L’essere stata per anni zona militare l’ha preservata dal punto di vista naturale : «È un paradiso, non va violato», dice Tosoni. L’associazione teme l’avvio di speculazioni edilizie

Allarme Wwf per l’oasi del Mamaor

Di Luca Delpozzo
Alessandro Foroni

«Salvi­amo il Monte Mamaor». È l’appello che il Wwf di Vil­lafran­ca lan­cia alle forze politiche, a liv­el­lo locale, provin­ciale e regionale (al sin­da­co Albi­no Pezzi­ni e agli asses­sori region­ali Gian­car­lo Con­ta, Ste­fano Valdegam­beri e Ren­zo Marangon) per tute­lare quest’area di par­ti­co­lare pre­gio ambi­en­tale che si tro­va nel­la frazione di San­ta Lucia, al con­fine con Som­macam­pagna e Vil­lafran­ca e che lo Sta­to potrebbe met­tere in vendita.«È un vero par­adiso nat­u­rale», sostiene Ric­car­do Tosoni, respon­s­abile del Wwf, «con diver­si ettari di pra­to e di bosco, ric­chi di fau­na e vari­età flo­re­ali, anche rare. È una zona sconosci­u­ta ai più, per­ché è zona mil­itare e quin­di è vieta­to l’accesso, ed è inseri­ta in un ter­ri­to­rio molto abi­ta­to e non lon­tano dal­la cit­tà. Fino­ra quin­di il pae­sag­gio è rimas­to inal­ter­ato, per­me­t­ten­do anche alle specie ani­mali e veg­e­tali di soprav­vi­vere nel loro ambi­ente nat­u­rale, ma ora che i mil­i­tari se ne sono andati l’area non è più tute­la­ta e bisogna stu­di­arne un riu­ti­liz­zo adegua­to». Il min­is­tero del­la Dife­sa, in segui­to a un’interrogazione pre­sen­ta­ta nel 1999 dal­la par­la­mentare veronese Tiziana Valpi­ana, ave­va comu­ni­ca­to che dal 1998 era sta­ta dec­re­ta­ta la sop­pres­sione del depos­i­to di munizioni ed esplo­sivi di Monte Mamaor, ma i mil­i­tari era­no poi rimasti a pre­sidiar­lo per altri anni. Ora sono for­ti le pre­oc­cu­pazioni degli ambi­en­tal­isti sia a breve che a medio ter­mine. «In questo momen­to temi­amo che l’area sia vio­la­ta», con­tin­ua Tosoni, «e questo potrebbe portare a un veloce degra­do: ciò è evi­dente per­ché ci sono già dei buchi nel­la rete di recinzione e ci han­no seg­nala­to la pre­sen­za di cac­cia­tori all’interno, ma non osi­amo pen­sare a cosa suc­ced­erebbe se quest’area venisse mes­sa in ven­di­ta: c’è il ris­chio di ved­er spuntare case dap­per­tut­to». Che l’immobile pos­sa essere mes­so sul mer­ca­to lo ha fat­to capire chiara­mente il pri­mo cit­tadi­no di Valeg­gio, Albi­no Pezzi­ni, rispon­den­do nel mag­gio dell’anno scor­so al con­sigliere di mino­ran­za Ste­fano Bertoli che gli chiede­va infor­mazioni pre­cise sul­la dis­mis­sione di zone dema­niali, che coprono un’area con­sis­tente di diverse decine di ettari con le sole zone mil­i­tari di Monte Bian­co, Monte Mamaor e Monte Vento.«Siamo a conoscen­za che Monte Ven­to e Monte Mamaor», dichiar­a­va Pezzi­ni, «sono sta­ti smil­i­ta­riz­za­ti per­ché è venu­to meno il paga­men­to degli oneri ai pro­pri­etari dei ter­reni com­pre­si nell’area dema­niale. Gli enti mil­i­tari del demanio che ven­gono dismes­si, ven­gono car­to­lar­iz­za­ti e con­seg­nati a un’agenzia del­lo Sta­to per la ven­di­ta». «Come ammin­is­trazione», con­tin­ua Pezzi­ni, «siamo inten­zionati a inter­venire, mag­a­ri anche inter­es­san­do dei pri­vati, per acquisire l’area, evi­tan­do che vengano messe in atto spec­u­lazioni su ter­reni così bel­li come Monte Mamaor e Monte Ven­to». Pezzi­ni ha appu­ra­to che non esiste più un dirit­to di prelazione a favore dei Comu­ni e che quin­di lo Sta­to venderebbe al mag­gior offer­ente, ma la zona attual­mente è agri­co­la. Per evitare lo snat­u­ra­men­to del luo­go il Wwf chiede vin­coli urban­is­ti­ci pre­cisi e lan­cia una pro­pos­ta. «Real­iz­zan­do una fat­to­ria didat­ti­ca e un’oasi pro­tet­ta», spie­ga Tosoni, «quest’area diven­terebbe la meta di tan­ti aman­ti del­la natu­ra, dagli appas­sion­ati di moun­tain bike a quel­li delle osser­vazioni nat­u­ral­is­tiche. L’evoluzione dell’ecosistema in zone mil­i­tari come ques­ta è più nat­u­rale che altrove e quin­di assume un val­ore eccezionale rispet­to alla fas­cia col­linare del Gar­da e vi si trovano specie flo­re­ali tipi­ca­mente alpine vici­no ad altre di tipo mediter­ra­neo». Nel doc­u­men­to il Wwf ne elen­ca alcune come la Cam­pan­u­la balden­sis o la rara orchidea Epi­pactis palus­tris. Ma chi salisse sul colle più alto, che rag­giunge quo­ta 192 metri e dà il nome al luo­go (Mons major o Monte mag­giore), resterebbe col­pi­to da una sug­ges­ti­va visione a sud del­la pia­nu­ra padana e a nord del­la cer­chia delle Alpi.