Di Giovanni Calabria ricorda soprattutto le visite a sorpresa che faceva nel convitto, per trovare gli studenti. "Era disponibile, sempre attento, disposto ad ascoltare. Si divertiva facendoci indovinelli o scherzi".

Aldo Pescetta: da 30 in Uruguay per Don Calabria

01/02/2000 in Religione
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Antonella Traina

Di Gio­van­ni Cal­abria ricor­da soprat­tut­to le vis­ite a sor­pre­sa che face­va nel con­vit­to, per trovare gli studenti.«Era disponi­bile, sem­pre atten­to, dis­pos­to ad ascoltare. Si diverti­va facen­do­ci indovinel­li o scherzi. Nascon­de­va degli ogget­ti nel­la man­i­ca e ci sfi­da­va a indov­inare cosa fos­sero. Una vol­ta lo fece con un pez­zo di mer­luz­zo, tra tut­ti ci azzec­cai solo io per­ché ave­vo riconosci­u­to l’odore. E qua­si qua­si ci rimase male».Aldo Pescetta, 80 anni, nati­vo di Coster­mano, da cir­ca 30 anni è mis­sion­ario in Uruguay per la con­gregazione di Don Cal­abria, ma ogni tre anni rien­tra in Italia. «A Coster­mano ho anco­ra la mia famiglia, le mie radi­ci e poi è lì, nel­la casa dei miei non­ni, che è nata la mia vocazione». «Nel 1907, quan­do don Cal­abria era anco­ra agli inizi, veni­va a portare i suoi ragazz­i­ni in vacan­za nel­la casa dei miei non­ni. Una conoscen­za che ha las­ci­a­to una pro­fon­da influen­za sul­la mia famiglia», racconta.Sulla fac­cia­ta del­la casa, in local­ità Baesse, a Coster­mano, c’è una tar­ga che ricor­da questo peri­o­do. E quest’an­no i dis­cen­den­ti, tut­ti apparte­nen­ti al cep­po del­la famiglia Loren­zi­ni, si sono ritrovati in 70 per fes­teggia­r­lo al suo ritorno in patria.«Ma ormai la mia vita è in Uruguay». Là don Pescetta si occu­pa dei «ninos dèla calles» , il cor­rispet­ti­vo spag­no­lo dei bam­bi­ni di stra­da brasil­iani. «Ne abbi­amo 40, di età com­pre­sa fra i 12 e i 18 anni. Cer­chi­amo di fare in modo che arriv­i­no ad impara­re un mestiere come mec­ca­ni­co, tipografo o faleg­name. Si trat­ta per lo più di orfani figli ille­git­ti­mi o bam­bi­ni abban­do­nati per­ché han­no i gen­i­tori in carcere. Ce ne sono tan­ti. Noi ci assum­i­amo le respon­s­abil­ità di edu­car­li, lo Sta­to ci appog­gia materialmente».Ma sono don Cal­abria e il peri­o­do trascor­so nel­la sua scuo­la gli episo­di del­la sua vita su cui si sof­fer­ma di più.Aldo Pescetta è uno dei pochi, anco­ra rimasti in vita, ad aver conosci­u­to il fonda­tore del­l’or­dine. «A 12 anni sono entra­to nel­la scuo­la dei sale­siani a Verona, nel­l’Is­ti­tu­to Nazareth», rac­con­ta. «All’inizio non vol­e­vano pren­der­mi con loro per­ché ave­vo i gen­i­tori, ma poi decis­ero di fare un’ec­cezione. Una for­ma di rispet­to nei con­fron­ti dei miei gen­i­tori che don Cal­abria conosce­va così bene».Era il 1932, ma la vocazione di don Pescetta l’ave­va già molto chiara. All’Is­ti­tu­to fonda­to da don Cal­abria alle pen­di­ci delle Tor­ri­celle, a Verona, Aldo Pes­cei­ta vive e stu­dia. «Ho vis­to prati­ca­mente nascere e crescere l’or­dine. Fra gli stu­den­ti c’era un po’ di tut­to, tem­po per dìs­trar­si ne ave­va­mo poco, noi soprat­tut­to stu­di­ava­mo e non pen­sava­mo al futuro. Nel com­p­lesso sem­bra­va di vivere in una grande famiglia. Don Cal­abria veni­va a trovar­ci spes­so, gli indovinel­li era­no il suo modo per far­ci stare alle­gri. A Verona sono rien­tra­to nel ’54 quan­do c’è sta­to il suo funerale. Era una per­sona che ha spe­so la vita per i più deboli e indifesi».Dopo gli stu­di don Pescetta va a Roma come sac­er­dote. Negli anni ’30 lavo­ra nel­la cap­i­tale. «Ero nelle bor­gate, Tor­maran­cio, Gor­diani, Pri­ma valle. Quan­do costru­irono la scuo­la a Pri­mavalle venne il Duce ad inau­gu­rar­la. Il mis­sion­ario com­in­ci­ai a far­lo solo molto tar­di, a cinquan­t’an­ni. Uno dei vescovi uruguayani ave­va richiesto la nos­tra pre­sen­za nel suo paese, fra i tan­ti scelsero anche me. Per tre anni andai in Spagna per impara­re la lin­gua e poi mi trasferii là. E ci sono rimas­to per sempre».

Parole chiave: