Dimostrare ai ragazzi che ci si può divertire, si può stare assieme sentendosi a proprio agio, anche senza riempirsi d'alcol.

Allarme alcol

26/02/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Davide Pivetti

Ai ragazzi non impor­ta vivere o morire. Vogliono sen­tir­si parte di un grup­po, accettati dagli altri. L’al­col per loro è una rispos­ta ai prob­le­mi del­la soli­tu­dine”. E’ in ques­ta anal­isi, luci­da ed impi­etosa quan­to real­ista, la grande sfi­da che il Coor­di­na­men­to alcol-gui­da deve vin­cere. Spez­zare questo rap­por­to di causa-effet­to. Dimostrare ai ragazzi che ci si può diver­tire, si può stare assieme sen­ten­dosi a pro­prio agio, anche sen­za riem­pir­si d’al­col. “Dob­bi­amo evitare — dice Michele Rubertel­li, diret­tore del Dis­tret­to san­i­tario altog­a­rde­sano — che anche da noi si fac­cia largo la cul­tura del bere che vedi­amo in molti pae­si nordi­ci, dove si beve non per il gus­to, non per il piacere, ma con il solo obi­et­ti­vo di ubri­acar­si. Una ten­den­za che riconos­ci­amo anche tra i nos­tri gio­vani, dob­bi­amo fer­mar­la”. Tan­ti gli ospi­ti, ieri pomerig­gio al cen­tro di alcolo­gia di Arco, che han­no ader­i­to all’in­vi­to del Coor­di­na­men­to guida­to dai dot­tori Carpine­ta e Grot­to­lo, men­ti di un pro­gram­ma che da quest’an­no entra nel vivo. C’er­a­no tutte le (stradale, , finan­za, com­mis­sari­a­to, polizia munic­i­pale di Arco e Riva) e c’er­a­no tan­ti ammin­is­tra­tori: i sin­daci di Riva ed Arco, di Moli­na, il vecesin­da­co di Tor­bole, l’asses­sore di Dro. Infine docen­ti, pre­si­di, i tito­lari delle autoscuole, gli oper­a­tori sociali alle prese con una realtà dif­fi­cile, quel­la del dis­a­gio gio­vanile che si trasfor­ma in con­sumo di alcol. “A questi ragazzi non impor­ta di morire” dice un’in­seg­nante del­l’al­berghiero. “La trasgres­sione è sfi­da, diven­ta moti­vo di aggregazione, non impor­ta a quale prez­zo” com­men­ta una infer­miera. La stra­da da seguire, quin­di, è quel­la di pre­sentare l’al­col per quel­lo che è. Sen­za enfa­tiz­zar­lo ne demo­niz­zar­lo. Chi beve trop­po non è più fur­bo degli altri, sem­plice­mente ha meno prob­a­bil­ità di arrivare alla vec­chi­a­ia. Che moti­vo c’è per emu­la­rlo?