I due primi cittadini diventano portavoce delle lamentele degli ormai esasperati residenti. I sindaci di Magasa e Valvestino: «Le colonie vanno abbattute»

Alto Garda, guerra ai cinghiali

18/04/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

Dopo che le lagnanze dura­no da tem­po su tut­to l’al­to lago, ques­ta vol­ta i sin­daci di Mag­a­sa e Valvesti­no alzano la voce. Le seg­nalazioni che con­tin­u­ano a rice­vere in mer­i­to alle con­seguen­ze del pas­sag­gio di cinghiali su prati, campi e orti sui ter­ri­tori dei loro comu­ni li ha por­tati a pren­dere in mano anco­ra una vol­ta car­ta e pen­na. E, in questo caso, met­tono da un lato la tradizionale ris­er­vatez­za e par­lano chiaro. Sono lì da vedere, interi e vasti prati ridot­ti a campi arati dai cinghiali che da qualche anno ora­mai stan­no imper­ver­san­do nel­la parte set­ten­tri­onale del Gar­da. Le scelte non man­cano e per osser­vare l’azione dev­as­ta­trice di questi ani­mali bas­ta effet­tuare una scam­pag­na­ta sul monte Den­er­vo (tra Gargnano e Tig­nale), oppure dalle par­ti di Tombea ed in alta Valvesti­no: cioè il ter­ri­to­rio dei due sin­daci che si stan­no lamen­tan­do a voce alta. Il pri­mo cit­tadi­no di Mag­a­sa, Ermes Ven­turi­ni, e quel­lo di Valvesti­no, Ange­lo Andreoli, si sono riv­olti alla Provin­cia, alla Comu­nità Mon­tana ed al Com­pren­so­rio di Cac­cia C 8. Han­no invi­a­to una seg­nalazione uffi­ciale, riferi­ta ai dan­ni, con una richi­es­ta urgente di inter­ven­to di abbat­ti­men­to. Nel­la loro let­tera, i due sin­daci fan­no rifer­i­men­to a prece­den­ti comu­ni­cazioni, rel­a­tive alle iden­tiche prob­lem­atiche, emerse in segui­to a «numerose seg­nalazioni di cit­ta­di­ni ormai esasperati». Andreoli e Ven­turi­ni vogliono evi­den­ziare «anco­ra una vol­ta il prob­le­ma del­la pre­sen­za dei cinghiali nel nos­tro ter­ri­to­rio, inser­i­to nel bres­ciano, che cau­sano con­tinui dan­neg­gia­men­ti alle pro­pri­età pri­vate ed ai beni di pro­pri­età degli enti pub­bli­ci ter­ri­to­ri­ali». Poi i due pri­mi cit­ta­di­ni insistono, soste­nen­do che «le popo­lazioni locali, giunte ormai al lim­ite del­la sop­por­tazione, non trovano i mezzi e gli stru­men­ti nec­es­sari ad arginare il fenom­e­no che, tra l’al­tro, provo­ca la scom­parsa di man­ti erbosi carat­ter­is­ti­ci dei nos­tri ter­ri­tori, uniche risorse nat­u­rali e priv­i­le­giate che pos­sono con­sen­tire l’ul­te­ri­ore svilup­po del­la nos­tra Valle, nonché la dis­truzione totale dei campi colti­vati dai, purtrop­po, esigui abi­tan­ti». Sen­za con­tare che «le seg­nalazioni di dan­no alla Provin­cia han­no por­ta­to a ris­arci­men­ti in alcu­ni casi fit­tizi (pochi euro) ma che comunque non risolvono il prob­le­ma. Inoltre, al di là del­l’aspet­to eco­nom­i­co, la situ­azione è arriva­ta ormai ad un pun­to di tale grav­ità oltre la quale non è pos­si­bile andare». Quin­di la richi­es­ta: «È nec­es­sario effet­tuare un inter­ven­to di abbat­ti­men­to rad­i­cale di tutte le numerose colonie di cinghiali pre­sen­ti sul ter­ri­to­rio trat­tan­dosi, tra l’al­tro, di fau­na non autoc­tona». Andreoli e Ven­turi­ni «spara­no» anco­ra qualche car­tuc­cia: «I nos­tri ter­ri­tori sono inser­i­ti nelle aree Sic (sito di inter­esse comu­ni­tario) per cui è inutile invo­care pro­tezioni delle aree per alcu­ni inter­ven­ti nec­es­sari ed indis­pens­abili e las­cia­re com­pro­met­tere il carat­ter­is­ti­co habi­tat da parte di specie ani­mali inserite sur­ret­tizia­mente», cioè in maniera ille­git­ti­ma ed abu­si­va. La let­tera dei sin­daci del­la Valvesti­no chi­ude con queste parole: «È nec­es­sario adottare idonee pro­ce­dure per ripristinare le orig­i­nar­ie con­dizioni dei luoghi, ris­er­van­dosi in caso con­trario di pro­muo­vere azioni di sen­si­bi­liz­zazione del­la dife­sa del ter­ri­to­rio nelle sedi più opportune».

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