«Ci è mancato l’appoggio dell’amministrazione», spiega la presidente Fiorella Marangoni. L’associazione musicale chiude, concerto d’addio con Mozart

«Amadeus» non suona più

Di Luca Delpozzo
Alessandro Foroni

È defin­i­ti­vo. Dopo dieci anni di attiv­ità, l’associazione musi­cale Amadeus chi­ud­erà i bat­ten­ti con una ser­a­ta com­ple­ta­mente ded­i­ca­ta a Mozart. Il con­cer­to d’addio si ter­rà saba­to al teatro Smer­al­do. In questi anni l’associazione ha orga­niz­za­to molti con­cer­ti di musi­ca clas­si­ca, atti­ran­do gli aman­ti del­la buona musi­ca dai pae­si del Veronese e del Man­to­vano e facen­do il «tut­to esauri­to» in piaz­za Car­lo Alber­to. Amadeus, però, ha saputo anche guardare oltre, alla musi­ca di Astor Piaz­zol­la o di Fab­rizio de André ad esem­pio, ed è rius­ci­ta a dare vita a tante inizia­tive, divenute una palestra-vet­ri­na per i gio­vani tal­en­ti. I motivi che han­no indot­to l’associazione a gettare la spugna li spie­ga, con grande amarez­za, la pres­i­dente Fiorel­la Marango­ni, sot­to­lin­e­an­do come la causa di questo abban­dono non sia solo di ordine eco­nom­i­co, ma sia dovu­ta soprat­tut­to alla man­can­za d’appoggio dell’amministrazione comu­nale. «Le asso­ci­azioni di volon­tari­a­to vor­reb­bero «sen­tire» che l’Amministrazione c’è, che è un’interlocutrice atten­ta e non un ele­mosiniere da assil­lare o blandire, che è un’osservatrice com­pe­tente e non un ospite dis­trat­to, che sa essere pre­sente, ma non invadente», sot­to­lin­ea Fiorel­la Marango­ni. «L’Amministrazione dovrebbe capire che non può esistere una cul­tura di palaz­zo fat­ta di numeri e di con­sen­si, ma che l’arte vive e cresce nell’impegno quo­tid­i­ano di chi la fa, la inseg­na, la orga­niz­za e la propa­ga. Ci sono speci­ficità che non pos­sono essere van­i­fi­cate da mode o sim­boli di apparte­nen­za polit­i­ca. Se non si res­pi­ra questo, nem­meno con­tribu­ti mil­ionari pos­sono com­pen­sare ques­ta asfis­sia». La Marango­ni si lamen­ta ache per il «cli­ma» gen­erale che, a suo parere, è anda­to gra­data­mente dete­ri­o­ran­dosi. «Ques­ta situ­azione esiste anche in altri ambiti asso­cia­tivi e presto i fat­ti lo dimostr­eran­no. Non mi sen­to un’ingrata e pos­so affer­mare con sin­cer­ità che fino a due anni fa le dif­fi­coltà di relazione era­no sosteni­bili, fino a quan­do, cioè, a prevalere era comunque la com­pe­ten­za. Poi è inizia­ta la, chi­ami­amo­la pure, disce­sa: più diven­tava­mo propos­i­tivi, più si innesca­v­ano strani mec­ca­n­is­mi di rival­sa». «Per il futuro spero vera­mente che qual­cuno rac­col­ga con spir­i­to libero ques­ta espe­rien­za e sap­pia inventare un luo­go qual­si­asi per la dan­za o per la musi­ca: un luo­go vivo, che respiri e che sap­pia cat­turare tut­ti gli umori di ques­ta bel­la cit­tad­i­na», si augu­ra la Marango­ni. Saba­to l’«Amadeus» chi­ud­erà come ave­va aper­to tan­ti anni fa: con Mozart. In pro­gram­ma c’è il con­cer­to per pianoforte e orches­tra in re minore K466 (colon­na sono­ra del film «Amadeus» di For­man) e il con­cer­to in do mag­giore K467, che l’associazione scelse nel giug­no del 1996 per inau­gu­rare il suo per­cor­so cul­tur­ale. Inter­preti d’eccezione saran­no l’Orchestra da Cam­era di Man­to­va e il pianista Cris­tiano Bura­to, già noto al pub­bli­co valeg­giano per le indi­men­ti­cate inter­pre­tazioni di Chopin e con­sid­er­a­to dal­la crit­i­ca inter­nazionale uno dei mag­giori artisti del­la sua gen­er­azione. «Devo alla sen­si­bil­ità di Cris­tiano Bura­to e del Mae­stro Car­lo Fabi­ano (pri­mo vio­li­no e fonda­tore del pres­ti­gioso organ­i­co man­to­vano, ndr) la posi­bil­ità di aver orga­niz­za­to di questo even­to cul­tur­ale», affer­ma Fiorel­la Marango­ni, «per­ché trentac­inque pro­fes­sori di un’orchestra sta­bile e un con­certista di così chiara fama han­no costi ril­e­van­ti e richiedono un indot­to orga­niz­za­ti­vo piut­tosto oneroso. Mi auguro che ques­ta nos­tra decen­nale espe­rien­za pos­sa con­clud­er­si con l’rintensità che meri­ta e che il pub­bli­co parte­cipi numeroso».