Un museo permanente dedicato alla vita privata e alla vita di cantiere dell’architetto, sovrintendente e artefice del Vittoriale. Inaugurazione 18 settembre

Al Vittoriale apre il Museo della Santa Fabbrica Gian Carlo Maroni

31/08/2021 in Attualità
Di Redazione

Spero che ci potremo inten­dere, se bene tu sia di Riva ed io di Pescara”, queste sono tra le prime parole scam­bi­ate tra e il suo architet­to, Gian Car­lo Maroni, giun­to a Gar­done Riv­iera per restau­rare la vil­la Car­gnac­co, che il Coman­dante di Fiume ave­va appe­na acquis­ta­to dal­lo Sta­to ital­iano e che diven­terà il . È l’inizio di un sodal­izio artis­ti­co che por­ta alla creazione di quel­la che d’Annunzio rib­at­tez­zò la San­ta Fab­bri­ca del Vit­to­ri­ale, un cantiere per­petuo in con­tin­ua evoluzione, gra­zie anche alla pre­sen­za di gran­di artisti dell’epoca come Gui­do Cadorin, Napoleone Mar­t­in­uzzi, Gui­do Marus­sig, Rena­to Brozzi, Arri­go Minerbi.

Nel 1921 d’Annunzio donò a Maroni una delle prime copie del Not­turno appe­na stam­pa­to con una ded­i­ca quan­to mai lungimi­rante: “all’ottimo com­bat­tente divenu­to otti­mo costruttore”.

All’“ottimo costrut­tore” viene ded­i­ca­to e inti­to­la­to, pro­prio nell’anno del cen­te­nario, il del­la San­ta Fab­bri­ca Gian Car­lo Maroni, che riper­corre la sua vita e la sua attiv­ità nel cantiere del­la San­ta Fab­bri­ca e che ver­rà inau­gu­ra­to saba­to 18 set­tem­bre durante la gior­na­ta di fes­ta “Lavor­erai per abbe­lire la mia casa” al Vit­to­ri­ale degli Italiani.

D’Annunzio, Maroni e tut­ti gli artisti che vi col­lab­o­rarono pren­dono vita nelle sale del Casseret­to — da “cassero”, cioè il nucleo cen­trale di una roc­ca medievale sal­da­mente for­ti­fi­ca­to oppure nelle navi mod­erne il ponte cen­trale di coman­do — la res­i­den­za che l’architetto prog­et­tò e real­iz­zò per se stes­so, ristrut­turan­do un rus­ti­co preesistente.

Maroni fu, in effet­ti, il coman­dante del­la San­ta Fab­bri­ca, soprat­tut­to dopo la morte di d’Annunzio nel 1938, ma anche molto di più: fu seg­re­tario, arreda­tore, ambas­ci­a­tore pres­so politi­ci e per­son­al­ità del­la cul­tura, vero e pro­prio fac­to­tum, con­fi­dente e soprat­tut­to ami­co, un ami­co vero e leale che al Vate ha ded­i­ca­to prati­ca­mente tut­ta la sua vita. Sug­ges­ti­vo, sprez­zante, iron­i­co è il fit­to carteg­gio tra i due che, oltre a tes­ti­mo­ni­are giorno dopo giorno la ristrut­turazione e la creazione del Vit­to­ri­ale, resti­tu­isce trat­ti poco o per nul­la conosciu­ti dell’architetto che sa inter­loquire con d’Annunzio fin dai pri­mi anni.

A Gian Car­lo Maroni. Il Principe di Monte Ritroso, col­pi­to da apop­lessia geniale, boc­cheg­gia nell’inchiostro del suo vas­to cala­maio. Si spera di estrar­lo e di net­tar­lo” (let­tera del mag­gio 1924).

Oltre all’architettura del Vit­to­ri­ale Maroni si è ded­i­ca­to con par­ti­co­lare atten­zione e dedi­zione anche alla val­oriz­zazione – all’epoca non era così scon­ta­to come oggi – del pae­sag­gio nat­u­rale e all’integrazione in esso di ele­men­ti architet­toni­ci, come la Regia Nave Puglia, l’incrociatore dona­to a d’Annunzio dall’ammiraglio Thaon de Rev­el. Impres­sio­n­ante fu per il tem­po – e sor­prende anco­ra oggi i vis­i­ta­tori – il prog­et­to di rimon­tag­gio del ponte di coman­do del­la Nave Puglia, con la prua riv­ol­ta ver­so l’Adriatico a ricor­do del suo cap­i­tano Tom­ma­so Gul­li. L’operazione di sban­ca­men­to del­la col­li­na e il suc­ces­si­vo rimon­tag­gio dei pezzi che giun­sero in ven­ti vago­ni fer­roviari fu coor­di­na­to da Maroni con l’ingegnere navale Sil­la For­tu­na­to. Questo prog­et­to si può sen­za dub­bio annover­are tra i più ardi­ti del­la San­ta Fab­bri­ca e del­la sovrain­ten­den­za Maroni.

Il Museo rac­con­ta e doc­u­men­ta la vita pri­va­ta di Maroni, spes­so defini­ta “frances­cana” per la sem­plic­ità del modo di vivere, ma soprat­tut­to il suo ruo­lo di architet­to, di sovrin­ten­dente, di artefice, per usare un ter­mine caro a d’Annunzio.  La casa apre al pub­bli­co per la pri­ma vol­ta dopo la morte dell’architetto nel 1952. Dagli anni Ottan­ta, infat­ti, è sta­ta la res­i­den­za dei Pres­i­den­ti del Vit­to­ri­ale: ora, nell’ambito del prog­et­to chiam­a­to Ricon­quista – che ha per­me­s­so l’apertura o la ria­per­tu­ra di numerose aree del Vit­to­ri­ale e che ha vis­to in occa­sione del cen­te­nario ogni spazio resti­tu­ito alla sua orig­i­nar­ia bellez­za e a dis­po­sizione dei vis­i­ta­tori — il Pres­i­dente ha deciso di adibir­lo a museo permanente.

Ha dichiara­to Gior­dano Bruno Guer­ri. “Mi sono sfrat­ta­to dal Casseret­to, res­i­den­za dei Pres­i­den­ti del Vit­to­ri­ale, con grande dispi­acere per­son­ale: rara­mente è dato di vivere in una casa così sug­ges­ti­va e stori­ca­mente impor­tante. Ma era gius­to che anche ques­ta strate­gi­ca e bel­lis­si­ma parte del Vit­to­ri­ale fos­se mes­sa a dis­po­sizione di tut­ti gli ital­iani e dei vis­i­ta­tori che ven­gono a trovar­ci da tut­to il mon­do. Era gius­to, anche, ono­rare final­mente, nell’anno del cen­te­nario, lo stra­or­di­nario artefice Gian Car­lo Maroni, che al Vit­to­ri­ale ha ded­i­ca­to la vita, sac­ri­f­i­can­do la pro­pria fama. L’Italia adesso dispone di un nuo­vo museo, inte­so come luo­go pul­sante di vita, bellez­za e stu­di. Ne siamo fieri.” 

I mate­ri­ali e i doc­u­men­ti che si potran­no ammi­rare nel Museo del­la San­ta Fab­bri­ca Gian Car­lo Maroni sono tut­ti inedi­ti e prove­ni­en­ti da una collezione pri­va­ta: una doc­u­men­tazione fotografi­ca che com­prende anche scat­ti inedi­ti di d’Annunzio e Maroni al Casseret­to; i lib­ri di Maroni con le dediche del Coman­dante; i foulard in seta con i mot­ti dan­nun­ziani più cele­bri; la cosid­det­ta “stof­fa araldica” real­iz­za­ta da Gui­do Marus­sig con lo stem­ma di Principe di Mon­tenevoso; gli abiti di Gian Car­lo Maroni e i suoi ogget­ti per­son­ali e di lavoro. E anco­ra, i plas­ti­ci di alcune opere prog­et­tate da Maroni, come il teatro all’aperto, il Mau­soleo, Schi­fa­mon­do, il tut­to correda­to da un appa­ra­to icono­grafi­co in grande parte mai visto.

Vita pri­va­ta e vita di cantiere si sono sem­pre alter­nati nell’esistenza di Maroni e oggi il vis­i­ta­tore può final­mente conoscere questo per­son­ag­gio rimas­to sem­pre nell’ombra nel suo “frances­cano” Casseret­to, che era però il luo­go del­la fat­tiv­ità del­la San­ta Fab­bri­ca, il luo­go del­la pro­duzione delle idee e del­la loro realizzazione.

Il Museo offre anche una sala denom­i­na­ta “de vivis lapidibus”, che ospiterà pic­cole mostre tem­po­ra­nee e, in occa­sione dell’apertura del Museo, è ded­i­ca­ta ai ritrat­ti di Gian Car­lo Maroni.