Il vino del Garda conquista il mondo grazie al Groppello

Ambasciatore del Consorzio

27/06/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
se.za.

A Vil­la Alba di Gar­done Riv­iera si è svol­ta la set­ti­ma edi­zione del­l’Am­bas­ci­a­tore del Gar­da clas­si­co, orga­niz­za­ta dal Con­sorzio diret­to da Diego Pasi­ni. Il pro­tag­o­nista 2003 è sta­to un vit­ig­no: il Grop­pel­lo. A dif­feren­za degli anni scor­si, l’u­va ha quin­di pre­so il pos­to di onorevoli, let­terati, colti­va­tori, diri­gen­ti d’im­pre­sa e oper­a­tori eco­nomi­ci. Il Grop­pel­lo è ottenu­to dal­l’omon­i­ma uva, con­sid­er­a­ta una rar­ità eno­log­i­ca in quan­to colti­va­ta solo in Valte­n­e­si. È il più tipi­co del­la zona, un rosso del­i­ca­to e di pronta beva, spezi­a­to con note frut­tate, vel­lu­ta­to e piacev­ole, che si accom­pa­gna a pri­mi sapor­i­ti, a piat­ti di carne di tut­ti i tipi e a for­mag­gi di media sta­gion­atu­ra. Sceglien­do i filari migliori, dopo un’at­ten­ta cer­ni­ta e un invec­chi­a­men­to di almeno due anni, si ottiene il «Ris­er­va», prodot­to più ric­co, inten­sa­mente spezi­a­to, cor­poso, di otti­mo spes­sore gus­ta­ti­vo, sem­pre molto avvol­gente ma dal­la tan­nic­ità mor­bi­da, adat­to al medio invec­chi­a­men­to, da abbina­re a piat­ti sapor­i­ti di carni rosse, al tipi­co spiedo bres­ciano, a molti sec­on­di del­la cuci­na regionale lom­bar­da. La ser­a­ta è sta­ta introdot­ta da un con­veg­no, mod­er­a­to da Egidio Bono­mi. Ange­lo Peretti (veronese, ban­car­io, che con il sito inter­net «I ghiot­toni» e le numerose inizia­tive con­tribuisce a val­oriz­zare il mon­do enogas­tro­nom­i­co), ha con­fes­sato di avere aper­to una bot­tiglia del 1964, sco­pren­do un aut­en­ti­co nettare. «Le carat­ter­is­tiche del Grop­pel­lo — ha spie­ga­to — stan­no nel­la salin­ità e nel gus­to di frago­la, tal­vol­ta uni­to al sapore amarog­no­lo del­la ciliegia. Poi c’è una nota di erba e arbusti e una sel­vatic­ità derivante dagli antichi vit­ig­ni». Peretti ha spazi­a­to tra le balze del­la Valte­n­e­si, ricor­dan­do come la zona sia for­ma­ta da cer­chi con­cen­tri­ci, che han­no il loro ful­cro nel­la . Le varie fasce assor­bono la luce e il calore del lago. Ne esce un prodot­to tipi­co, con rese supe­ri­ori ai 200 quin­tali per ettaro (ma è nec­es­sario ridurle, in modo da esaltare la qual­ità). Pier Lui­gi Vil­la, diret­tore del Con­sorzio e del Cen­tro vitivini­co­lo bres­ciano, ha assi­cu­ra­to che il Grop­pel­lo (fine, del­i­ca­to) è anti­co, cita­to in alcune pergamene del­l’an­no Mille. Da accu­rate indagi­ni, si è appu­ra­to che il biotipo «Mocasi­na» e il «San­to Ste­fano» sono iden­ti­ci, carat­ter­iz­za­ti dal fat­to di avere una peluria fari­nosa all’apice del ger­moglio, quin­di conosciu­ti come il «Maol del mulin­er». Poi c’è il «Gen­tile», con un grap­po­lo più pic­co­lo rispet­to al «Grop­pel­lone», che invece si fa apprez­zare dal pun­to di vista del­la vinifi­cazione. Costan­ti­no Gabar­di di Toscolano Mader­no, som­me­li­er, cura­tore di riv­iste spe­cial­iz­zate, orga­niz­za­tore di cor­si per impara­re a bere, ha con­clu­so affer­man­do che il vit­ig­no ha un’i­den­tità popo­lare, con la gen­tilez­za del Pinot nero e del Neb­bi­o­lo, e uno stret­to legame con il ter­ri­to­rio del­la Valte­n­e­si.

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