In costruzione il più grosso telescopio del mondo. La Camozzi, azienda bresciana, protagonista di questa sfida in via di relaizzazione

All’Ansaldo-Camozzi di Milano

05/06/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo

È in avan­za­ta fase di real­iz­zazione la costruzione del più grande tele­sco­pio del mon­do che dovrebbe vedere le prime stelle nel 2003. In effet­ti più che di una costruzione defin­i­ti­va si deve par­lare di un pre­assem­blag­gio, in prat­i­ca una costruzione a tut­ti gli effet­ti, per quan­to riguar­da la parte di sup­por­to e metal­li­ca, lenti escluse, che poi dovrà essere com­ple­ta­mente smon­ta­ta, almeno per quelle par­ti ove questo è pos­si­bile, per per­me­t­tere il trasporto nel­la sua sede defin­i­ti­va dove ver­rà nuo­va­mente riassem­bla­to e, ques­ta vol­ta, com­ple­ta­to con le lenti ottiche. Un lavoro vera­mente eccezionale ed assai impor­tante anche per­ché, nonos­tante poi questo tele­sco­pio sia posizion­a­to in Amer­i­ca e più pre­cisa­mente pres­so l’Osservatorio di Mount Gra­ham in Ari­zona, a 3.200 metri di altez­za sul liv­el­lo del mare su Emer­ald Peak, la costruzione viene fat­ta in Italia. Nelle officine Ansal­do – Camozzi di tec­ni­ci ed esper­ti alta­mente qual­i­fi­cati sono impeg­nati nel­la costruzione di questo prog­et­to famil­iar­mente chiam­a­to “LBT”, Large Binoc­u­lar Tele­scope. L’interesse mag­giore per noi bres­ciani è che ques­ta glo­riosa Azien­da nazionale da poco più di un mese è sta­ta acquisi­ta dal Grup­po Camozzi e quin­di entra­ta a fra parte di quelle aziende che nel cor­so degli anni la Camozzi, gui­da­ta da Attilio con la col­lab­o­razione di fratel­li, figli e nipoti. Un van­to dell’imprenditoria bres­ciana che con ques­ta acqui­sizione apre gli oriz­zon­ti ver­so nuove fron­tiere e nuove espe­rien­ze. Negli stes­si cantieri dell’Ansaldo è in fase di costruzione anche il più grande gen­er­a­tore di vapore per cen­trali nucleari, ma questo sarà un tema che seguire­mo prossi­ma­mente. Ovvi­a­mente del­la real­iz­zazione di questo prog­et­to vi è grande sod­dis­fazione in casa Camozzi, sod­dis­fazione ester­na­ta dal­lo stes­so Attilio che vede in ques­ta acqui­sizione gran­di pos­si­bil­ità di gigan­tesche real­iz­zazioni e soprat­tut­to il riconosci­men­to mon­di­ale del­la valid­ità e del­la capac­ità pro­fes­sion­ale di real­iz­zazione nonché del­la impren­di­to­ri­al­ità ital­iana. Impres­sio­n­ante la visone del­la strut­tura mec­ca­ni­ca di questo tele­sco­pio la cui altez­za, dal­la base alla som­mità sfio­ra i 30 metri, cir­ca 9 piani di un edi­fi­cio. Nel­la vista all’Ansaldo siamo sta­ti accom­pa­g­nati oltre che dal­lo stes­so Sig. Attilio Camozzi, dall’ing. Gian­fran­co Castel­li, Ammin­is­tra­tore Del­e­ga­to dell’Ansaldo-Camozzi, e dall’ing. Luciano Magli­et­ti dell’Osservatorio astrofisi­ca di Arcetri. Una pre­sen­za con­stante, quel­la di Migli­et­ta in quan­to ques­ta real­iz­zazione è il frut­to di una col­lab­o­razione fra la comu­nità astro­nom­i­ca ital­iana, attra­ver­so Arcetri, due dell’Arizona, il Max Plance Insti­tut für Extrater­restrische in Ger­ma­nia e la Ohio State Uni­ver­si­ty. Pro­prio l’ingresso, in aggiun­ta agli altri mem­bri-part­ners, del­la Ohio Uni­ver­si­ty diede l’imput finale e nec­es­sario all’avvio di questo Prog­et­to che iniz­iò i pri­mi pas­si real­iz­za­tivi nel 1998, con l’affidamento del con­trat­to di costruzione all’Ansaldo di Milano. All’Italia non spet­ta­va la pura e sem­plice costruzione mec­ca­ni­ca ma anche tutte quelle strut­ture nec­es­sarie ai movi­men­ti del tele­sco­pio come il sis­tema idrauli­co per il movi­men­to real­iz­za­to dal­la Tome­lieri di Verona. All’Osservatorio di Arcetri invece venne affida­to il com­pi­to del­la costruzione, del­i­catis­si­ma, del­lo spec­chio sec­on­dario. Un tele­sco­pio con “due occhi”, è sta­to già sopran­nom­i­na­to, in quan­to si avvale di due lenti dal diametro di 8,4 metri di diametro, 16 ton­nel­late di peso, cias­cu­na capaci di fornire prestazioni mai rag­giunte sino­ra. Due lenti, o due spec­chi mono­liti­ci, sep­a­rati e per la real­iz­zazione delle quali sono state nec­es­sarie oltre ven­ti ton­nel­late di sil­i­ca­to di car­bo­nio uti­liz­z­abili sia con­giun­ta­mente che sep­a­rata­mente che darà al tele­sco­pio una risoluzione equiv­a­lente a quel­la di un uni­co spec­chio dal diametro di 22.8 metri e capaci di “rac­cogliere” luce uguale a quel­la di un ipoteti­co spec­chio di 11.8 metri di diametro. Molte le “cose” che si potran­no vedere con l’LBT come, ad esem­pio “le più remote pro­fon­dità del cos­mo – ci spie­ga l’ing. Migli­et­ta – alla ricer­ca di indizi sul­la for­mazione delle galassie, oppure osser­vare Giove in orbi­ta attorno al Sole anche da una dis­tan­za di 35 anni luce”. Infine ulti­mo dei prob­le­mi sarà il trasporto dei gigan­teschi com­po­nen­ti “prob­le­ma del com­mit­tente” affer­ma scher­zosa­mente l’ing. Castel­li: via ter­ra fino a Marghera e poi via acqua fino alla des­ti­nazione finale dell’Arizona.

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