Comunque vada, sarà un successo", ripeteva Pietro Chiambretti. E per Salògolosa è stato un autentico trionfo.

Ampio, e meritato, successo per Salògolosa

30/05/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
se.za.

Comunque vada, sarà un suc­ces­so”, ripete­va Pietro Chi­ambret­ti. E per Salò­golosa è sta­to un aut­en­ti­co tri­on­fo. La man­i­fes­tazione “gas­tro­cul­tur­ale” ha richiam­a­to centi­na­ia di per­sone (più di 700 i taglian­di acquis­ta­ti), che giovedì scor­so han­no per­cor­so le vie del cen­tro entran­do in questo o in quel ris­torante per con­sumare un piat­to, fer­man­dosi sot­to i por­ti­ci o davan­ti ai tavoli che dis­tribuiv­ano vini e spuman­ti, ascoltan­do la musi­ca suona­ta dagli artisti in un negozio o sul­la ter­raz­za di una casa.La gente si è riap­pro­pri­a­ta del­la cit­tà, in una sor­ta di buf­fet all’aria aper­ta, con­for­t­a­ta dal cli­ma dolce. Abbi­amo vis­to giap­pone­si incer­ti se scegliere i cap­poni d’erbe o le aole fritte, ragazzi attrat­ti dalle sar­dine in con­sa, anziani — mag­a­ri ritrovatisi a dis­tan­za di anni — che brin­da­vano alle­gri. Men­tre il par­ro­co tene­va d’oc­chio le…pecorelle, speran­do che non esagerassero trop­po col Grop­pel­lo del­la Valte­n­e­si o le bol­lìcine del­la Franciacorta.C’erano man­zo salmona­to e pro­sciut­to di Langhi­ra­no, big­nole al bagoss, pas­ta e fagi­oli, for­mag­gio fuso agli aspara­gi, tro­ta con polen­ta, vitel­lo da lat­te, bac­calà di Ser­le, cavedano all’aran­cia. E gli aper­i­tivi col nos­tra­no di Zani, l’o­lio extravergine di oli­va, i dessert (marmel­la­ta di cipolle, fragole al bal­sam­i­co o allo yogurt, tor­ta al limone, cioc­co­la­ti­ni), ecc.I luoghi: fuori dal ris­torante Bena­co, in San­ta Giusti­na (Mario Fel­ter ospi­ta­va anche Rino Polli­ni del­la Sire­na), l’os­te­ria Orolo­gio, il gia­rdi­no del Lep­an­to, sot­to il Munici­pio (per il Par­gone e i ragazzi del­l’Al­berghiero, gui­dati dai prof Don­dolii e Feudà­tari), la Cam­pag­no­la, a Palaz­zo Munno il Mel­o­gra­no, da Vas­sal­li l’os­te­ria dei Tré Can­tù, a palaz­zo Pan­tani l’agri­t­ur­is­mo Gnes di Bag­no­lo San Michele (la col­li­na di Salò). E le bou­tique, i negozi di scarpe, di argen­te­ria, le salumerie, le pas­tic­cerie, i bar­bi­eri. Tut­ti (o qua­si) a pro­porre qual­cosa: un assag­gio, un bra­no musicale.Una trenti­na i pro­dut­tori di . Una venti­na gli artisti impeg­nati nei vari angoli: al piano, alla bat­te­ria, al bas­so, e poi flau­to, arpa, clar­inet­to, trom­ba, corno, trom­bone, bas­so­tu­ba, flau­to, vio­li­no, chi­tar­ra. L’op­er­azione, orches­tra­ta da Ange­lo Dal Bon e dal Comune, ver­rà ripetu­ta in ottobre.La gior­na­ta era com­in­ci­a­ta con l’asseg­nazione al dot­tar Vit­to­rio Pir­lo del pre­mio “Gas­paro da Salò”. Un riconosci­men­to isti­tu­ito dal sin­da­co Giampiero Cipani e dai nuovi ammin­is­tra­tori per “chi ha reso cele­bre la cit­tà al di fuori dei nos­tri con­fi­ni”. Pir­lo, far­ma­cista in piaz­za Zanardel­li, ora è pres­i­dente del­l’Ate­neo, oltre che con­sigliere di ammin­is­trazione del Vittoriale.In pas­sato è sta­to sin­da­co (dal ’55 al ’60) e asses­sore a Gar­done Riv­iera (75–80); ha guida­to la Can­ot­tieri, orga­niz­za­to il cir­cuito auto­mo­bilis­ti­co del Gar­da (si svol­ge­va sul cir­cuito Salò-Tormi­ni-Vil­la-Cunet­tone-Zette), i cam­pi­onati mon­di­ali di ciclis­mo del ’62, gli Ago­nali del remo (can­ot­tag­gio), la cop­pa del­l’Oltran­za di moto­nau­ti­ca. Ha assun­to varie cariche: giu­dice alle Olimpia­di di Roma, pres­i­dente del­l’Azien­da autono­ma di sog­gior-no e numero uno del Panathlon.“Dicono che nel cogliere il frut­to del­la memo­ria si cor­ra il ris­chio di sci­u­parne il fiore — ha affer­ma­to il dot­tar Vit­to­rio -. Io però non ho mai dimen­ti­ca­to i tan­ti gen­erosi col­lab­o­ra­tori che spes­so, rim­boc­cate le maniche, in cam­bio di poco o nul­la, ma con pas­sione e spir­i­to di sac­ri­fi­cio, han­no orga­niz­za­to una man­i­fes­tazione, regala­to un’e­mozione, tenu­to alto il nome di Salò. Li ricor­do tut­ti. Li ringrazio. Li chi­amo qui, ideal­mente, attorno a questo tavo­lo. Un pre­mio che io dedi­co a loro, alle per­sone che mi han­no aiu­ta­to, a quel­l’orches­tra che ha scan­di­to il rom­bo dei motori, il frus­cio delle ruote delle bici, lo schioc­care rit­mi­co e sec­co dei remi sul­l’ac­qua”. Ange­lo Peretti, ban­car­io veronese, gior­nal­ista e cul­tore del­la cuci­na, si è poi sof­fer­ma­to sui piat­ti tipi­ci garde­sani.