È uno strumento ed uno spazio di dibattito a disposizione di tutti i cittadini. Ma sono in pochissimi ad approfittarne. Sviluppo, ambiente, salute: problematiche che i rivani delegano

Agenda 21, partecipazione zero (o quasi)

16/11/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo

In questi giorni i rivani trovano nel­la pos­ta un opus­co­lo e una let­tera fir­ma­ta dal sin­da­co Mat­teot­ti e dal­l’asses­sore Mari­no. L’ar­go­men­to è «Agen­da 21». Gran parte dei cit­ta­di­ni sco­pri­ran­no, sem­pre che si pren­dano il dis­tur­bo di leg­gere, che si trat­ta di uno stru­men­to a loro dis­po­sizione per avere voce in capi­to­lo sulle trasfor­mazioni del­l’am­bi­ente nat­u­rale e urbano in cui vivono. Attra­ver­so incon­tri e forum via Inter­net. Invero di incon­tri ne sono già sta­ti fat­ti nove dal­l’inizio del­l’an­no, ma pochi vi han­no parte­ci­pa­to. Ecco il prob­le­ma: Agen­da 21 è uno spazio civi­co che non decol­la. Ed è un vero peccato.D’altro can­to Agen­da 21 è lo spec­chio del­la realtà, quel­la in cui la soluzione delle prob­lem­atiche ambi­en­tali, che ci riguardano tut­ti da vici­no (qual­ità del­l’aria che respiri­amo, inquina­men­to dei cor­si d’ac­qua e del lago in cui ci bag­ni­amo d’es­tate, i rifiu­ti che col­mano la dis­car­i­ca, il cemen­to che fagoci­ta le aree ver­di…), sono del­e­gate agli organ­is­mi isti­tuzion­ali. Da Comune, Provin­cia e Com­pren­so­rio — da quan­do la polit­i­ca e l’at­tiv­ità ammin­is­tra­ti­va pub­bli­ca han­no fat­to pro­prie le istanze eco­logiche e di svilup­po sosteni­bile — ci si atten­dono scelte e azioni anche in questo ambito. Un com­pi­to che gli enti a volte assolvono, altre no. Para­dos­salmente, quan­do la sal­va­guardia del­l’am­bi­ente era tema di stu­dio e di battaglie sostenute uni­ca­mente da un’a­van­guardia del­la soci­età — le prime asso­ci­azioni eco­logiche — la sen­si­bil­ità e l’in­ter­esse era­no mag­giori. Ed i risul­tati, alla fine, con­creti e impor­tan­ti. La dis­car­i­ca con­trol­la­ta dei rifiu­ti urbani, ad esem­pio. Era­no i pri­mi anni Ottan­ta, all’e­poca la «Maza» era un depos­i­to a cielo aper­to, dis­or­di­na­to e putres­cente, reg­no di spor­cizia e pan­te­gane, i cui liqua­mi pen­e­tra­vano lib­era­mente nel ter­reno e nel­la fal­da acquifera: è gra­zie anche alla cam­pagna di denun­cia, infor­mazione e sen­si­bi­liz­zazione fat­ta da Kro­nos 1999 (un grup­po di ragazzi di Arco sen­za pretese, ma avan­ti di 20 anni rispet­to all’opin­ione pub­bli­ca e alla classe polit­i­ca), se oggi la «Maza» è appun­to una «dis­car­i­ca con­trol­la­ta», imper­me­abi­liz­za­ta e coltivata.Agenda 21, che si pre­figge di «cam­biare assieme cosa non ci piace», per «dis­eg­nare un futuro sosteni­bile, equo e sol­i­dale per la nos­tra cit­tà», rac­coglie l’ered­ità dei pre­cur­sori del­la dife­sa ambi­en­tale. Ma sen­za il con­trib­u­to dei cit­ta­di­ni rimar­rà uno spazio vuo­to, un’op­por­tu­nità sprecata.