"Chiederemo i danni all'ENEL. Per ora, però, la nostra prima preoccupazione è lavorare alla svelta per restituire la corsia Sud al traffico".

All’ENEL i danni dell’Autobrennero

02/03/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Nicola Guarnieri

Chieder­e­mo i dan­ni all’ENEL. Per ora, però, la nos­tra pri­ma pre­oc­cu­pazione è lavo­rare alla svelta per resti­tuire la cor­sia Sud al traf­fi­co”. Il pres­i­dente del­l’Au­tostra­da del Bren­nero, Fer­di­nand Willeit, in questi giorni è a Roma con il diret­tore del­l’azien­da. E’ sta­to infor­ma­to tele­foni­ca­mente del dis­as­tro di Pre­aboc­co e quin­di non ha potu­to vis­itare per­sonal­mente quei cen­to metri di A22 man­giati dal­l’ac­qua. “Forse già domani (oggi, ndr) si potrà riaprire la cor­sia di sor­pas­so del­la car­reg­gia­ta Sud. Potrebbe essere una soluzione che almeno garan­ti­rebbe un flus­so rego­lare per chi viag­gia ver­so Nord”. L’in­tero trat­to, comunque, sarà reso agi­bile saba­to mat­ti­na. Ma quan­ti sono i dan­ni? “Non ci siamo pre­oc­cu­pati subito di val­utare a quan­to ammon­tano — pre­cisa Willeit — anche per­ché c’er­a­no cose più urgen­ti. Le relazioni dei per­i­ti non le ho anco­ra lette ma assi­cu­ri­amo gli uten­ti sul lavoro che sti­amo svol­gen­do il più velo­ce­mente pos­si­bile per­ché c’è la mas­si­ma urgen­za. Però, ripeto, è chiaro che chieder­e­mo il ris­arci­men­to dei dan­ni all’ENEL. Anche per­ché l’on­da­ta si è por­ta­ta via la recinzione e pure parte dell’asfalto”.L’ENEL, intan­to, sta cer­can­do di capire le cause del ced­i­men­to del­l’argine del canale Biff­is. Che fos­se trop­po pieno sem­bra assoda­to. La tracimazione, infat­ti, c’è sta­ta e l’ac­qua deflui­ta si è man­gia­ta la sab­bia del ter­rapieno che cos­ti­tu­i­va il vec­chio argine. I lavori di rifaci­men­to e con­sol­i­da­men­to delle pareti era­no pre­visti per il prossi­mo anno ma, vista la situ­azione, saran­no anticipati.“Abbiamo pre­dis­pos­to un appal­to urgente — spie­ga il respon­s­abile degli impianti del Medio Adi­ge Aldo De Bernar­di — e saba­to o domeni­ca par­tirà il cantiere. Il Biff­is, a Pre­aboc­co, dovrebbe essere riu­ti­liz­z­abile entro un mese o comunque per il 15 aprile, l’inizio del peri­o­do irriguo. Il canale, infat­ti, serve gli agri­coltori di tut­ta la parte alta del­la provin­cia di Verona e gli uten­ti, per quel­la data, lo vogliono gius­ta­mente in funzione”.I costi del­l’­opera dovreb­bero essere con­tenu­ti. “Per la riparazione e gli inter­ven­ti di con­torno con­ti­amo di spendere poco più di cen­to mil­ioni di lire ma, vis­to che ci siamo, pen­si­amo di rifare com­ple­ta­mente quel trat­to antic­i­pan­do quin­di i lavori di sis­temazione defin­i­ti­va pre­visti per il 2001 “.Di cause anco­ra non si par­la. L’ ”esplo­sione” del Biff­is può essere sta­ta deter­mi­na­ta da un al fun­zion­a­men­to ma è dif­fi­cile capire quale. “È pre­maturo par­larne — dice l’ingeg­n­er De Bernar­di — sti­amo anal­iz­zan­do i dati e ci siamo atti­vati per le mis­urazioni e i rilievi topografi­ci del sito anche per capire quali dan­ni sono sta­ti causati al fiume Adi­ge. Sti­amo val­u­tan­do anche i dan­ni provo­cati in gen­erale e la fun­zion­al­ità delle apparec­chia­ture che seg­nalano il liv­el­lo del­l’ac­qua ed even­tu­ali guasti”. Una pri­ma som­maria anal­isi parla­va di riflus­so. Una pre­sun­ta ostruzione un chilometro più a valle, dove il Biff­is entra nel­la gal­le­ria Pre­aboc­co che è molto più in pen­den­za del canale stes­so, potrebbe aver provo­ca­to un ritorno del flus­so che ha ele­va­to di molto il liv­el­lo deter­mi­nan­do così la tracimazione. “Da una pri­ma ver­i­fi­ca lun­go il canale non abbi­amo trova­to ostruzioni. Non c’er­a­no osta­coli quin­di è dif­fi­cile capire se e come ci sia sta­to un ritorno del­l’ac­qua”. Lo sva­so, però, è sta­to con­fer­ma­to ma non si sa anco­ra a cosa sia dovu­to. L’ac­qua usci­ta dal­l’alveo ha eroso il ter­rapieno man­gian­do la ter­ra di ripor­to che cos­ti­tu­isce l’argine. Le las­tre di cemen­to lunghe sette metri non han­no trova­to appog­gio e la pres­sione del­l’ac­qua nel Biff­is ha pre­mu­to con forza fino a rib­al­tar­le. La mas­sa liq­ui­da lib­er­a­ta, sep­pure non improvvisa­mente ma grad­ual­mente, ha tra­volto quan­to ha trova­to sul suo cam­mi­no. I vigneti dal­la mon­tagna all’au­tostra­da sono sta­ti dis­trut­ti, la recinzione dell’A22 divelta, las­troni di asfal­to del­la cor­sia di emer­gen­za soll­e­vati e l’ar­te­ria alla­ga­ta con pic­chi d’ac­qua alta un metro. Il flus­so ha pros­e­gui­to anche nel­la cam­pagna oltre l’Au­to­bren­nero arrivan­do a ridos­so del­la fer­rovia. Il pae­sag­gio, ai pri­mi inter­venu­ti, è par­so irreale: un enorme acquitri­no con detri­ti e piante srad­i­cate in mez­zo al lago. I dan­ni, come si può facil­mente intuire, sono ingen­ti. Si parla­va di dieci mil­iar­di anche se una quan­tifi­cazione defin­i­ti­va non è sta­ta anco­ra fatta.