Il presidente del comitato organizzatore si confessa: «Gli arcensi devono imparare a lasciarsi andare» Per la 27esima volta guiderà la sfilata del Gran Carnevale

Albino Marchi, una vita tra i coriandoli

09/03/2003 in Avvenimenti
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Gianluca Marcolini

Le madrine pas­sano, i car­ri cam­biano, le maschere si rin­no­vano ma lui, volente o nolente, da lassù non si smuove. Oggi pomerig­gio, per la 27esima edi­zione con­sec­u­ti­va, toc­cherà anco­ra ad Albi­no Marchi aprire, in veste di pres­i­dente del comi­ta­to orga­niz­za­tore, la sfi­la­ta del Gran di Arco. Gli anni scor­rono via inesora­bili ma la pas­sione, sot­to sot­to, non diminuisce mai.Per scam­biare due parole con Albi­no Marchi alla vig­ilia del­la sfi­la­ta con­clu­si­va, e a qualche min­u­to dal­la parten­za del­la «Cam­i­n­ar­mag­nan­doen­com­pag­nia», siamo costret­ti a dis­tur­bar­lo tra un’is­crizione e l’al­tra, tra delu­ci­dazioni e diret­tive del­l’ul­ti­ma ora.Quest’edizione del Gran Carnevale volge al ter­mine, pres­i­dente. Che giudizio si è fatto?«Mi riten­go sod­dis­fat­to. Nonos­tante tutte le dif­fi­coltà siamo rius­ci­ti, cre­do, a con­fezionare una bel­la man­i­fes­tazione. Ringrazio tut­ti quel­li che han­no col­lab­o­ra­to, a par­tire dall’amministrazione».Molti costrut­tori dei car­ri riten­gono che l’in­cen­dio abbia rida­to slan­cio alla rassegna.«Nella dis­grazia qual­cosa di buono c’è sta­to. Arco ha riscop­er­to il suo carnevale, se ne è riap­pro­pri­a­ta. Una cosa l’ap­prezzi di più quan­do stai per perder­la. Mario Mat­teot­ti ha ragione: questo è l’an­no zero, quel­la del­la rinasci­ta. Ora si trat­ta di trovare le risorse umane per rin­gio­vanire l’ambiente».Come è anda­ta la sfi­la­ta di domeni­ca scorsa?«Abbiamo avu­to 15 mila per­sone assiepate lun­go tut­to il cir­cuito. Con moltissi­ma gente prove­niente soprat­tut­to da fuori. Lo spir­i­to del carnevale deve essere pro­prio questo. Se fos­se una man­i­fes­tazione ad uso e con­sumo solo nos­tro sarem­mo costret­ti a rivedere il tut­to. La gente viene ad Arco per il carnevale, si fer­ma, osser­va, ammi­ra, spende e ritor­na. L’aspet­to pro­mozionale è importante».Le apparizioni tele­vi­sive sono sicu­ra­mente servite.«Passaggi a Canale 5 e in Rai, apparizioni in pro­gram­mi come Striscia han­no il loro peso. Sono viste da mil­ioni di spet­ta­tori, sig­nifi­ca entrare nelle case degli italiani».Cosa non ha funzionato?«Più che una crit­i­ca è un aus­pi­cio. Ossia che la gente che parte­ci­pa al carnevale, ed è mol­ta, impari a las­cia­r­si andare, a vivere la fes­ta e a met­ter­si in gio­co. Insom­ma, che si las­ci coin­vol­gere di più».Propositi di abbandono?«Dopo 27 anni è gius­to che ci sia un ricam­bio. Ma il carnevale rimar­rà sem­pre la mia pas­sione».

Parole chiave: