L’inquinamento elettromagnetico dell’ambiente nei centri abitati sta crescendo a dismisura.

Allarme per l’inquinamento elettromagnetico

07/07/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Alvaro Joppi

L’inquinamento elet­tro­mag­neti­co dell’ambiente nei cen­tri abi­tati sta crescen­do a dis­misura. Benché non siano anco­ra sci­en­tifi­ca­mente provati gli effet­ti nocivi sul­la salute umana dei campi elet­tro­mag­neti­ci, «è alta­mente prob­a­bile», come sostiene il rap­por­to pub­bli­ca­to anco­ra nel ’95 dell’Istituto Supe­ri­ore del­la San­ità, «che essi pos­sano indurre tumori, leucemia infan­tile in par­ti­co­lare». C’è di fat­to l’intuizione che si trat­ta di un inquina­men­to e pro­prio per­ché gli effet­ti non sono chiara­mente vis­i­bili è nec­es­sario, si sostiene da più par­ti, attuare una sor­ta di pre­ven­zione con norme che dispongano cri­teri nel­la local­iz­zazione degli impianti, nel regime autor­iz­za­ti­vo delle opere e soprat­tut­to nel regime dei con­trol­li. Lazise e Bar­dolino, accoglien­do le istanze del­la popo­lazione, sono sta­ti i pri­mi Comu­ni del­la riv­iera veronese del Gar­da ad adottare una vari­ante al piano rego­la­tore gen­erale e un rego­la­men­to edilizio per l’installazione di infra­strut­ture di tele­co­mu­ni­cazione e di emanazione di radi­azioni elet­tro­mag­netiche non ion­iz­zan­ti in genere. Un rego­la­men­to che pun­ta a dis­ci­pli­nare l’esecuzione di inter­ven­ti di trasfor­mazione urban­is­ti­ca, edilizia e pae­sag­gis­ti­co ambi­en­tale del ter­ri­to­rio diret­ti alla instal­lazione delle infra­strut­ture di tele­co­mu­ni­cazioni e di emanazione di radi­azioni elet­tro­mag­netiche non ion­iz­zan­ti in genere e dei rel­a­tivi impianti, com­pren­den­ti quel­li di tele­fo­nia cel­lu­lare. Un’integrazione al rego­la­men­to edilizio che si fer­ma soltan­to all’aspetto urban­is­ti­co-edilizio e non affronta quel­lo igien­i­co-san­i­tario in quan­to su questo fronte i ricor­si pre­sen­tati dalle com­pag­nie del­la tele­co­mu­ni­cazione sono sta­ti, vedi il caso del Comune di Venezia, accolti dal tri­bunale ammin­is­tra­ti­vo. Rego­la­men­to sia quel­lo di Lazise come di Bar­dolino che pon­gono pre­cisi lim­i­ti e divi­eti nell’installazione di infra­strut­ture e impianti di tele­co­mu­ni­cazioni che devono trovare col­lo­cazione a dis­tan­za non infe­ri­ore, sec­on­do mis­urazione oriz­zon­tale, di metri 150 da edi­fi­ci des­ti­nati a res­i­den­za ad attiv­ità lavo­ra­ti­va o comunque a pre­sen­za sta­bile di per­sone, da super­fi­cie des­ti­na­ta a par­co pub­bli­co, cam­po­giochi o impianto sporti­vo, nonché dalle zone ter­ri­to­ri­ali omo­ge­nee A‑B-C indi­vid­u­ate dal piano rego­la­tore. Dis­tan­za che deve essere osser­va­ta anche per quan­to riguar­da immo­bili des­ti­nati a usi col­let­tivi o sociali quali, a uso esplica­ti­vo, scuole di ogni genere e gra­do, chiese, alberghi, ambu­la­tori e stu­di medici, case di cura e riposo. Rego­la­men­to che entram­bi i Comu­ni appli­cano anche alle istanze già pre­sen­tate e non anco­ra def­i­nite con il caso di Lazise, i cui impianti radiobase esisten­ti nel ter­ri­to­rio dovran­no essere adeguati al rego­la­men­to, nel caso in cui gli stes­si siano ogget­ti di ristrut­turazione o ampli­a­men­to.