Salò e Gardone Riviera danno il via a una campagna di lavori per mettere in sicurezza il corso d’acqua. Il torrente verrà risanato con risorse per oltre un milione di euro

Al capezzale del Barbarano

06/01/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Un mil­ione e 291 mil­ioni di euro, due mil­iar­di e mez­zo di vec­chie lire, è la cifra stanzi­a­ta dal­la per la sis­temazione del­la valle del tor­rente Bar­bara­no, dove un tem­po lavo­ra­vano mug­nai, fab­bri, faleg­na­mi, eccetera, e che i comu­ni di Gar­done Riv­iera e di Salò spender­an­no con­giun­ta­mente. Il 52% dei lavori riguar­da la pri­ma local­ità, il 48% quest’ul­ti­ma. Ottenu­to il finanzi­a­men­to, in questi giorni è sta­to approva­to il prog­et­to pre­lim­inare pre­dis­pos­to dal­l’ingeg­n­er Giuseppe Gius­tac­chi­ni di Bres­cia (870 mila euro per opere a base d’as­ta e 421 mila a dis­po­sizione). «L’intesa stip­u­la­ta con Salò ha indi­vid­u­a­to le zone inter­es­sate alla sis­temazione idro­ge­o­log­i­ca — spie­ga il sin­da­co di Gar­done Riv­iera, Alessan­dro Baz­zani-. Van­no dal­la con­fluen­za del­la valle Niz­zo­la a casci­na Foll, dai tor­ren­ti Poiano e Bueli­no fino alla loro con­fluen­za, sul tor­rente Bar­bara­no a nord dei pon­ti Sel­va, Fer­di­nan­do e nei pres­si delle case Fontane. Il comune di Salò inter­ver­rà da Serni­ga al vec­chio maglio, inclusa la zona di Banale e la frana di Morgna­ga. Le frane di Serni­ga e di Segazz­ine dovran­no essere costan­te­mente mon­i­torate, per vedere come si evolve il movi­men­to. Da ulti­mo le sis­temazioni dal vec­chio maglio di Bruz­zo sino alla foce. I lavori devono iniziare entro la fine del 2004, ma noi spe­ri­amo che in tem­pi più celeri». Il tor­rente Bar­bara­no, che scar­i­ca a lago, ha sem­pre provo­ca­to guai. E le piogge autun­nali finis­cono per tenere in appren­sione le famiglie. Dopo l’al­lu­vione del­lo set­tem­bre ’98 si sono spe­si cir­ca cen­to mil­ioni di lire per le opere urgen­ti, tali da garan­tire i servizi essen­ziali: via­bil­ità, acque­dot­to, gas. Poi, da parte del Genio civile, un’altra set­tan­ti­na di mil­ioni per lo sva­so del­la foce e la scogliera adi­a­cente a un grup­po di vec­chie barac­che, oltre a 150 mil­ioni per la ris­ago­matu­ra del­l’alveo e le sot­to­mu­razioni. Da ulti­mo il finanzi­a­men­to per abbat­tere uno sper­one roc­cioso peri­colante, oper­azione ese­gui­ta nel 2000, e le spese per sbri­ci­o­lare un mas­so fini­to nel gia­rdi­no di una vil­let­ta e ulte­ri­ori 600 mil­ioni dal­la Regione. Nel­l’am­bito delle gior­nate del «verde puli­to», i volon­tari e gli scout tagliano e rip­ulis­cono. Ma la situ­azione non è tran­quil­la. Bas­ta un nubifra­gio per provo­care grosse e peri­colose piene, con eson­dazioni e trasci­na­men­to a valle di rami, alberi e detri­ti. «Gli inter­ven­ti ese­gui­ti pos­sono risol­vere solo in parte il prob­le­ma del tor­rente che spes­so tracima, cau­san­do dan­ni — spie­gano i tec­ni­ci -. Occor­rerebbe andare a monte, e reg­i­menta­re le briglie. Per quan­to riguar­da la foce, recen­te­mente l’Is­pet­tora­to di por­to di Desen­zano ha provve­du­to ad asportare i tronchi e gli arbusti. Ma si for­ma un tap­po, e bisognerebbe toglier­lo attra­ver­so una manuten­zione rego­lare. Una vec­chia legge, la 523 del 1904, preved­erebbe anche l’im­peg­no dei pri­vati fron­tisti». Il geol­o­go Michele Con­ti di Toscolano Mader­no e l’ingegner Gius­tac­chi­ni ave­vano sti­la­to una rap­por­to pre­lim­inare sul­lo sta­to del baci­no, che si estende per cir­ca 16 chilometri qua­drati, carat­ter­iz­za­to da una quo­ta mas­si­ma di 1500 mt. (cres­ta Marmera del monte Spino) e una min­i­ma di 70 metri. Nel­la parte alta, denom­i­na­ta Valle di Sur, con­fluis­cono anche la Valle del Poiano e quel­la di Bueli­no. Nel­la relazione si parla­va di «sta­to di gen­erale abban­dono». Nec­es­sario ripristinare soglie, eseguire opere trasver­sali (ombrel­li o reti para­mas­si svuota­bili) per l’ac­cu­mu­lo del mate­ri­ale, l’in­ter­cettazione di ramaglie e tronchi, difend­ere le sponde. Da local­ità San Pao­lo (sul­la col­li­na di San Michele) alla casci­na Foll rifare la briglia, risis­temare le scarpate eccetera Da Serni­ga a Banale (casa Gam­ba) il tor­rente si infor­ra tra pareti in scaglia rossa. C’è una frana «con volu­mi movi­mentabili sti­mati in 150mila metri cubi» e altre di dimen­sioni più mod­este (Segazz­ine, Morgna­ga). Bisognerebbe ripristinare le soglie, pulire l’alveo, effet­tuare dis­gag­gi in parete, sis­temare le briglie esisten­ti, col­lo­care nuovi tubi di mon­i­tor­ag­gio, eseguire opere di ingeg­ne­r­ia nat­u­ral­is­ti­ca (pal­i­fi­cazioni, con­sol­i­da­men­ti, fos­si drenan­ti). Tra Morgna­ga e il ponte di Bar­bara­no alto cadono mas­si dalle scarpate. Nel trat­to fino alla 45 bis le pareti ver­ti­cali ven­gono con­tin­u­a­mente erose. Dal­la stra­da Garde­sana alla foce, dove l’alveo è col­mo «di ghi­aie medio grossolane ciot­tolose, e pare sospe­so rispet­to al liv­el­lo del lago», bisogna asportare il mate­ri­ale, mod­i­fi­care le mura­ture che inscat­olano il cor­so eccetera. Sul­la base di tale relazione, che quan­tifi­ca­va in cinque-sei mil­iar­di di vec­chie lire la spe­sa com­p­lessi­va, è arriva­to lo stanzi­a­men­to di due mil­iar­di e mez­zo, per le opere più urgenti.

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