Al Vittoriale degli Italiani le celebrazioni per il Centenario del volo su Vienna

03/08/2018 in Attualità
Di Redazione

A cen­to anni esat­ti dal­la cele­bre spedi­zione che, se non con­sacrò, si aggiunse alla lista di imp­rese che definis­cono oggi la per­son­al­ità di una delle fig­ure più eclet­tiche del­la sto­ria del XX sec­o­lo, il fes­teggia il volo su Vien­na con un even­to rie­voca­ti­vo di quel gesto audace, riv­o­luzionario e, si potrebbe forse dire, di “mar­ket­ing ante lit­ter­am” di Gabriele d’An­nun­zio: il 9 agos­to alle ore 12, in Piazzetta Dal­ma­ta, degli aerei d’epoca sor­v­ol­er­an­no la res­i­den­za del Vate rico­pren­dola con una piog­gia di volan­ti­ni, qua­si come se le centi­na­ia di migli­a­ia lan­ciati nel 1918 tor­nassero ora a ren­dere omag­gio al loro cor­ag­gioso ideatore.

, Pres­i­dente del Vit­to­ri­ale, ha ricorda­to che, dopo la Bef­fa di Buc­cari del feb­braio 1918, sog­na­va l’impresa defin­i­ti­va, un volo su Vien­na:

Il Coman­do Supre­mo glielo impedì, nonos­tante i mille chilometri per­cor­si in una sor­vola­ta dimostra­ti­va sulle Alpi per esi­bire la pro­pria resisten­za alla fat­i­ca. Temevano un fal­li­men­to, o addirit­tura la pri­gio­nia o la morte del poeta-solda­to. Dopo le sue insis­ten­ze, il Coman­do Supre­mo e il Gov­er­no decis­ero di autor­iz­zar­lo all’impresa, di un’audacia mai ten­ta­ta pri­ma.

All’alba del 9 agos­to 1918 dal cam­po di San Pela­gio, pres­so Pado­va, si alzarono undi­ci apparec­chi: uno, pilota­to da Pal­li, era sta­to mod­i­fi­ca­to per accogliere il poeta — che ave­va con sé tre­centono­van­tami­la volan­ti­ni — in un volo dif­fi­cilis­si­mo, sen­za pro­tezione dal fred­do dell’altitudine, sen­za stru­men­ti di , sen­za appog­gi a ter­ra, con poco car­bu­rante per tornare. D’Annunzio por­ta­va un anel­lo con del veleno, nel caso fos­se sta­to cat­tura­to: oggi è espos­to al Vit­to­ri­ale. Non ci furono vit­time, anche se solo sette degli aerei arrivarono a dan­zare sopra il cielo di Vien­na. Tra questi c’era anche il veliv­o­lo (la paro­la è una sua inven­zione) del poeta, che sgan­ciò i testi, scrit­ti in ital­iano e tedesco. Il mes­sag­gio del Vate recita­va: “In questo mat­ti­no d’agos­to, men­tre si com­pie il quar­to anno del­la vos­tra con­vul­sione dis­per­a­ta e lumi­nosa­mente incom­in­cia l’an­no del­la nos­tra piena poten­za, l’ala tri­col­ore vi apparisce all’im­provvi­so come indizio del des­ti­no che si volge. (…) Sul ven­to di vit­to­ria che si leva dai fiu­mi del­la lib­ertà, non siamo venu­ti se non per la gioia del­l’arditez­za, non siamo venu­ti se non per la pro­va di quel che potremo osare e fare quan­do vor­re­mo, nel­l’o­ra che sceglier­e­mo.” 

Era sta­ta un’incursione irril­e­vante dal pun­to di vista mil­itare ma, al pari delle altre azioni dimostra­tive dan­nun­ziane, anche ques­ta ebbe con­seguen­ze morali enor­mi, per la sua auda­cia gen­tile da cav­a­liere d’altre epoche. D’Annunzio finì sulle prime pagine di tut­ti i gior­nali del mon­do, da quel­li aus­triaci (l’“Arbeiter Zeitung” si chiede­va “Dove sono i nos­tri d’Annunzio?”) a quel­li d’oltremanica. Il “Times”, di soli­to assai mod­er­a­to, in un arti­co­lo dal tito­lo “Un nuo­vo Rug­giero” scrisse: “Ciò che Arios­to can­tò, d’Annunzio l’ha real­iz­za­to.”

Inven­tore di una tat­ti­ca di guer­ra psi­co­log­i­ca tut­to­ra usa­ta, dopo la fine del­la guer­ra com­pì l’Impresa di Fiume, con­qui­s­tan­do la cit­tà all’Italia come un con­dot­tiero rinasci­men­tale, ma sen­za sparare un colpo. Poi si ritirò al Vit­to­ri­ale, dove il regime fascista volle con­ced­er­gli in dono, oltre al MAS del­la Bef­fa di Buc­cari e la Nave Puglia, anche l’aereo SVA del Volo su Vienne, che oggi dom­i­na l’Auditorium. D’Annunzio chiese a Mus­soli­ni anche di spi­anare una col­li­na prossi­ma alla casa per costru­ire un pic­co­lo aero­por­to, ma sta­vol­ta il poeta non venne accon­tenta­to, per impedirgli di spic­care chi sa quali voli: il duce ricor­da­va bene che d’Annunzio, nel 1920, ave­va fat­to lan­cia­re su Mon­tecito­rio non volan­ti­ni, ben­sì un pitale.