Assente solo l’Arpav all’incontro indetto dalla Comunità per coordinare i tecnici delle tre Regioni. Frau: «Atteggiamento in linea con la lontananza della Provincia»

Alghe, Verona snobba il vertice

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Di Luca Delpozzo

Ieri alle 9,30, a solo mezz’ora dall’inizio della riunione indetta una settimana fa dalla Comunità del Garda in accordo con le tre Agenzie regionali per la prevenzione e protezione ambientale di Veneto, Lombardia e Trentino, Attilio Tacconi, direttore del dipartimento di Verona dell’Arpav, fa sapere che non parteciperà all’incontro sulla qualità delle acque per impegni di lavoro. Comunica di aver delegato il responsabile dell’Ufficio lago di Garda, Giorgio Franzini, che però si sapeva avere problemi inderogabili.Così, per parlare tra le altre cose della fioritura algale apparsa la settimana scorsa, della ipotizzata organizzazione di un Centro di studi sul Garda e per decidere di far partire a breve un censimento degli scarichi a lago, i grandi assenti sono stati proprio gli esperti veronesi, quelli che stanno tenendo sotto osservazione l’acqua della Riviera degli Olivi. All’incontro, durato poco più di un’ora e presieduto da Pierlucio Ceresa, segretario generale della Comunità, hanno così partecipato solo i colleghi Antonio Dal Miglio, direttore del dipartimento di Brescia dell’Arpa lombarda con il responsabile dell’ufficio lago di Garda competente Matteo Galviati e Chiara De Francesco, direttore dell’ufficio tutela delle acque dell’Appa di Trento. Anche questi ultimi, al termine della seduta, si sono dileguati lasciando al dottor Ceresa e al presidente Frau il compito di tirare le fila di questa concertazione non completa, da una settimana concordata.«Abbiamo insistito affinché da Verona arrivasse qualcuno, ma non potevano delegare nessuno. In ogni caso», precisa Ceresa, «la riunione è stata proficua. I responsabili delle agenzie per l’ambiente presenti, sempre tra loro in contatto, hanno fatto sapere che il tappeto di alghe è scomparso e che il fenomeno rilevato la settimana scorsa è legato al clima. Si è pure riscontrato sul lago Maggiore nel 2005 e si è è risolto». Però il problema c’è stato. Tanto è vero che le ricognizioni quotidiane in lago erano subito scattate per valutare la quantità di Anabaena lemmermanii presente. «La normativa italiana è molto severa e i valori limite sono i più restrittivi, tanto che sta per esserne approvata una nuova che cambierà tutti i parametri legati alla qualità delle acque di balneazione», ricorda Ceresa. Viene il dubbio che sarà un legge comoda, fatta per prendere atto che ormai il lago ha un tasso di elementi organici irreversibile. «Non abbiamo certo ragionato in questi termini», puntualizza Ceresa, «Anzi. Abbiamo concordato che ci saranno incontri ogni tre mesi per monitorare il lago. E poi si è parlato di promuovere un’indagine che faccia il censimento degli scarichi a lago. Potrebbe partire tra qualche giorno, visto che ora i livelli sono bassi, per cui incaricheremo una persona di uscire in barca e fotografarli». L’incarico potrebbe dato proprio dalla Comunità, «ma agiremmo sempre con le agenzie per l’ambiente per avere un collegamento scientifico».Poi spetterà ai Comuni darsi da fare: «È inutile avere un depuratore e un sistema di collettamento circumlacuale che funzionano se poi ci sono reti fognarie che non dividono acque nere da acque bianche», dice Ceresa ribadendo quanto avrebbero sostenuto gli esperti delle due Agenzie per l’ambiente presenti. Intanto Frau, ,che durante la notte non è stato bene e per questo ha affidato al dottor Ceresa la conduzione dell’incontro, commenta: «È vero che il dipartimento Arpav di Verona fa capo alla Regione, ma l’assenza di Verona rispecchia il fatto che anche la Provincia scaligera è fuori dalla Comunità del Garda. Prendo atto che non sono venuti e credo che ciò rispecchi l’atteggiamento del lato veronese del Garda, spero che Comuni e cittadini ne prendano atto a loro volta. Da parte mia ho già preso un appuntamento con i responsabili dell’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Cnr (Centro nazionale di ricerche) di Roma, che ha sede a Verbania di Pallanza e che studia i problemi delle acque dolci, proprio per fare il punto sulla situazione del Garda».L’incontro sarà il 24 agosto. Frau ha parlato anche di istituire un centro di studi limnologici con Pallanza, in collaborazione con le tre Arpa: «Chiederò una “branch” (cioè una specie di sezione ramificata) per il Garda. Non so dire dove potrebbe avere sede». Forse a Verona? «Prima affronteremo la questione anche con gli amministratori dei Comuni che sono nella Comunità. Va tenuto conto di chi metterà a disposizione spazi. Intanto, dopo il colloquio avuto con il presiedente della Provincia Elio Mosele, attendo di sapere se questo ente rientrerà a fare parte della Comunità».Attualmente tra i paesi veronesi aderenti ci sono Brenzone, Torri, Bardolino, Garda. Mancano Malcesine, Peschiera, «Lazise dovrebbe rientrare, mentre l’entroterra è con noi», afferma Frau.

Barbara Bertasi
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