L’intervento servirà a ridurre la superficie interessata anche per eliminare roditori e nutrie

Al via la bonifica del canneto. Saranno ripulite anche le rive

23/02/2008 in Attualità
Di Luca Delpozzo
S.J.

Parte il taglio dei can­neti in paese. L’Amministrazione comu­nale ha affida­to alla dit­ta Gabrieli di Pado­va, per l’importo di 18mila euro, il com­pi­to di riqual­i­fi­care e bonifi­care i can­neti che rico­prono una super­fi­cie com­p­lessi­va di cir­ca 35mila metri qua­dratii. In prat­i­ca oggi la fas­cia costiera del ter­ri­to­rio comu­nale è occu­pa­ta per cir­ca 1,4 chilometri, su 4,5 chilometri totali di riva, dal­la cannuccia.L’intervento mes­so in cantiere dall’ufficio ecolo­gia si pro­pone dunque di ridurre di novemi­la metri qua­drati la notev­ole espan­sione che ha avu­to negli ulti­mi ven­ti anni ques­ta specie erbacea. Sec­on­do i rilievi in esame il can­neto, con­cen­tra­to in 21 diver­si posti lun­go la cos­ta bar­do­linese, è pas­sato da una super­fi­cie di metri qua­drati 29.200, nel 1991, ai 35.566 metri qua­drati nel 2006 con un incre­men­to medio ann­uo di cir­ca 420 metri qua­drati. È evi­dente che la man­ca­ta pulizia del can­neto favorisce il pro­lif­er­are di rodi­tori e, accan­to ai rat­ti, ulti­ma­mente si sono inserite nell’habitat palus­tre anche le nutrie che recen­ti stu­di medici indi­cano essere por­ta­tri­ci del­la lep­tospirosi in for­ma acu­ta: ris­chio san­i­tario che non va trascu­ra­to pro­prio per il fat­to che le aree a can­neto si trovano a ridos­so delle zone di balneazione.Ma al di là degli aspet­ti san­i­tari vale la pena ricor­dare che un can­neto trop­po svilup­pa­to com­por­ta prob­le­mi anche per quan­to riguar­da la ripro­duzione di specie ittiche: il luc­cio, la tin­ca, il cavedano non riescono a deporre le uova se si trovano il fon­dale chiu­so da canne e veg­e­tazione ristag­nante. «Per tut­ta ques­ta serie di motivi andremo a ridurre, nel com­p­lesso, cir­ca 9mila metri qua­drati di can­neto e il taglio ver­rà effet­tua­to a ridos­so del­la riva gra­zie all’utilizzo di pic­coli sca­v­a­tori con brac­cio mobile alla cui estrem­ità viene instal­la­ta una bar­ra fal­ciante», spie­ga l’assessore all’ecologia Plinio Boni. «Con­tem­po­ranea­mente ver­rà ese­gui­ta la pulizia del ter­reno a ridos­so del­la riva per una pro­fon­dità di mez­zo metro e per una lunghez­za di sei metri con ripristi­no del ghi­aione lacus­tre». Per arrivare alla bonifi­ca dei can­neti l’ufficio ecolo­gia ha dovu­to pre­dis­porre una serie d’incartamenti tale da super­are il pal­leg­gia­men­to di respon­s­abil­ità sul­la mate­ria tra Provin­cia e Regione.«Il prob­le­ma non è tan­to il taglio dei can­neti per i quali la Provin­cia rilas­cia l’autorizzazione», spie­ga Boni, «quan­to trovare il gius­to inter­locu­tore isti­tuzionale quan­do si trat­ta di ridurre la super­fi­cie occu­pa­ta dal­la can­nuc­cia. Per evitare prob­le­mi abbi­amo quin­di trasmes­so in Regione la val­u­tazione d’incidenza ambi­en­tale e invi­a­to, anco­ra lo scor­so set­tem­bre, ai Beni ambi­en­tali un decre­to per la riqual­i­fi­cazione dei can­neti».