La salute del più grande bacino lacustre italiano è minacciata dalla crescente quantità di fosforo. Salmaso: «Le acque sono ancora buone, ma tendono a peggiorare»

Alghe, nuovo allarme per il lago

25/02/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Fos­foro, e di con­seguen­za alghe, in costante aumen­to nelle acque del lago. L’allarme è arriva­to ieri da Nico Salma­so, ricer­ca­tore al Dipar­ti­men­to risorse nat­u­rali — unità lim­nolo­gia e pesci­coltura — dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige (Tren­to), che ha affronta­to il tema «Lo sta­to di salute del ». Lo ha fat­to al ter­zo sem­i­nario «Ener­gia e ambi­ente», orga­niz­za­to dall’Istituto sale­siano Tusi­ni e ded­i­ca­to a «Acque: bene prezioso da con­ser­vare e valorizzare».Sono inter­venu­ti anche l’ingegner San­dro Pic­chi­o­lut­to, ener­gy man­ag­er del min­is­tero per lo svilup­po eco­nom­i­co, su «Il risparmio idri­co nelle pub­bliche ammin­is­trazioni», men­tre don Romano Bet­tin, diret­tore del­la comu­nità sale­siana e pres­i­dente del cen­tro, e la diret­trice Sper­an­za Gan­dolfi han­no introdot­to il sem­i­nario: «Nel 2005 abbi­amo dis­cus­so di risparmio ener­geti­co, l’anno scor­so di coiben­tazione degli edi­fi­ci, quest’anno par­liamo di acqua sot­to­lin­e­an­do che è bene comune e non ogget­to di speculazione».Il Gar­da è un pat­ri­mo­nio comune e da sal­va­guardare, e Salma­so non ha dub­bi: «Urge uno stu­dio che indi­vidui con pre­ci­sione le fonti dei nutri­en­ti che gra­vano sul Gar­da», ha det­to, «altri­men­ti esso rischia di pas­sare da una situ­azione di oli­go-mesotrofia, anco­ra accetta­bile, a una con­dizione di mesotropia piena, che si man­i­festerebbe cioè con un aumen­to di fior­i­t­ure algali, anche di cianob­ba­teri poten­zial­mente tossici».Le sue parole sono state chiaris­sime: «Le acque del Gar­da sono anco­ra buone, ma con una spic­ca­ta ten­den­za al peg­gio­ra­men­to. Noi ricer­ca­tori pos­si­amo fare pre­vi­sioni, ma ser­vono stu­di che indi­viduino da dove arrivano tali nutri­en­ti algali; restando nel mon­do delle ipote­si la ges­tione del baci­no non potrà mai essere pianificata».Salmaso ha ricorda­to le ricerche fat­te, a par­tire dal 1990 e fino al 2004, dall’ di Pado­va e dall’Istituto di San Michele: «Han­no evi­den­zi­a­to incre­men­to di fos­foro costante. Oggi le con­cen­trazioni sono di cir­ca 20 micro­gram­mi di fos­foro totale per litro», ha sot­to­lin­eato. «L’aumento negli ulti­mi quindi­ci anni è l’ultimo sta­dio di un incre­men­to inizia­to nei pri­mi anni ’70, quan­do le con­cen­trazioni di fos­foro pre­sen­ta­vano val­ori tra i 5 e i 10 micro­gram­mi per litro.«Significa che in poco più di trent’anni il lago ha subito un rad­doppio di tali con­cen­trazioni», ha affer­ma­to lo stu­dioso, «le cui con­seguen­ze imme­di­ate sono a cari­co del­la com­po­nente microal­gale. Sono apparse nuove specie di cianobat­teri, alla fine degli anni ’80 è sta­ta evi­den­zi­a­ta la Anabae­na lem­mer­manii, respon­s­abile delle fior­i­t­ure notate anche quest’anno».Salmaso ha rib­a­di­to: «Occorre stu­di­are gli aspet­ti eco­logi­ci che por­tano alla man­i­fes­tazione di queste fior­i­t­ure, ma par­ti­co­lare atten­zione va data agli aspet­ti tossi­co­logi­ci, dato che la Anabae­na è nota per i suoi cep­pi tossi­ci capaci di pro­durre neu­ro­to­s­sine ed epa­to­to­s­sine. Dob­bi­amo sapere se essi esistono nelle acque del lago».Uno stu­dio inte­gra­to è impor­tante per capire le fonti degli inquinan­ti: «Gli even­tu­ali scarichi prove­ni­en­ti dal col­let­tore, ma anche da fiu­mi, prati e cul­ture. E’ bene doc­u­men­tar­si con urgen­za per­ché se negli anni ‘80 il Gar­da pre­sen­ta­va le più basse con­cen­trazioni di nutri­en­ti tra i laghi sud , nel 1991 ha super­a­to le con­cen­trazioni di fos­foro pre­sen­ti nel lago Mag­giore e si sta peri­colosa­mente avvic­i­nan­do ai val­ori di quel­lo di Como che ora, invece, dà un trend in diminuzione».A peg­gio­rare le cose si mette anche il cli­ma, con l’aumento di tem­per­a­ture: «In tut­ti i laghi sud alpi­ni, e quin­di anche sul Gar­da, abbi­amo riscon­tra­to una ten­den­za al riscal­da­men­to delle acque pro­fonde che si attes­ta sui 0,1 — 0,2 gra­di centi­gra­di ogni dieci anni, come dire 0,01 — 0,02 l’anno».Il fenom­e­no sem­bra con­nes­so alla fase di riscal­da­men­to glob­ale che, a sua vol­ta, potrebbe avere con­seguen­ze neg­a­tive: «Rischia di portare ad una minore fre­quen­za di rimesco­la­men­to delle acque, con con­seguen­ze sui liv­el­li di ossi­ge­nazione (ipos­sia e anos­sia, cioè scar­sità e man­can­za di ossigeno)», ha spie­ga­to Salma­so. «Negli ulti­mi tre anni il Gar­da si è rimesco­la­to, ma non cre­di­amo sarà così quest’anno, dato l’inverno mite. Ne avre­mo la certez­za a pri­mav­era quan­do saran­no fat­ti i pre­lievi con l’Arpav».

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