Il Tar si è pronunciato nella causa che oppone l’assessore Parolini alla famiglia Cerini

Alberghi, crescere si può

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Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

La telen­ov­ela sul­la costruzione del «quar­to piano» degli alberghi di Desen­zano seg­na l’en­nes­i­ma pun­ta­ta, forse con­clu­si­va, dopo una sequela di denunce, ricor­si, cantieri bloc­cati e polemiche. L’ultimo round, anche se non defin­i­ti­vo, è favorev­ole agli alber­ga­tori che vogliono «sopralzare» i loro hotel. Sec­on­do i giu­di­ci del Tar di Bres­cia, infat­ti, la delib­era del gen­naio scor­so con cui il con­siglio comu­nale ha deciso di dare un’in­ter­pre­tazione aut­en­ti­ca sul­l’in­tri­ca­ta ques­tione del­l’al­tez­za degli alberghi, non è da annullare. E’ quan­to han­no espres­so i giu­di­ci ammin­is­tra­tivi resp­in­gen­do la doman­da di sospen­sione del­la delib­era comu­nale avan­za­ta dal­l’ingeg­nere , asses­sore provin­ciale ai lavori pub­bli­ci, che da mesi ha scate­na­to una battaglia legale con­tro la famiglia Ceri­ni, pro­pri­etaria del­l’Ho­tel «Nazionale» per via del­la sua ristrut­turazione. Il prog­et­to prevede­va, oltre ad un aumen­to di cubatu­ra, anche il con­tes­ta­to sopral­zo fino ad un’al­tez­za pari al 4° piano. Una pos­si­bil­ità che, lo ricor­diamo, era sta­ta fino ad allo­ra con­sen­ti­ta gra­zie all’art. 22 delle norme tec­niche d’at­tuazione del vec­chio piano rego­la­tore risalente al 1985. Paroli­ni, che abi­ta dietro l’Ho­tel Nazionale, pre­sen­ta­va però ricor­so al Tar alla fine del 2003. I giu­di­ci ammin­is­tra­tivi accoglievano la richi­es­ta di sospen­si­va provo­can­do uno stop al cantiere del­l’al­ber­go. Il suc­ces­si­vo ricor­so in appel­lo al Con­siglio di Sta­to da parte degli alber­ga­tori pro­duce­va un’al­tra bat­tuta d’ar­resto, nonos­tante il con­siglio comu­nale il 30 gen­naio avesse delib­er­a­to un’in­ter­pre­tazione aut­en­ti­ca del­l’ar­ti­co­lo 22, pre­cisan­do che «è con­sen­ti­to per inter­ven­ti su alberghi più bassi di 4 piani di soprael­e­var­si fino a 4 piani e di man­tenere invece l’al­tez­za se più alta di quat­tro piani». Una vol­ta resa pub­bli­ca ques­ta delib­era, la famiglia Paroli­ni decide­va di ricor­rere nuo­va­mente al Tar chieden­done, per l’ap­pun­to, la sospen­si­va. Ma il prob­le­ma non pote­va riguardare più soltan­to due sogget­ti. In bal­lo a questo pun­to entra­vano, infat­ti, anche gli inter­es­si di molte imp­rese alberghiere desen­zane­si che si trovano nelle stesse con­dizioni del «Nazionale». Ecco spie­ga­to il fat­to che al Tar si cos­ti­tu­iv­ano in giudizio sia il Comune (per difend­ere la pro­pria delib­era, assis­ti­to dal­l’avvo­ca­to Davo­lio), sia anche il Con­sorzio Alber­ga­tori (dife­so dagli avvo­cati Porqued­du, Ribolzi e Inv­ernizzi) oltre nat­u­ral­mente alla famiglia Ceri­ni (assis­ti­ta dal­l’avvo­ca­to Alber­to Lup­pi). Il Tar nel­la sua ordi­nan­za osser­va che «la let­tura del­la nor­ma di inter­pre­tazione aut­en­ti­ca pare allo sta­to ammis­si­bile nel quadro del­la leggee regionale 23 e cor­rispon­dente all’orientamento di favore nei con­fron­ti degli inter­ven­ti di ampli­a­men­to degli alberghi, che siano gov­er­nati da una log­i­ca piani­fi­ca­to­ria uni­taria». Quel che, però, traspare da ques­ta pri­ma pro­nun­cia (in atte­sa del­la sen­ten­za di mer­i­to) è che essa non si sia lim­i­ta­ta a dare un’indi­cazione di natu­ra pura­mente caute­lare, ma è entra­ta nel mer­i­to del­la nor­ma­ti­va urban­is­ti­ca del Comune, rite­nen­do ammis­si­bile e coer­ente l’in­ter­pre­tazione data dal con­siglio comu­nale. Con­seguente­mente, deve riten­er­si legit­ti­ma la con­ces­sione edilizia rilas­ci­a­ta al «Nazionale».

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