Nel nome di Daniele omaggio a Cesare Lievi poeta e regista teatrale

Al Castellani di Gargnano

04/04/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

Ha ter­mi­na­to il suo inter­ven­to fer­man­dosi almeno mez­z’o­ra ad auto­gra­fare il suo ulti­mo libro: «Poe­sie per il monte Bal­do», edi­to nel 2005 da «Il Gril­lo Lucente». Cesare Lievi, poeta e tradut­tore, deve la sua fama soprat­tut­to all’at­tiv­ità di reg­ista teatrale. Ha fat­to il pieno di applausi nel­la sua Gargnano, al ter­mine di un incon­tro al Cen­tro Civi­co Mul­ti­fun­zionale Castel­lani, un appun­ta­men­to che ha rap­p­re­sen­ta­to il debut­to uffi­ciale del­la sala come luo­go di cul­tura. L’asses­sore alla Cul­tura Fer­nan­da Bertel­la ha colto l’occasione per invogliare il reg­ista a dare il via lib­era ad una mostra di dis­eg­ni di Daniele, il fratel­lo scom­par­so pre­mat­u­ra­mente, scenografo delle opere di Cesare. «I pri­mi pas­si di Lievi — ha com­men­ta­to Bertel­la — sono sta­ti mossi nelle stanze del­l’ex Caser­ma Mag­no­li­ni di Bogli­a­co, con la creazione di quel pic­co­lo mira­co­lo bat­tez­za­to «Teatro del­l’Ac­qua». L’artista ha poi dilata­to i suoi inter­es­si. Cre­do sia gius­to ringraziar­lo per il suo lavoro e per l’im­mag­ine raf­forza­ta che Gargnano ne trae. Sono con­vin­ta che i suoi sforzi porter­an­no lui anco­ra più lon­tano e per­me­t­ter­an­no a noi di creare un rap­por­to più con­fi­den­ziale con la cul­tura». Domeni­co Bar­di­ni, pres­i­dente del­la Bib­liote­ca, ha ricostru­ito le tappe del­l’asce­sa del reg­ista: «Esor­disce alla Bien­nale di Venezia nel 1984 con Barbablù. Nel 1990 è alla Scala di con il Par­si­fal di Wag­n­er, con Ric­car­do Muti diret­tore del­l’orches­tra. Poi la direzione del Cen­tro Teatrale Bres­ciano. Pre­sen­ta opere di Ibsen, Beck­ett, Miller, Kleist ma anche testi di sua pro­duzione. Ha un debole per i Pae­si di lin­gua tedesca, ma lavo­ra in molti teatri ital­iani: a Roma, Cata­nia, Bari». Il sin­da­co Gian­fran­co Scar­pet­ta ringrazia «l’or­ga­niz­za­tore del­la ser­a­ta, Mar­i­ano Fuga, che ha avan­za­to la pro­pos­ta». Poi ricor­da: «Lo scor­so anno mi trova­vo a Roma e pas­sa­vo davan­ti ad un noto teatro. Vidi il nome di Lievi nel­la locan­d­i­na ed entrai per salu­tar­lo. Quan­do la seg­re­taria mi chiese chi ero, mi inor­goglii: sono il suo sin­da­co, risposi». Sor­riso di Lievi e applausi del pub­bli­co. Gian­fran­co Capit­ta, criti­co teatrale del «Man­i­festo», non esi­ta a definire Lievi «uno dei tre reg­isti ital­iani nel sen­so pieno del­la paro­la, a fian­co di Luca Ron­coni. Il suo quadro più ricor­rente è la fines­tra sul lago, in prat­i­ca il lago vis­to da casa sua. Il suo è un bilin­guis­mo cul­tur­ale, data la fre­quen­tazione ital­iana e tedesca, e lo sdoppi­a­men­to di una per­sona che par­la attra­ver­so il teatro e la poe­sia. Ogni sua ser­a­ta sot­tende un impeg­no cul­tur­ale. Si deve a lui la val­oriz­zazione del­lo spag­no­lo Fed­eri­co Gar­cia Lor­ca che, fino agli anni ’60-’70 anda­va per la mag­giore, sal­vo poi sparire: Lievi lo ha ripreso con sen­si­bil­ità, rius­cen­do a riac­cen­dere l’at­ten­zione. E Lievi las­cia seg­ni pro­fon­di con i suoi spet­ta­coli. Non ce ne liberi­amo nep­pure uscen­do da teatro». Poi la let­tura di alcune poe­sie da parte del­lo stes­so autore, pre­sen­tate e com­men­tate dal­la poet­es­sa Fran­ca Grisoni. Quan­to al reg­ista, ha cita­to Ezra Pound, che ave­va parag­o­na­to il monte Bal­do ad «un Fusi­ja­ma addor­men­ta­to. Cre­do che il Bal­do sia qual­cosa di più», ha sor­riso Lievi, che ha con­clu­so con emozione: «Forse sono un po’ aso­ciale, ma a Gargnano mi sen­to ama­to».

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