Il gruppo Arilica ha due anni e fa un bilancio

Alcool e auto aiuto un mondo in crescita

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Il grup­po Aril­i­ca alcol­isti anon­i­mi ha fes­teggia­to i due anni del­la sua for­mazione: almeno 120 per­sone han­no pre­so parte alla cer­i­mo­nia che si è svol­ta nel­la sala Radet­zky del­la Caser­ma Cac­cia­tori di Por­ta Verona, la stes­sa che è la sede degli incon­tri del grup­po. «Siamo sta­ti molto lieti del­la parte­ci­pazione di tut­ti e, in par­ti­co­lar modo, delle autorità, il sin­da­co e l’assessore Flavio Ami­ca­bile; inoltre», dice Car­la, del grup­po Al-Anon dei famil­iari degli alcol­isti anon­i­mi, «ringrazi­amo la Scuo­la di polizia e il grup­po per l’aiuto logis­ti­co che ci han­no for­ni­to in ques­ta occa­sione». Tema dell’incontro è sta­to «Con seren­ità affron­ti­amo noi stes­si» e su questo si è rial­lac­cia­to il salu­to del sin­da­co, che si è det­to molto toc­ca­to dall’attività dell’associazione che, come le altre, è sta­ta invi­ta­ta da Chin­car­i­ni a non demor­dere mai e a non stan­car­si nem­meno di chiedere ogni aiu­to nec­es­sario alle ammin­is­trazioni comu­nali. «La nos­tra attiv­ità è molto sem­plice ma, purtrop­po, anco­ra poco conosci­u­ta; sono tante le per­sone che, una vol­ta che han­no inizia­to, dicono che avreb­bero com­in­ci­a­to pri­ma se avessero saputo come fun­zion­a­va. È impor­tante sapere che l’alcolismo è una malat­tia da cui si può uscire: lo con­fer­mano gli ulti­mi dati», sot­to­lin­ea Car­la, «che dicono che l’età media degli alcol­isti si è abbas­sa­ta ai 25 o 30 anni, con un notev­ole incre­men­to delle donne». Due gli incon­tri set­ti­manali dei grup­pi, ogni lunedì e giovedì dalle 20.30 (per infor­mazioni o con­tat­ti si può chia­mare il 393.970.6482); gli Alcol­isti anon­i­mi e i famil­iari si ritrovano sep­a­rata­mente, per­ché diverse sono le prob­lem­atiche nei con­fron­ti del prob­le­ma alcool. «Il pun­to di vista dell’alcolista non può essere lo stes­so di un suo con­giun­to; allo stes­so tem­po, però, occorre per­cor­rere insieme questo cam­mi­no, sep­pure su due vie diverse, per­ché la com­po­nente psi­co­log­i­ca ed emo­ti­va, che è deter­mi­nante, nasconde mille insi­die. E queste, se non affrontate adeguata­mente, pos­sono causare l’interruzione del per­cor­so di recu­pero o le ricadute, anche a dis­tan­za di molti anni; e in alcu­ni casi la rot­tura di rap­por­ti famil­iari». «Per questo occorre non demor­dere; io dico: è da cor­ag­giosi aprire per la pri­ma vol­ta la nos­tra por­ta, è da intel­li­gen­ti rimanere. C’è chi fre­quen­ta per anni pri­ma di iniziare la sua dis­in­tossi­cazione, se vol­giamo chia­mar­la così. Ma ciò che con­ta», con­clude Car­la, «è sapere che ques­ta battaglia, così dif­fi­cile, può essere vinta».

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