let­to e Cam­era di Com­mer­cio) che servi­ran­no ad atti­rare com­pag­nie low cost e a far decol­lare lo sca­lo bres­ciano. Stret­tis­si­mi i tem­pi d’azione. Liq­uid­ità pronta per fine giug­no per far assi­cu­rare da set­tem­bre 5 voli gior­nalieri: tre nazion­ali (oltre a Roma un col­lega­men­to con Puglia e Sicil­ia) e almeno due a des­ti­nazione euro­pea (uno ver­so l’Europa dell’Est e l’altro ver­so Fran­cia o Spagna). L’annuncio è sta­to dato ieri mat­ti­na a palaz­zo Bro­let­to da Vig­ilio Bet­tin­soli (con­sigliere d’amministrazione del D’Annunzio) nel cor­so dell’audizione del­la IIª com­mis­sione Bilan­cio, con­vo­ca­ta dal suo pres­i­dente Aldo Rebec­chi. E il vicepresin­dente del­la Provin­cia nonchè asses­sore al Bilan­cio Mas­si­mo Gelmi­ni, con­fer­ma «che i sol­di ci sono senz’altro. Non sono di cer­to un prob­le­ma 800mila euro l’anno per un ente che ha 334 mil­ioni di euro in bilan­cio». Ma la pro­pos­ta di rilan­cio avan­za­ta da Bet­tin­soli e Rober­to Tof­foli (con­sigliere d’amministrazione del Cat­ul­lo di Verona) sus­ci­ta molte per­p­lessità, non solo nel­la mino­ran­za, ma in seno alla stes­sa mag­gio­ran­za. Gli annosi dub­bi sono trasver­sali alle forze politiche e pos­sono essere con­den­sati in un pen­siero comune: finchè la soci­età Veronese detiene l’85% delle quote dell’aeroporto bres­ciano sarà dif­fi­cile che pos­sa decol­lare. Ma è arriva­to l’ennesimo appel­lo alle banche ed agli indus­tri­ali bres­ciani a parte­ci­pare al rilan­cio del­lo sca­lo bres­ciano, stret­ta­mente col­le­ga­to al sis­tema Bres­cia, impeg­nan­dosi per l’acquisto di ulte­ri­ori quote del D’Annunzio.IL PIANO. Vis­to il bilan­cio scon­for­t­ante del 2005 (per il D’Annuzio una perdi­ta di 3,8 mil­ioni di euro e passeg­geri fer­mi a quo­ta 116 mila) e l’attuale pre­sen­za di un solo volo gior­naliero (il low cost per Lon­dra) «nell’ultimo con­siglio di ammin­is­trazione tut­ti i soci bres­ciani han­no soll­e­va­to un pro­fon­do dis­a­gio — spie­ga Bet­tin­soli — e la neces­sità di rilan­cia­re l’aeroporto. Lo pos­si­amo fare sola­mente atti­ran­do a Mon­tichiari delle nuove com­pag­nie low cost, che vogliono essere pagate». Il piano strate­gi­co par­la di 4,8 mil­ioni di euro da ver­sare per i pri­mi tre anni: «dopodichè le stesse com­pag­nie dovreb­bero essere rius­cire a garan­tire il servizio anche sen­za con­tribu­ti». Ma il Cat­ul­lo che farà per aiutare l’aeroporto bres­ciano? «Con­tiuerà a ver­sare 800mila euro all’anno a Ryanair — aggiunge Tof­foli — affinchè riman­ga a Mon­tichiari. Inoltre l’aeroporto veronese verserà a Bres­cia un mil­ione di euro l’anno: la metà dei sol­di risparmiati con l’accordo con Enav». Va da sè che andrà ripen­sato in modo effi­cace anche il tra­por­to mer­ci: «movi­men­ti­amo sola­mente 2mila ton­nel­late l’anno — chi­ude Tof­foli -. Nel futuro dob­bi­amo lavo­rare sul trasporto del “prodot­to fres­co” ma per far questo dob­bi­amo poten­ziare anche le strut­ture logisctiche».I DUBBI. «Il piano di rilan­cio è accetta­bile sola­mente se arri­va una nuo­va man­age­ri­al­ità e se Bres­cia con­terà di più nel­la soci­età aero­por­tuale — tuona Tino Bino, leader dell’opposizione -. In caso con­trario ven­di­amo­lo, vis­to che dopo tan­ti anni il D’Annunzio nè è sul mer­ca­to, nè sod­dis­fa i bisog­ni del­la popo­lazione». Non è meno inci­si­vo Gian­pao­lo Man­tel­li, capogrup­po dell’Udc, che in mer­i­to al piano strate­gi­co di 4,8 mil­ioni com­men­ta: «pri­ma vano vagliati i bisog­ni, poi si pro­pone l’offerta. Noi sti­amo facen­do il con­trario. E’ assur­do che la Provin­cia deb­ba pagare il bigli­et­to a chi va in vacan­za in Sardeg­na o a Roma per lavoro». Dure critiche anche alla fragilità del «sis­tema Bres­cia», all’assenza di una figu­ra isti­tuzionale che coor­di­ni il rilan­cio eco­nom­i­co, che pas­sa dall’aeroporto, cer­to, «ma non si può par­lare di aero­por­to sen­za par­lare del­la fiera, delle infra­strut­ture quali , Brebe­mi, tan­gen­ziale lom­bar­do-vene­ta. Gli sta­ti gen­er­ali purtrop­po han­no fal­li­to l’obbiettivo e la Provin­cia deve riflet­tere sul suo ruo­lo, mag­a­ri pen­sare a dei pro­pri sta­ti gen­er­ali. E guardare ad alleanze strate­giche, alla Regione in prim­is. Se infat­ti la Cat­ul­lo mettesse in ven­di­ta il 30% delle sue quote, chi le com­pre­rebbe? Dove sono le banche e gli indus­tri­ali bres­ciani? Sareb­bero dis­posti ad inve­stire nel rilan­cio del­lo sca­lo bresciano?».LE PROPOSTE. Bet­tin­soli, rispon­den­do ai dub­bi del col­le­ga Man­tel­li, sostiene che «il colpo d’ala per la riparten­za dell’infrastruttura aero­por­tuale deve par­tire dalle isti­tuzioni che gestis­cono il ter­ri­to­rio. Lo fan­no qua­si tutte le regioni, le province e i comu­ni d’Italia, a par­tire dal­la Puglia (che ver­sa 25 mil­ioni di euro l’anno al suo sis­tema aero­por­tuale) fino ad arrivare al comune e Provin­cia di Bres­cia, con i 30 mil­ioni ver­sa­ti al trasporto pub­bli­co». Cer­to suona stra­no che le banche bres­ciane, che movi­men­tano mil­iar­di di euro l’anno, non inves­tano un euro su Mon­tichiari. «In futuro dovrem­mo chiedere incon­tri con i Bazoli, i Folonari, gli Azzi — chi­ude Bet­tin­soli — ma anche con il par­la­men­tari bresciani».

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