La Croce di Desiderio si innalza sotto il cielo stellato di Santa Maria in Solario. Questo è il fulcro de «Il futuro dei Longobardi»

Alla riscoperta dei Longobardi

18/06/2000 in Storia
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Di Luca Delpozzo
Claudio Baroni

La Croce di Deside­rio si innalza sot­to il cielo stel­la­to di San­ta Maria in Solario. Questo è il ful­cro de «Il futuro dei ». Ha ragione la diret­trice dei Civi­ci musei bres­ciani, Rena­ta Stra­diot­ti: qui si inter­se­cano il per­cor­so espos­i­ti­vo e quel­lo muse­ale, qui si unis­cono il con­tenu­to e il con­teni­tore in una sim­biosi che in un sol colpo d’occhio, offre i molti sig­ni­fi­cati dell’evento cul­tur­ale dell’anno. Il taglio del nas­tro del­la mostra in San­ta Giu­lia, ieri pomerig­gio, è sta­to non solo l’occasione per la ver­nice del­la rasseg­na, ma anche un momen­to di inter­pre­tazione che ha dimostra­to, nei diver­si e a volte con­trastan­ti angoli di visuale, la vital­ità dell’appuntamento bres­ciano. E in parte così si spie­ga l’attenzione che già la rasseg­na sta rac­coglien­do a liv­el­lo europeo. Pri­mi vis­i­ta­tori, infat­ti, del­la mostra, una ses­san­ti­na di stu­diosi del Medio Evo riu­ni­ti a con­veg­no tra Pavia e Bres­cia. «Il futuro dei Lon­go­b­ar­di» come pri­ma tap­pa di un cam­mi­no che il del­la cit­tà intende per­cor­rere. Ques­ta la let­tura che dell’evento è sta­ta pro­pos­ta dal sin­da­co Pao­lo Corsi­ni. «Ad un anno dal­la mèta acquisi­ta del Museo — ha det­to — si intende raf­forzare e con­sacrare la vocazione di San­ta Giu­lia». Una vocazione di museo del­la cit­tà, ma anche di museo d’Europa e di museo lab­o­ra­to­rio, luo­go di ricer­ca con­tin­ua. Corsi­ni ha sot­to­lin­eato la felice part­ner­ship con la Fon­dazione Cab e il con­trib­u­to dell’Asm. E il cor­poso lavoro svolto dai cura­tori del­la rasseg­na affinché ai Lon­go­b­ar­di venisse riconosci­u­to il ruo­lo stori­co: non più inva­sori e guer­ri­eri ma uomi­ni di gov­er­no e cul­tura che han­no prepara­to la stra­da all’Europa di Car­lo Mag­no. Su ques­ta stra­da Bres­cia intende pros­eguire, per «far riv­i­vere vir­tu­osa­mente» la sua sto­ria. Un prog­et­to che viene con­di­vi­so dal­la Fon­dazione Cab. Il pres­i­dente Alber­to Folonari ha spie­ga­to il sig­ni­fi­ca­to del­la col­lab­o­razione con i Civi­ci musei: «Riv­i­tal­iz­zare i tesori che la cit­tà anco­ra nasconde». Un com­pi­to che sot­to­lin­ea «la sen­si­bil­ità del Ban­co di Bres­cia» ma che richiede anche la col­lab­o­razione di tut­ti i bres­ciani, ha det­to Folonari riv­ol­gen­do un caloroso invi­to ai molti con­venu­ti. Folonari ha anche volu­to ricor­dare la col­lab­o­razione con Mar­ti­naz­zoli e Com­boni, sin­da­co e vicesin­da­co del­la cit­tà quan­do nacque l’alleanza tra Comune e Cab. Sul pal­co, tra le molte autorità, anche la vicepres­i­dente del­la Regione, Viviana Becca­los­si, il pres­i­dente del­la Provin­cia Alber­to Cav­al­li, il prefet­to Alber­to De Muro, il vicesin­da­co Giuseppe Onofri, il ret­tore dell’ Augus­to Preti, il pres­i­dente dell’Asm Ren­zo Capra, Ange­lo Rampinel­li e Agosti­no Man­to­vani che per la Fon­dazione Cab sono sta­ti i pri­mi pro­mo­tori di ques­ta rasseg­na. E numerose autorità civili e mil­i­tari. Tra queste anche il min­istro Patrizia Toia, che ha sot­to­lin­eato la neces­sità, alla vig­ilia di un ulte­ri­ore allarga­men­to del­la col­lab­o­razione euro­pea, che si riflet­ta sulle rispet­tive iden­tità. Ed è su questo filone che uno scam­bio di vedute è avvenu­to tra gli inter­venu­ti, non sen­za diver­gen­ze sostanziali di vedu­ta. L’assessore regionale «alle cul­ture», Ettore Alber­toni, ha infat­ti elo­gia­to l’iniziativa per­ché «occa­sione eccezionale di riflet­tere su alcune pagine di sto­ria» che a suo avvi­so, fino ad oggi sono state lette con le lenti «defor­mate e defor­man­ti dell’ideologia». Ai Lon­go­b­ar­di viene fat­ta gius­tizia: via «lo stereotipo accidioso di bar­bari», per riconoscere loro d’essere «com­po­nente orig­i­nale e impre­scindibile dell’acculturazione del­la Lom­bar­dia». E di questo Alber­toni rende mer­i­to ad uno dei cura­tori, il prof. Giampiero Bro­gi­o­lo. Non sem­bra con­di­videre ques­ta let­tura l’altro cura­tore, il prof. Car­lo Bertel­li che, ricor­dan­do le molte novità del­la rasseg­na, ringrazian­do i 176 musei che han­no presta­to ogget­ti per la mostra, aggiunge che stu­di­are i Lon­go­b­ar­di oggi sig­nifi­ca «sco­prire l’Italia», vedere come si siano espan­si da Nord a Sud, diven­tan­do ele­men­to essen­ziale di unità in una fase di pas­sag­gio dal­la Roman­ità all’Europa car­olin­gia. E il pres­i­dente del­la Cam­era, Luciano Violante, ha volu­to sot­to­lin­eare come «i Lon­go­b­ar­di quan­do arrivarono da queste par­ti non sape­vano né leg­gere né scri­vere. Impara­rono a scri­vere in lati­no, si con­ver­tirono al Cris­tianes­i­mo e furono uno dei pri­mi fat­tori dell’unità d’Italia». Ha poi det­to che la mostra pre­sen­ta una tale abbon­dan­za di mate­ri­ale e sug­ges­tioni che cias­cuno potrà ritagliar­si un per­cor­so per­son­ale. E se la nos­tra è «la nazione delle molte cap­i­tali, con ques­ta mostra Bres­cia si pro­pone come una di queste cap­i­tali». Il comi­ta­to sci­en­tifi­co del­la rasseg­na van­ta la pres­i­den­za di uno stu­dioso di fama, Jacques Le Goff, che non ha potu­to essere pre­sente per prob­le­mi di salute, ma che tramite la dott. Daniela Romag­no­li ha fat­to per­venire il suo assen­so e il plau­so per «la mag­nifi­ca mostra». La benedi­zione del Vesco­vo mons. Giulio San­guineti ha pre­ce­du­to il taglio del nas­tro affida­to al Sos­ti­tu­to alla Seg­rete­ria di Sta­to del Vat­i­cano, mons. Giambat­tista Re. «Ques­ta mostra che si apre in un monas­tero — ha det­to — mostra pagine di sto­ria che stan­no alle radi­ci dell’Europa. E l’Europa oggi ha bisog­no di risco­prire i suoi val­ori. Ha bisog­no non solo di una mon­e­ta uni­ca, ma anche di un’anima che cor­rispon­da alle sue radi­ci cris­tiane». Anche questo sta incas­to­na­to nel­la Croce di Deside­rio, sot­to il cielo stel­la­to di San­ta Maria in Solario. Quan­ti ver­ran­no a Bres­cia per scoprirlo?

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