Amadei: no al referendum. Il sindaco gela le aspettative e respinge la validità delle firme raccolta

Al posto dello stadio arrivano 50 appartamenti

25/03/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Un no sec­co al ref­er­en­dum sul­la ces­sione del vec­chio sta­dio «Amadei». Lo ha pro­nun­ci­a­to il sin­da­co di Salò, , durante l’affollato dibat­ti­to svoltosi l’altra sera in Munici­pio. Il cam­po, quin­di, sarà ven­du­to all’asta a un’impresa edile, che ricaverà qui una cinquan­ti­na di appar­ta­men­ti. Le 1268 firme rac­colte tra i cit­ta­di­ni, insom­ma, non ser­vono a nul­la. C’è infat­ti un com­ma del­lo statu­to che dice: «Il rego­la­men­to dis­ci­plina le modal­ità per la rac­col­ta e l’autenticazione delle firme, per lo svol­gi­men­to delle oper­azioni di voto». Ma a Salò il rego­la­men­to non esiste, e le firme sono state aut­en­ti­cate da alcu­ni con­siglieri comu­nali, sec­on­do le regole del­la pre­sen­tazione delle liste alle elezioni. «Ho inter­pel­la­to l’avvocato Mau­ro Bal­leri­ni — ha spie­ga­to il sin­da­co -. E anche lui è d’accordo con me. Per le firme occor­rono forme di garanzia e certez­za, oltre che tem­pi ben defin­i­ti». Atmos­fera cal­da, con fre­quen­ti pun­zec­chia­ture. Due le tesi a con­fron­to. Da una parte la posizione degli ammin­is­tra­tori del Polo, espres­sa da Bar­bara Bot­ti, Bernar­do Berar­dinel­li, entram­bi asses­sori, e dal capogrup­po Bruno Faus­ti­ni, pure numero uno del­la Comu­nità . Tra i favorevoli Aldo Caf­fi, pres­i­dente del­la soci­età di cal­cio. In sostan­za, dato che bisognerebbe spendere 400 mil­ioni per met­tere a nor­ma gli impianti elet­tri­ci e san­i­tari dell’Amadei, si è pen­sato di real­iz­zare un ret­tan­go­lo in ter­ra bat­tuta a fian­co del­lo sta­dio nuo­vo, inti­to­la­to a Lino Turi­na. I lavori sono già in cor­so. Quan­to al vec­chio, meglio vender­lo, speran­do di ricavare tra i quat­tro e i cinque mil­iar­di nec­es­sari a finanziare alcune opere pub­bliche: il pri­mo stral­cio del prog­et­to Ami­ci del gol­fo (spi­agge), i minial­log­gi pro­tet­ti per anziani in local­ità Gasia, la mes­sa in sicurez­za di immo­bili comu­nali, il quar­to lot­to del­la stra­da par­co, alcu­ni tronchi di fog­natu­ra e il rondò di via Montes­sori. Chi vin­cerà l’asta potrà costru­ire case per 12 mila metri cubi, copren­do il 10 per cen­to del­la super­fice (1.450 mq. su 14.500) e trasfor­man­do il resto in verde pri­va­to. In com­pen­so c’è l’impegno a ridurre altre vol­ume­trie e a creare un sis­tema di parchi attrez­za­ti: 19.500 mq. lun­go la stra­da par­co, 11.700 vici­no alla nuo­va Casa di riposo, 5000 a Cam­pov­erde, 2200 in via Sil­vio Pel­li­co, 47 mila a Bura­go, 60.400 a Morion­do (nel val­lone che da Vil­la scende ver­so la Panoram­i­ca). Dall’altra parte i sosten­i­tori del ref­er­en­dum (pres­i­dente del comi­ta­to: Ser­gio Tur­ri Zanoni) e i con­trari all’operazione: l’ex sin­da­co Ric­car­do Mar­chioro, il leader del grup­po di area Ppi Rena­to Cobel­li, Mau­ro Ven­tu­ra ecc. Si sta sven­den­do un pat­ri­mo­nio pub­bli­co — dicono -, un pol­mone verde che era la cerniera tra Cam­pov­erde e il cen­tro stori­co. Per real­iz­zare una cola­ta di cemen­to che non andrà nem­meno a van­tag­gio dei salo­di­ani, delle gio­vani cop­pie o dei dipen­den­ti a red­di­to fis­so. Nes­sun par­ti­to, nem­meno la lista Salò 2000 (di cen­trode­stra) che ha vin­to le elezioni ave­va pos­to la ques­tione nei suoi pro­gram­mi. Anzichè inter­venire con vari­anti «mor­di e fug­gi», sfrut­tan­do la legge 23 del ’97, che con­sente pro­ce­dure agevolate, sarebbe oppor­tuno — sosten­gono sem­pre gli oppos­i­tori — met­tere in cantiere un nuo­vo Piano rego­la­tore. Le opere pub­bliche van­no finanzi­ate sen­za cedere i gioiel­li di famiglia. Il momen­to di mag­giore ten­sione è arriva­to quan­do Cobel­li ha det­to che gli asses­sori «non sono con­siglieri di ammin­is­trazione di una soci­età per azioni, e non devono traf­fi­care in beni immo­bili». Sen­ten­dosi diret­ta­mente toc­ca­to, il sin­da­co Cipani si è inal­ber­a­to. «Io mi impeg­no per spir­i­to di servizio, e pre­tendo rispet­to — ha grida­to livi­do di rab­bia -. Altro che com­prare e vendere ter­reni. Qui non c’è un par­ti­to degli affari. Tra tre anni tornerò a fare l’avvocato. Non ho inten­zione di can­di­dar­mi al Par­la­men­to nè in Regione. La nos­tra lista ha rot­to un catenone, sen­za avere politi­ci di pro­fes­sione. Abbi­amo ered­i­ta­to diverse cat­tive situ­azioni, e ci diamo da fare per rime­di­are. Inoltre, abbi­amo pre­so in mano Bar­bara­no e illu­mi­na­to diverse con­trade. Nel 2001 inter­ver­re­mo in piaz­za Carmine, piaz­za Vit­to­ria, via Rive, Ren­zano e alla Canottieri».