Prima hanno lavorato per anni, dividendo il tempo libero tra ricerche, escursioni e collaborazioni con altri gruppi "collaudati". Poi hanno deciso di provare a "mettersi in proprio", per verificare se riescono a combinare qualcosa di positivo.

Ajal: promuove il Garda e la sua archeologia

02/02/2000 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

Pri­ma han­no lavo­ra­to per anni, div­i­den­do il tem­po libero tra ricerche, escur­sioni e col­lab­o­razioni con altri grup­pi “col­lau­dati”. Poi han­no deciso di provare a “met­ter­si in pro­prio”, per ver­i­fi­care se riescono a com­bina­re qual­cosa di pos­i­ti­vo. Il pro­gram­ma lo si indi­vid­ua già dal­la stes­sa let­tura del nome del­l’as­so­ci­azione che sta pren­den­do for­ma giuridi­ca in questi giorni: “Ajàl”. E’ il nome delle antiche piaz­zole dove si pro­duce­va il car­bone di leg­na in montagna.A sec­on­da del­la prove­nien­za dialet­tale e del­l’in­fluen­za vene­ta, qual­cuno le definisce anche ajàle o giàl. Ma la scelta del grup­po è cadu­ta sul ter­mine più clas­si­co. Gli obi­et­tivi? “Con­durre ricerche di carat­tere stori­co, etno­grafi­co, fau­nis­ti­co, botan­i­co e più in gen­erale cul­tur­ale, sul ter­ri­to­rio del Gar­da occi­den­tale e in par­ti­co­lare a Gargnano e nei comu­ni confinanti”.La scelta geografi­ca è sta­ta deter­mi­na­ta pro­prio dal nucleo che sta avvian­do l’es­pe­rien­za di ricer­ca, for­ma­to prin­ci­pal­mente da appas­sion­ati gargnane­si. ‘asso­ci­azione cul­tur­ale (la cui assem­blea cos­ti­tu­ti­va è in pro­gram­ma tra qualche giorno, e nel cui futuro c’è l’is­crizione negli albi provin­ciali e region­ali delle asso­ci­azioni) sarà aper­ta a tut­ti, non avrà scopi di lucro e sarà pronta a “indi­vid­uare e accertare la pre­sen­za, nel­l’area di ricer­ca, di ele­men­ti che ren­dano pos­si­bile la val­oriz­zazione del ter­ri­to­rio”. ‚Un modo per pas­sare dalle parole ai fat­ti, insom­ma, dopo che il ter­ri­to­rio, le sue ric­chezze nat­u­rali e le tradizioni stori-che sono sta­ti a lun­go van­tati ma notevol­mente trascu­rati. Ma chi potrà riv­ol­ger­si a questo sodal­izio che è nuo­vo solo in apparen­za? Chi­unque voglia riva­l­utare le ampie aree altog­a­rde­sane che offrono (e a volte nascon­dono) tesori sconosciu­ti, che si può con­tribuire a far riemerg­ere. E pro­prio spie­gan­do questo con­cet­to affio­ra­no gli inter­es­si dei pro­mo­tori del­l’inizia­ti­va, che lavo­ra­no già da anni in ques­ta direziono, e che inten­dono offrire anche ad altri la stes­sa possibilità.In con­cre­to, si trat­terà di dare un po’ di organic­ità all’at­tiv­ità che molti, sin­go­lar­mente, già svol­go­no per con­to loro. Qualche esem­pio? Alcu­ni mèm­bri del­la nuo­va asso­ci­azione cul­tur­ale era­no pre­sen­ti e han­no con­tribuito a recu­per­are i resti di un orso bruno nelle cav­ità del Monte Spino. Le ossa del­l’or­so andran­no a inte­grare il nuo­vo in fase di real­iz­zazione a Tig­nale, la cui oper­a­tiv­ità è coor­di­na­ta dal­l’Azien­da regionale delle foreste.Altri han­no col­lab­o­ra­to col pro­fes­sor Giampi­etro Bro­gi­o­lo in qualche ricer­ca sul Monte Castel­lo di Gaino. Niente di pro­fes­sion­ale, solo opera di manovalan­za, forse: ma è servi­ta a recu­per­are lat­er­izi e coc­ci con un’età che può essere col­lo­ca­ta tra il 460 e il 520 dopo Cristo, al tem­po del­la guer­ra tra Goti e Bizan­ti­ni. Il recu­pero di questi reper­ti (con­seg­nati a Bro­gi­o­lo) ha con­tribuito a raf­forzare le tesi che il docente uni­ver­si­tario ha sostenu­to in un con­veg­no arche­o­logi­co a Gardone.C’è di più. Sono state rin­trac­ciate sel­ci di epoca preis­tor­i­ca (data­bili tra 7000 e 9000 anni­ia) nel­l’area tra Gargnano e Toscolano. Dato che si trat­ta di molti esem­plari di for­ma e impiego diver­so (punte, microsel­ci, buli­ni, raschi­a­toi, lame con dimen­sioni tra i 3 mil­limetri e i 9 cen­ti-metri), gli stes­si potreb­bero definire meglio la pre­sen­za umana in quel lon­tano peri­o­do, imme­di­ata­mente suc­ces­si­vo alla for­mazione del dopo la glaciazione di Wùrm.Indubbiamente si trat­ta di ritrova­men­ti che neces­si­tano di ulte­ri­ori anal­isi e riscon­tri, ma di fat­to, l’At­lante arche­o­logi­co del­la Lom­bar­dia non indi­vid­ua, fino­ra, nel­l’area di ritrova­men­to delle sel­ci di cui si par­la alcun inse­di­a­men­to umano. Che invece potrebbe esser­ci stato.Un altro inter­es­sante set­tore, che ha già offer­to numerosi ritrova­men­ti, è quel­lo del recu­pero di fos­sili tra i 750 e i 900 metri di altez­za. Si trat­ta di ammoni­ti e belem­ni­ti col­lo­ca­bili di cir­ca 150 mil­ioni di anni, del Domar­i­ano. I fos­sili sono sta­ti sot­to­posti all’e­same di esper­ti che han­no con­fer­ma­to le ipotesi.Tra i rin­ven­i­men­ti curiosi, inoltre, c’è un pic­co­lo bloc­co di ossid­i­ana, il “vetro” vul­cani­co di col­ore verde scuro o nero e molto tagliente, tipi­co di zone molto dis­tan­ti dal Gar­da e prezio­sis­si­mo nel­l’an­ti­chità: come sia arriva­to qui anco­ra non è dato sapere.Proprio questi com­posi­ti inter­es­si han­no indot­to il grup­po di appas­sion­ati a dare for­ma organ­i­ca al loro lavoro, per stu­di­are una col­lab­o­razione più arti­co­la­ta e evitare che le inizia­tive si trasformi­no nel­la ricer­ca dis­senna­ta di reper­ti. Infat­ti, oltre a met­tere già ora il mate­ri­ale ritrova­to a dis­po­sizione degli esper­ti, il sog­no del grup­po è che, un giorno, i reper­ti pos­sano trovare una col­lo­cazione in una sala espos­i­ti­va o in un museo; per tutti

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