Di giorno al largo, la sera nei porti. E il turismo ne risente

Alga sempre più diffusa: è allarme

21/07/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
s.m.

I coman­dan­ti dei bat­tel­li e degli alis­cafi cer­cano di girar­gli al largo. Ma quan­do si imbat­tono in ammas­si lunghi 5–600 metri, pro­prio non ci riescono, nep­pure con tan­ta buona volon­tà: e allo­ra, men­tre la chiglia si impan­tana nelle mas­sa gelati­nosa di mil­ioni di microal­ghette in sospen­sione, sui pon­ti delle moton­avi, in tutte le lingue del tur­is­mo garde­sano, rim­balza la trag­i­ca domanda.«Cos’è quel­la schifez­za?». Il per­son­ale di bor­do, in servizio tra i por­ti di Riva, Tor­bole, Limone e Mal­ce­sine, si affret­ta a rispon­dere, con gen­tilez­za, che si trat­ta di alghe innocue, che le chi­azze ver­di-gial­log­nole sono sta­gion­ali, che il Gar­da è uno dei laghi più puli­ti d’Eu­ropa. Eccetera, eccetera. Ma di sicuro il con­for­to che ne rica­vano i vil­leg­gianti (a giu­di­care dalle loro fac­ce) è infe­ri­ore alle attese e alla bon­tà delle risposte, che sono in effet­ti sincere.Sta dunque assumen­do toni sem­pre più pre­oc­cu­pan­ti — la sto­ria dei bat­tel­li serve solo a ren­dere l’idea: invero i com­men­ti scon­so­lati arrivano da tut­ti gli ambi­en­ti nau­ti­ci del­l’al­to lago — il fenom­e­no del­la mucil­lag­gine verde-gial­log­no­la (com­pos­ta di alga anabae­na ammas­sa­ta dal ven­to e dalle cor­ren­ti), di cui abbi­amo già avu­to modo di par­lare all’in­do­mani del­la sua com­parsa (cir­ca una set­ti­mana fa). Si pen­sa­va che fos­se una «mat­ta­ta» del tem­po, capace di ripro­porre, chissà per­chè, ma comunque per poco tem­po, un allarme che una deci­na di anni fa ave­va inter­es­sato i litorali a sud di Salò. Invece non solo le gela­tine d’al­ga si sono ampli­ate giorno dopo giorno lun­go le rotte del lago aper­to (for­tu­nata­mente invis­i­bili per chi il Gar­da se lo gode stan­dosene a riva), ma s’è anche notevol­mente ingi­gan­ti­to l’ef­fet­to più dele­te­rio: vale a dire l’am­muc­chi­a­ta delle alghe, sul far del­la sera, nel gol­fo di Riva. Giovedì sera chi si è trova­to a passeg­gia­re (come chi scrive) dal Bro­lio alla Casa Rossa — qua­si un chilometro di per­cor­so ad altissi­ma fre­quen­tazione tur­is­ti­ca — s’è imbat­tuto in uno spet­ta­co­lo a dir poco penoso: l’ac­qua, dove un tem­po si vede­vano scor­raz­zare i per­si­ci e i vaironi, era un tor­bido liquame, del tut­to sim­i­le nel­l’aspet­to (ma all’en­nes­i­ma poten­za) ad un paio­lo dove la fari­na gial­la, pri­ma di rag­gru­mar­si in polen­ta, si spap­po­la in poltiglia filamentosa.«Vien da chieder­si se davvero basterà il ritorno delle nor­mali con­dizioni mete­o­ro­logiche per far sparire quel­la maledet­ta alga — dice Gian­car­lo Angeli­ni, che, impeg­na­to con le pilo­tine d’ap­pog­gio alle regate del­la Fraglia di questi giorni, è sta­to uno dei pri­mi a seg­nalare l’anom­alia a chi di dovere. E rac­con­ta, decisa­mente pre­oc­cu­pa­to, che l’el­i­ca del suo natante ieri, anzichè soll­e­vare schi­u­ma scin­til­lante, soll­e­va­va una scia gial­log­no­la. Del resto è anche vero (e questo dà la misura del­l’­ef­fet­to otti­co osceno del fenom­e­no) che più d’u­na per­sona, ignara del­l’al­ga, ha allar­ma­to i vig­ili del fuo­co di Riva, come se si fos­se imbat­tuta in un inquina­men­to da fogna.Si spendono ogni anno mil­iar­di per l’im­mag­ine bena­cense. Una stu­p­i­da per­sis­tente alghet­ta rischia di van­i­fi­care la promozione.