Venezia, gli ebrei e l'Europa: 1516/2016

Affrontare il tema Shoa a partire da “Il primo ghetto” di Venezia a 500 anni della sua istituzione

28/01/2017 in Attualità
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Di Redazione
Maria Teresa Martini

Alla sca­den­za dei 500 anni dell’istituzione del Ghet­to di Venezia, il pri­mo ghet­to, Donatel­la Cal­abi con il coor­di­na­men­to sci­en­tifi­co di Gabriel­la Bel­li e il con­trib­u­to di vari stu­diosi, ha real­iz­za­to una mostra “Venezia, gli ebrei e lEuropa 1516 — 2016”, vol­ta a  descri­vere i pro­ces­si che sono alla base del­la nasci­ta, del­la real­iz­zazione e delle trasfor­mazioni del pri­mo “recin­to al mon­do, allo­ra des­ti­na­to agli ebrei.

La mostra di Palaz­zo Ducale, ha con­sen­ti­to ad un affasci­nante viag­gio, tra arte, sto­ria e cul­tura, lun­go 500 anni: dagli inse­di­a­men­ti ebraici in Europa dopo il 1492, (data che cor­risponde alla cac­cia­ta degli ebrei dal­la peniso­la Iber­i­ca), all’istituzione del pri­mo vero e pro­prio ghet­to al mon­do. Si arti­cola­va sec­on­do dieci sezioni tem­atiche: Pri­ma del Ghet­to, La Venezia cos­mopoli­ta, Il Ghet­to cos­mopoli­ta, Le sin­a­goghe, Cul­tura ebraica e figu­ra fem­minile, I com­mer­ci tra XVII e XVIII sec­o­lo, Napoleone: laper­tu­ra dei can­cel­li e lassim­i­lazione, Il mer­cante di Venezia, Collezioni, Il XX sec­o­lo. Si pote­va par­tire dal dibat­ti­to sul­la sua local­iz­zazione, per pro­cedere sul­la cresci­ta e la con­for­mazione urbana e architet­ton­i­ca di suc­ces­sive espan­sioni (il Ghet­to Novo, il Vec­chio e il Novis­si­mo); quin­di si affronta­vano le relazioni con il resto del­la cit­tà (le bot­teghe real­tine, il cimitero, l’escavo del Canale degli Ebrei), la rein­te­grazione nove­cen­tesca. Sullarea tut­to­ra abi­ta­ta, con­sistono tre ghet­ti,  gra­zie a pre­ci­sis­sime ricostruzioni mul­ti­me­di­ali, in mostra si evi­den­zi­a­vano le evoluzioni. (Nei pri­mi decen­ni del XVI sec­o­lo la Repub­bli­ca Vene­ta ave­va mes­so in atto una strate­gia urbana di accoglien­za, fat­ta di garanzie e di sorveg­lian­za. Gli ebrei, al pari daltre mino­ranze, era­no “preziosi” per la Serenis­si­ma (come si legge in alcu­ni doc­u­men­ti): le sue mag­i­s­tra­ture, alcu­ni nobili, lo stes­so doge Leonar­do Loredan, che era “principe” al momen­to del decre­to isti­tu­ti­vo del Ghet­to (29 mar­zo 1516), ne era­no per­fet­ta­mente con­sapevoli. A Rial­to un grup­po di giudei nel 1515 ave­va anche acquisi­to una serie di bot­teghe. Venezia, che ave­va con­ces­so agli ebrei pre­sen­ti sul pro­prio ter­ri­to­rio –quan­do l’Europa li sta­va cac­cian­do con i citati decreti d’espulsione dal­la Spagna (1492) e dal Por­to­gal­lo (1496) – d’entrare in cit­tà come rifu­giati di guer­ra, in segui­to si pose il prob­le­ma di come trattare la mino­ran­za ebraica. e lo risolse con le Gri­da del ‘500 che appun­to isti­tuirono il Ghet­to, il recin­to, le porte l’orario di aper­tu­ra e chiusura…. “ La pos­ta in gio­co era la pre­sun­ta dife­sa dei val­ori cul­tur­ali fon­da­men­tali, di tut­ti quei val­ori che “il mito di Venezia” rep­uta­va i più essen­ziali in asso­lu­to: gius­tizia, lib­ertà e benessere, il tut­to rad­i­ca­to nel buon gov­er­no e non da ulti­mo nel­la dife­sa delleti­ca cris­tiana,…”).  Anche queste teorie e pras­si si stan­no ripren­den­do con­tro altri profughi, tor­nano Costruzioni di alti intorno a nuovi ghet­ti.

La  sala ded­i­ca­ta alle strut­ture abi­ta­tive allinter­no del Ghet­to, descrive­va , con le mod­erne tec­nolo­gie-video, lo svilup­po urbano e sociale nel recin­to:  gli ampli­a­men­ti suc­ce­du­tosi nel tem­po, l’illustrazione delle cinque sin­a­goghe e delle yeshiv­ot, accan­to a ogget­ti rit­u­ali d’argento e ai pan­nel­li dec­o­ra­tivi in cuoio, apparte­nen­ti al Ebraico veneziano.

Sig­ni­fica­ti­va la rif­les­sione sug­li scam­bi cul­tur­ali e lin­guis­ti­ci,  tra il castel­lo e la cit­tà, sulle abilità arti­gianali e sui mestieri che la comu­nità ebraica ha con­di­vi­so sia con la popo­lazione cris­tiana che  con tutte le mino­ranze pre­sen­ti in una cit­tà mer­can­tile di notev­ole ril­e­van­za. Si con­fer­ma come Venezia, dinizio Cinque­cen­to, fos­se cos­mopoli­ta e si espan­desse oltre che mil­i­tar­mente, cul­tural­mente, rag­giun­gen­do varie sin­te­si di  saperi, di sapori. Ecco gli splen­di­di Teleri di Carpac­cio , il Ritrat­to del doge Leonar­do Loredan, (Carpac­cio),  fir­matario del­la pri­ma gri­da sul Ghet­to.

Bisogna ricor­dare che Venezia dal ‘500, era diven­ta­ta la fuci­na dei mod­el­li tipografi­ci, nel cam­po dell’editoria pro­duce­va sig­ni­fica­tivi esper­i­men­ti di testi in ebraico: la pic­co­la gram­mat­i­ca l’Intro­duc­tio per­bre­vis ad Hebraicam lin­guam da lui pub­bli­ca­ta,  la Bib­bia Rab­bini­ca cura­ta da Felice da Pra­to, insieme ad esem­pi di pub­bli­cazioni popo­lari, come i Respon­sa di Joseph Colon. I Lib­ri di grande pre­gio: il testo di Las­caris di edi­zione ald­ina, la Torah di Mai­monide. l’Ester di Leon Mod­e­na, uno stra­or­di­nario trat­ta­to set­te­cen­tesco illus­tra­to di astrono­mia, med­i­c­i­na e anato­mia di Tobia Coen.

Nel ‘700, gli ebrei veneziani era­no ric­chi borgh­e­si : lo con­fer­ma un prezioso Con­trat­to mat­ri­mo­ni­ale ebraico, su perga­me­na sago­ma­ta, come un “Nobile al ban­co” Dis­eg­no acquerel­la­to di Gio­van­ni Grevem­broch, dip­in­to in abiti de veneziani.

Fon­da­men­tale la Sala ded­i­ca­ta alla cadu­ta del­la del­la Repub­bli­ca Vene­ta con l’apertura delle porte per vol­ere di Napoleone, nel 1797, alla cadu­ta del­la Repub­bli­ca, allelim­i­nazione del “recin­to”,   e l’assimilazione dei Giudei nel­la cit­tà. Ritor­nan­do a pieno tito­lo nel­la soci­età, molti famiglie, acqui­sis­cono palazzi di pres­ti­gio, lun­go il Canal Grande, fino a San Mar­co. Con­tem­po­ranea­mente  gli spazi architet­toni­ci del ghet­to spalan­cati, ven­nero risa­nati e ristrut­turati, I lavori si con­clusero con ampia sod­dis­fazione agli inizi del 1930 …Dopo la rein­te­grazione otto­cen­tesca, la ristrut­turazione nove­cen­tesca, cel­e­bra­ta da immag­i­ni-video, da il ritrat­to di Margheri­ta Sar­fat­ti di Wildt e Il Rab­bi­no di Cha­gall, una autorev­ole “Letizia Pesaro Mau­rog­na­to”, di Gia­co­mo Bal­la, alla fine anni ’30, il regime fascista ha fat­to una trag­i­ca inver­sione pro­mul­gan­do le leg­gi razz­iali e attuan­do la per­se­cuzione degli Ebrei, fino ai campi di con­cen­tra­men­to, alla Shoa…che ricor­diamo appun­to in questi giorni.

L’esposizione ha sot­to­lin­eato la ric­chez­za dei rap­por­ti tra gli ebrei e la soci­età civile, nei diver­si peri­o­di del­la lun­ga per­ma­nen­za in lagu­na, in area vene­ta e in area mediter­ranea.

Ma ques­ta mostra ci ha ram­men­ta­to anche come  la creazione di stereotipi, di pregiudizi dis­pre­gia­tivi,  sia par­ti­ta da lon­tano, tan­to che anche Shake­speare, l’aveva uti­liz­za­ta ne Il mer­cante di Venezia. Pros­eguirà in tan­ta let­ter­atu­ra mon­di­ale ed innu­merevoli rap­p­re­sen­tazioni cin­e­matogra­fiche-teatrali dia­boli­ca­mente infaus­ta, usa­ta per ottenere il con­sen­so popo­lare ver­so prog­et­ti dis­trut­tivi nazi-fascisti.

 

Nota stor­i­ca

Nei pri­mi decen­ni del XVI sec­o­lo la Repub­bli­ca Vene­ta ave­va mes­so in atto una strate­gia urbana di accoglien­za, fat­ta di garanzie e di sorveg­lian­za. Gli ebrei, al pari d’altre mino­ranze, era­no “preziosi” per la Serenis­si­ma (come si legge in alcu­ni doc­u­men­ti): le sue mag­i­s­tra­ture, alcu­ni nobili, lo stes­so doge Leonar­do Loredan, che era “principe” al momen­to del decre­to isti­tu­ti­vo (29 mar­zo 1516), ne era­no per­fet­ta­mente con­sapevoli.

Dalle Gri­da del ‘500

Il luo­go era delim­i­ta­to da due porte che, come ave­va pre­cisato il Sen­a­to il 29 mar­zo 1516, sareb­bero state aperte la mat­ti­na al suono del­la “marang­o­na” (la cam­pana di San Mar­co che det­ta­va i rit­mi dellattiv­ità cit­tad­i­na) e richiuse la sera a mez­zan­otte da quat­tro cus­to­di cris­tiani, pagati dai giudei e tenu­ti a risiedere nel sito stes­so, sen­za famiglia per pot­er­si meglio dedi­care allattiv­ità di con­trol­lo. Inoltre si sareb­bero dovu­ti real­iz­zare due muri alti (che tut­tavia non saran­no mai eretti) a ser­rare larea dal­la parte dei rii che la avreb­bero cir­con­da­ta, muran­do tutte le rive che vi si apri­vano. Due barche del Con­siglio dei Dieci con guardiani pagati dai nuovi “castel­lani”, cir­col­er­an­no di notte nel canale intorno alliso­la per garan­tirne la sicurez­za. Il 1 aprile suc­ces­si­vo, la stes­sa “gri­da” venne procla­ma­ta a Rial­to e in cor­rispon­den­za dei pon­ti di tutte le con­trade cit­ta­dine in cui risiede­vano i giudei”.

Dal Castel­lo al Ghet­to,  evoca­ti­vo riman­do al “get­to” di rame e alla fonde­ria esistente a Canareg­gio pri­ma del recin­to degli ebrei — da cui sarebbe deriva­to il topon­i­mo “ghet­to”. La mostra,  pros­egue con la visu­al­iz­zazione dei flus­si migra­tori ebraici in Europa, dopo la cac­cia­ta dal­la Spagna e dal Por­to­gal­lo, e con un focus sul­la pre­sen­za d’insediamenti ebraici in Vene­to, a Venezia (in par­ti­co­lare nell’area cen­trale e in quel­la mer­can­tile) e a Mestre. A Rial­to un grup­po di giudei nel 1515 ave­va anche acquisi­to una serie di bot­teghe: il cuore degli affari lagu­nari era al tem­po vivacis­si­mo e la ricostruzione in mostra del ponte di Rial­to — anco­ra apri­bile nel mez­zo per il pas­sag­gio delle imbar­cazioni — e degli affol­lati spazi di scam­bio eretti dopo il grande incen­dio del 1514 è di par­ti­co­lare effet­to. Venezia, che ave­va con­ces­so agli ebrei pre­sen­ti sul pro­prio ter­ri­to­rio – anche quan­do l’Europa li sta­va cac­cian­do dopo i noti decreti d’espulsione dal­la Spagna (1492) e dal Por­to­gal­lo (1496) – d’entrare in cit­tà come rifu­giati di guer­ra, in segui­to alle dram­matiche con­seguen­ze del­la lega di Cam­brai e alla scon­fit­ta di Agnadel­lo, si pose presto il prob­le­ma di come trattare la mino­ran­za ebraica. “ (Allo­ra come oggi), La pos­ta in gio­co era la pre­sun­ta dife­sa dei val­ori cul­tur­ali fon­da­men­tali per la percezione di se stes­si. di tut­ti quei val­ori che “il mito di Venezia” rep­uta­va i più essen­ziali in asso­lu­to: gius­tizia, lib­ertà e benessere, il tut­to rad­i­ca­to nel buon gov­er­no e non da ulti­mo nel­la dife­sa dell’etica cris­tiana, sen­za la quale non sono con­cepi­bili né la gius­tizia né il benessere”.

La scelta di non cac­cia­re gli ebrei ma di man­ten­er­li den­tro il ghet­to fu vis­su­ta come il male minore e la chiusura, da palese dis­crim­i­nazione, finì per trasfor­mar­si anche in unutile dife­sa, per­ché gli ebrei, sogget­to politi­ca­mente debole all’esterno delle mura, diven­tarono all’interno autono­mi, qua­si padroni delle loro azioni. Si trasfor­mò a poco a poco in un’istituzione qua­si a sé, “uno scu­do”, come scrive Ric­car­do Cal­i­mani, “che, pur nel­la pre­ca­ri­età dila­gante dispone­va, nonos­tante tut­to, di poteri e priv­i­le­gi che gli per­me­t­te­vano di far­si ascoltare e di trattare con i pro­pri inter­locu­tori all’esterno, con una lib­ertà d’iniziativa in qualche caso sor­pren­dente”. Cos­mopoli­ta al suo inter­no – ove ven­nero a con­vi­vere ebrei tedeschi e ital­iani, ebrei lev­an­ti­ni, ponen­ti­ni e por­togh­e­si – il Ghet­to di Venezia fu dunque una realtà forte­mente per­me­abile, in costante inter­azione con l’esterno e in prim­is con la cit­tà lagunare, essa stes­sa stra­or­di­nar­i­a­mente multi­nazionale e mul­tiet­ni­ca, per con­vinzione o prag­ma­tismo.

Il XIX sec­o­lo è scan­di­to dal ritorno degli ebrei a pieno tito­lo in cit­tà e nel­la soci­età: molti escono dal perimetro, alcune famiglie acqui­sis­cono palazzi di pres­ti­gio, spes­so lun­go il Canal Grande, inizial­mente nel ses­tiere di Cannare­gio poi anche a San Mar­co. Alla rein­te­grazione nove­cen­tesca, seguì la per­se­cuzione. ma la mostra si fer­ma su ques­ta soglia.

Un famoso e grande plas­ti­co del­la cit­tà real­iz­za­to nel 1961 per una mostra a Palaz­zo Gras­si darà vita, col­le­ga­to a un dis­pos­i­ti­vo mul­ti­me­di­ale, a una sor­ta di atlante lumi­noso delle abitazioni ma anche delle architet­ture real­iz­zate su com­mit­ten­za ebraica e/o ai molti dei prog­et­ti degli stes­si pro­fes­sion­isti ebrei, tes­ti­mo­niati anche da mate­ri­ale doc­u­men­tario.

 Maria Tere­sa Mar­ti­ni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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